verso le olimpiadi
La fobia del contatto stretto condiziona le delegazioni
ROMA. Un «contatto stretto» può mandare a monte anni di fatiche. Così hanno tirato un sospiro di sollievo gli azzurri del basket, del ciclismo, quelle del nuoto e della squadra di pugilato femminile,...
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ROMA. Un «contatto stretto» può mandare a monte anni di fatiche. Così hanno tirato un sospiro di sollievo gli azzurri del basket, del ciclismo, quelle del nuoto e della squadra di pugilato femminile, quando è stato chiarito che nessun «close contact» era stato riscontrato con il giornalista italiano risultato positivo a Tokyo dopo aver volato sabato sul loro stesso aereo.
Come gestire questa fattispecie è una delle criticità con cui fanno i conti gli organizzatori dei Giochi, non meno fastidiosa della decisione di Toyota, uno dei principali sponsor, di non trasmettere più gli spot e di non partecipare venerdì all’inaugurazione di un evento che in Giappone è mal sopportato dal pubblico. Ai giapponesi fa paura il Covid ed è già bucata la bolla del Villaggio olimpico dove, con lafflusso delle delegazioni, l'app di tracciamento inizia a mandare le notifiche che tengono in apprensione gli atleti. Per ora si procede consentendo di continuare gli allenamenti, senza quarantena ma spostandosi su mezzi dedicati e mangiando soli in stanza, a chi ha avuto contatti con positivi, come i 21 compagni di squadra dei due calciatori sudafricani contagiati.
Non mancano eccezioni, come la nazionale di canottaggio, rimasta due settimane in quarantena fino a domenica, con una manciata di giorni residui per le prove in acqua. Cio e organizzatori, inoltre, non possono dare lo stesso via libera a chi in isolamento è stato posto dalle autorità giapponesi, come 6 britannici dell'atletica e due dirigenti, «stretti contatti» con un positivo sul volo per Tokyo.
Con l'inizio delle gare il caos rischia di aumentare. Ogni disciplina ha le sue tempistiche, le sue dinamiche, e nel playbook del Cio - il vademecum per gli atleti - c'è un margine di incertezza sulla gestione dei contatti stretti (almeno 15 minuti senza mascherina a meno di un metro): le misure si applicano «caso per caso in considerazione della probabilità di poter diffondere del virus». Per gareggiare, si spiega, serve un tampone molecolare negativo (pare a 6 ore dall'evento, ma non è specificato) e il parere medico positivo da un gruppo di esperti indipendenti, che tiene conto dello stato di vaccinazione e monitora i test.
C'è chi la prende con filosofia. Neil Powell guiderà la nazionale sudafricana di rugby a 7 dalla sua stanza, perché ha scoperto di avere il Covid al termine del periodo di isolamento obbligato per tutta la squadra, perché a bordo del loro aereo c'era un massaggiatore russo risultato positivo. E il suo assistente allenatore, Renfred Dazel, non si scompone: «È solo una piccola distrazione».
Come gestire questa fattispecie è una delle criticità con cui fanno i conti gli organizzatori dei Giochi, non meno fastidiosa della decisione di Toyota, uno dei principali sponsor, di non trasmettere più gli spot e di non partecipare venerdì all’inaugurazione di un evento che in Giappone è mal sopportato dal pubblico. Ai giapponesi fa paura il Covid ed è già bucata la bolla del Villaggio olimpico dove, con lafflusso delle delegazioni, l'app di tracciamento inizia a mandare le notifiche che tengono in apprensione gli atleti. Per ora si procede consentendo di continuare gli allenamenti, senza quarantena ma spostandosi su mezzi dedicati e mangiando soli in stanza, a chi ha avuto contatti con positivi, come i 21 compagni di squadra dei due calciatori sudafricani contagiati.
Non mancano eccezioni, come la nazionale di canottaggio, rimasta due settimane in quarantena fino a domenica, con una manciata di giorni residui per le prove in acqua. Cio e organizzatori, inoltre, non possono dare lo stesso via libera a chi in isolamento è stato posto dalle autorità giapponesi, come 6 britannici dell'atletica e due dirigenti, «stretti contatti» con un positivo sul volo per Tokyo.
Con l'inizio delle gare il caos rischia di aumentare. Ogni disciplina ha le sue tempistiche, le sue dinamiche, e nel playbook del Cio - il vademecum per gli atleti - c'è un margine di incertezza sulla gestione dei contatti stretti (almeno 15 minuti senza mascherina a meno di un metro): le misure si applicano «caso per caso in considerazione della probabilità di poter diffondere del virus». Per gareggiare, si spiega, serve un tampone molecolare negativo (pare a 6 ore dall'evento, ma non è specificato) e il parere medico positivo da un gruppo di esperti indipendenti, che tiene conto dello stato di vaccinazione e monitora i test.
C'è chi la prende con filosofia. Neil Powell guiderà la nazionale sudafricana di rugby a 7 dalla sua stanza, perché ha scoperto di avere il Covid al termine del periodo di isolamento obbligato per tutta la squadra, perché a bordo del loro aereo c'era un massaggiatore russo risultato positivo. E il suo assistente allenatore, Renfred Dazel, non si scompone: «È solo una piccola distrazione».
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