«Un’emozione da vivere sulla scia del mito Berruti»
di Andrea Sini
Lo sprinter azzurro ha messo in valigia la bandiera dei Quattro mori «Sono orgoglioso di rappresentare l’Italia e anche la terra di mio padre»
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SASSARI. «Voi consideratemi come volete: lombardo, sardo, sardo-brianzolo. Io di sicuro alle Olimpiadi correrò con l’orgoglio di rappresentare i colori dell’Italia e per la terra che amo, quella di mio padre».
La Sardegna tatuata su un fianco, la bandiera dei Quattro mori piegata diligentemente e messa nella valigia, Filippo Tortu a Tokyo sarà uno degli atleti più attesi dell’intera comitiva azzurra. Il primo italiano di ogni tempo a essere sceso sotto il muro dei 10 secondi nei 100 metri, corre veloce verso il suo sogno a cinque cerchi, mettendosi alle spalle un periodo complicato, condizionato da qualche infortunio e dalla brutta esperienza del contagio da Covid. Poco prima di salire sulla scaletta del volo diretto a Tokyo, lo sprinter classe 1998 ha provato a fare ordine nelle proprie sensazioni.
Filippo, cosa c’è nella valigia che ha portato in Giappone?
«Tantissimo entusiasmo, una grande voglia di far bene e la curiosità di approcciarmi a un’esperienza che sarà indimenticabile, in ogni caso».
Nient’altro?
«Sì, anche la bandiera sarda, naturalmente».
Ha visto che Sirigu e Barella l’hanno tirata fuori durante la premiazione degli Europei di calcio?
«Certo, è stato bellissimo, poi nel contesto di una vittoria incredibile. Ho fatto un grande tifo. E la nostra bandiera non poteva mancare...».
In che senso?
«Mi fa impazzire il fatto che in qualsiasi manifestazione nazionale o internazionale, a un certo punto compaia sempre una bandiera dei Quattro mori. Domenica guardavo il Gran Premio di Silverstone e a un certo punto ne hanno inquadrato una. Bellissimo».
Mai come in questa edizione dei Giochi i sardi saranno presenti e, si spera, protagonisti delle olimpiadi. Ce ne sono dieci, oltre a lei.
«E allora facciamo che siamo undici. È molto bello, mi fa davvero piacere. Speriamo di regalare alla Sardegna, e naturalmente all’Italia, qualche grande risultato».
Che sensazioni prova un atleta che si imbarca verso una manifestazione da sogno come le Olimpiadi?
«C’è un po’ di impazienza, ovviamente, ma ogni cosa va gustata gradualmente. Mi sto avvicinando bene a questa esperienza, credo, sono molto contento del percorso fatto per arrivare a questo momento della mia vita e della mia carriera. Nella mia testa però non sono ancora lì. Nel momento in cui sarò allo stadio olimpico e vedrò la fiaccola, i cinque cerchi e gli avversari, allora mi renderò conto davvero di dove mi trovo».
Lei normalmente vive con grandi serenità gli appuntamenti importanti. Sarà così anche stavolta?
«Trattandosi di un’olimpiade, non sarà mai una gara come le altre. Non può esserlo per tanti motivi, per quello che rappresenta per me personalmente e per ogni sportivo, per i valori che incarna. Quindi non la vivrò come una gara qualsiasi. Sarà un’esperienza da godersi sino in fondo, ma nessuno di noi va là per fare il turista. Io sto partendo con l’idea e la speranza di fare il meglio possibile. Poi chiaramente qualsiasi cosa succederà sarà bello, sarà da ricordare».
Che obiettivi ha nella testa?
«Arrivare in finale nei 100 e nella staffetta sarebbe il massimo».
Qual è il suo ricordo più nitido delle Olimpiadi, da tifoso?
«Il ricordo più forte e più emozionante è legato alle vittorie di Bolt, che furono qualcosa di straordinario e sono contento di avere vissuto in diretta dalla tv».
C’è una storia a Cinque cerchi del passato che la appassiona?
