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Moto shock, la morte non spegne i motori

Polemica dopo la tragedia al Mugello costata la vita al 19enne Dupasquier  Vale Rossi: «Mi chiedo che senso abbia correre». Bagnaia: «In gara ma scossi»

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SCARPERIA (FIRENZE). «Voglio fare le mie condoglianze alla famiglia di Jason e ai suoi amici, purtroppo la situazione era disperata. Sapendo che un pilota è morto, ti chiedi se abbia senso continuare a fare la gara». Così Valentino Rossi sul fatto che la MotoGp ha continuato a correre dopo la morte di Jason Dupasquier. «Io penso che da una parte non abbia senso fare la gara, ma allo stesso tempo penso che abbia comunque senso correre, perché evitare di gareggiare non avrebbe cambiato le cose».

Sulla stessa lunghezza d’onda Francesco Bagnaia. «La gestione della notizia non è stata delle migliori, il minuto di silenzio ci ha scosso e non ci siamo potuti concentrare abbastanza. Essere caduto non mi interessa, abbiamo perso un ragazzo di 19 anni ed è difficile da accettare. Se fosse accaduto a un pilota MotoGP non avremmo corso». E va giù duro sul fatto che al Mugello si è corso lo stesso anche il pilota dell’Aprilia Aleix Espargaro: «É stata una giornata molto dura, quando è arrivata la notizia sono rimasto molto sconvolto. Non riesco a capire come c... possiamo fare noi piloti a fare un minuto di silenzio in griglia e poi resettare tutto e gareggiare - ha detto lo spagnolo -. È dura accettare una notizia del genere, Jason era un bambino. Quando è successo ho chiesto a Rivola di informarsi dalla Dorna, perché se fosse morto prima della FP4 non avrei corso. Queste cose capitano, sto male con me stesso perché non capisco come posso mettere il casco dopo il minuto di silenzio».

E c’è anche chi accusa senza mezzi termini: «La Moto3 è una categoria dove si sta andando troppo forte. Io lo so che è molto bello per lo spettacolo. Però diventa tutti giorni più difficile per i piloti non avere paura in pista: fare questa bagarre in gara e in prova diventa pericoloso». È l’accusa lanciata da Miguel Oliveira parlando della morte di Jason Dupasquier. «Concentrarsi era difficile per tutti - aggiunge il pilota della Ktm -. Prima di andare in moto a 300km/h devi rispettare un minuto di silenzio per un pilota che è morto, bisogna avere grande capacità di rimozione e concentrazione su quello che devi fare, che è la nostra passione».

Jason Dupasquier, il 19enne pilota svizzero è morto nella terapia intensiva del Trauma Center di Careggi a Firenze dove era ricoverato in gravissime condizioni, dopo la caduta alla curva “Arrabbiata 2”. Dupasquier, una volta a terra, era stato investito dalle moto di Jeremy Alcoba, che lo ha colpito al torace, e di Ayumu Sasaki che ha impattato contro la sua testa, rimanendo privo di sensi in mezzo alla pista.

Tutto il circus è rimasto con il fiato sospeso per il ragazzo che aveva esordito in Moto3 nel 2020, ma le condizioni erano apparse subito gravissime già per i primi medici rianimatori. Nella notte poi il tentativo disperato con un'operazione in extremis per fermare una lesione vascolare al torace, ma nella mattinata, mentre erano già in corso le gare del motomondiale, la notizia della sua morte. Una morte che ha sconvolto tutti e che ha sollevato ancora una volta i dubbi sull'opportunità di mandare avanti lo show.

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