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«Orgoglio sardo e cuore azzurro»

di ROBERTO MURETTO
«Orgoglio sardo e cuore azzurro»

La giornata speciale di Langella al Sant’Elia contro la Russia

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RombodiSorso, Cavallo pazzo, Arrogutottu. Tre dei tanti nomignoli dati ad Antonio Langella quando era un calciatore professionista. Una "testa calda" al quale il pallone ha regalato soddisfazioni ed emozioni. La più grande, aver esordito con la maglia azzurra a Cagliari (stadio Sant’Elia), città dalla quale è partita la sua avventura in Serie A. Era il 9 febbraio del 2005, amichevole Italia-Russia vinta dagli azzurri per 2-0. Antonio da tempo ha messo la testa a posto, ora è un imprenditore di successo che segue il calcio da lontano ma con la stessa passione di quando giocava.

Che ricordi ha di quell'esordio con l'Italia?

«C'è un aspetto comico che voglio raccontare. Dopo la partita pareggiata 3-3 con l'Inter, nella quale ho segnato, procurato il rigore e dato l'assist a Esposito, sono tornato a casa e ho fatto festa con gli amici, andando a letto tardissimo. Sono crollato e ho dimenticato il cellulare acceso».

Che cosa è successo?

«Verso le 8,30 squilla il telefonino e sento una voce che mi dice: “Antonio prepara la valigia devi partire per Coverciano”. Ho pensato a uno scherzo, mi sono alterato e ho mandato a quel paese l'interlocutore chiudendo la chiamata».

Chi l'aveva chiamata?

«Gigi Riva. Passa un minuto e mi richiama, mi dice che è tutto vero. In quel momento sarei voluto sparire, mi ero permesso di rispondere malissimo a un mito. Gli ho chiesto scusa, ero imbarazzatissimo».

Prima chiamata in azzurro ed esordio proprio al Sant'Elia, il “suo” stadio.

«Tutto perfetto. Già andare in Nazionale era un sogno, giocare davanti ai miei tifosi un regalo enorme. Quella settimana non la dimenticherò mai, ci ho messo un po' a metabolizzare dove mi trovavo».

Quando Lippi le ha detto “preparati tocca a te”?

«Per un attimo mi sono tremate le gambe. Poi sono andato a scaldarmi con Esposito, mio compagno di squadra al Cagliari e al Sant'Elia c'è stato un boato. Ricordo i tanti striscioni per me e per Mauro, i tifosi erano orgogliosi di vedere due giocatori del Cagliari indossare la maglietta azzurra».

Cosa le disse Marcello Lippi prima di farla entrare?

«Fai le stesse cose di quando giochi col Cagliari. Pirlo ti metterà la palla sulla corsa. Infatti dopo 10', proprio su un lancio di Andrea, ho rischiato di fare gol. Sarebbe stato il massimo e lo stadio sarebbe letteralmente impazzito».

Ci racconta come era lo spogliatoio azzurro?

«L'immagine che ricordo è quando sono entrato nella sala dove si cenava. Vedere tutti quei campioni è stata una grande emozione. Il mio posto a tavola era vicino a Buffon, Gattuso e Cannavaro. Mi hanno accolto benissimo. Ricordo una battuta di Rino: tu corri troppo, quando giocherai contro di noi, riposati e non farmi stancare».

Con chi ha legato di più del gruppo della Nazionale?

«Con Materazzi. Giocavamo alla playstation nella sua camera. Vincevo sempre io e lui si arrabbiava molto. In campo mi ha dato tante botte, però è un ragazzo sincero, corretto».

Una fotografia di quell'esperienza?

«Totti che lanciava le molliche di pane in testa a tutti. Quando siamo andati in America, io e Lucarelli avevamo paura di volare. Siamo rimasti svegli per tutto il viaggio sia all'andata che al ritorno. Il tempo sembrava non passare mai».

Il suo presidente allora era Massimo Cellino, ora al Brescia. Vi sentite ancora?

«No. Però sono legato a lui anche se ci siamo scontrati in mdo brusco tante volte. Ricordo mi chiamò per dirmi che stava per cedermi in Russia allo Zenith. Poi è saltato tutto. Ho saputo dopo che lui voleva 15 milioni ma gli offrivano 12».

La Nazionale maggiore torna in Sardegna dopo 16 anni.

«Vuol dire che c'è attenzione per la Sardegna e per il Cagliari. L'unica cosa negativa è che lo stadio non sarà pieno».

La Sardegna sarà rappresentata da Nicolò Barella e Salvatore Sirigu.

«Due ragazzi d'oro. Barella è un fenomeno, si è capito subito che era un predestinato e sarebbe arrivato in alto. Ha dimostrato quest'anno con l'Inter quanto è forte, spesso ha fatto la differenza. Anche all'Europeo sarà protagonista, Mancini punta su di lui. Barella ha il mio numero sulle spalle, il 23, non può fallire. Sirigu non sarà titolare perchè ha davanti un mostro di bravura come Donnarumma ma è un punto fermo soprattutto nello spogliatoio».

Potrebbe esserci anche il "cagliaritano" Cragno

«Ci sarà di sicuro. Merita di andare all’Europeo perchè ha fatto grandi cose in questi due anni. per me è pronto ad andare in una grande squadra».

Che ruolo reciterà l'Italia ai Campionati Europei?

«E' una squadra forte, organizzata, che gioca bene. Mancini ha riparato ai danni fatti da Ventura, ha rimesso in piedi un ambiente a pezzi. Ora c'è un bel gruppo, coeso, nello spogliatoio sono tutti amici, fa piacere starci dentro. E' un aspetto fondamentale per far bene, secondo me è la base».

La sua favorita?

«Forse la Germania ma non escludo sorprese».

Chiudiamo col Cagliari, che fatica salvarsi.

«In un'intervista fatta prima della partita col Parma, avevo detto che dipendeva tutto da quella gara. Sull'1-3 ero disperato, poi hanno reagito. Da quel momento la testa ha fatto la differenza.

Lei confermerebbe Leonardo Semplici?

«L’obiettivo lo ha raggiunto. giusto dargli la possibilità di lavorare dall’inizio».

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