«Ce ne sono due: la prima è quella di Livio Berruti, da sempre il mio idolo. Mentre per restare alle imprese recenti, ricordo la grande emozione che ho provato per la medaglia d’oro di Elia Viviani nel ciclismo su pista delle Olimpiadi di Riode Janeiro del 2016. Sono molto felice che in questa edizione il nostro portabandiera sia lui».
Riuscirà a prendere parte alla cerimonia inaugurale?
«Purtroppo no, perché si può accedere al villaggio olimpico soltanto tre giorni prima della propria gara. E quando toccherà a noi, il 28, la cerimonia ci sarà già stata. Pazienza».
A proposito di villaggio olimpico, con quale sportivo le piacerebbe farsi un selfie?
«Da grande appassionato di basket, dico sicuramente Kevin Durant. Ma non so alla fine se ci sarà e soprattutto le norme anti-covid limiteranno al massimo i contatti tra gli atleti delle varie nazioni. Ma ci proverò».
Con lei, Lorenzo Patta e Polanco c’è tanta Sardegna anche nella staffetta 4x100.
«Certo, vedremo poi, chi sarà titolare. Di certo la cosa bella è che c’è rappresentata l’isola da nord a sud, dalla Gallura di mio padre, a Oristano, sino a Cagliari».
A proposito, con lei a Tokyo ci sarà anche suo padre Salvino, che l’ha allenata in tutti questi anni.
«Sono contento che ci sia anche lui. Ci lega, tra le tante cose, anche la passione per lo sport e avere la possibilità di vivere insieme un’esperienza come i Giochi olimpici è bellissimo. Spero dei regalargli qualche altro buon motivo per ricordare queste Olimpiadi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La Sardegna tatuata su un fianco, la bandiera dei Quattro mori piegata diligentemente e messa nella valigia, Filippo Tortu a Tokyo sarà uno degli atleti più attesi dell’intera comitiva azzurra. Il primo italiano di ogni tempo a essere sceso sotto il muro dei 10 secondi nei 100 metri, corre veloce verso il suo sogno a cinque cerchi, mettendosi alle spalle un periodo complicato, condizionato da qualche infortunio e dalla brutta esperienza del contagio da Covid. Poco prima di salire sulla scaletta del volo diretto a Tokyo, lo sprinter classe 1998 ha provato a fare ordine nelle proprie sensazioni.
Filippo, cosa c’è nella valigia che ha portato in Giappone?
«Tantissimo entusiasmo, una grande voglia di far bene e la curiosità di approcciarmi a un’esperienza che sarà indimenticabile, in ogni caso».
Nient’altro?
«Sì, anche la bandiera sarda, naturalmente».
Ha visto che Sirigu e Barella l’hanno tirata fuori durante la premiazione degli Europei di calcio?
«Certo, è stato bellissimo, poi nel contesto di una vittoria incredibile. Ho fatto un grande tifo. E la nostra bandiera non poteva mancare...».
In che senso?
«Mi fa impazzire il fatto che in qualsiasi manifestazione nazionale o internazionale, a un certo punto compaia sempre una bandiera dei Quattro mori. Domenica guardavo il Gran Premio di Silverstone e a un certo punto ne hanno inquadrato una. Bellissimo».
Mai come in questa edizione dei Giochi i sardi saranno presenti e, si spera, protagonisti delle olimpiadi. Ce ne sono dieci, oltre a lei.
«E allora facciamo che siamo undici. È molto bello, mi fa davvero piacere. Speriamo di regalare alla Sardegna, e naturalmente all’Italia, qualche grande risultato».
Che sensazioni prova un atleta che si imbarca verso una manifestazione da sogno come le Olimpiadi?
«C’è un po’ di impazienza, ovviamente, ma ogni cosa va gustata gradualmente. Mi sto avvicinando bene a questa esperienza, credo, sono molto contento del percorso fatto per arrivare a questo momento della mia vita e della mia carriera. Nella mia testa però non sono ancora lì. Nel momento in cui sarò allo stadio olimpico e vedrò la fiaccola, i cinque cerchi e gli avversari, allora mi renderò conto davvero di dove mi trovo».
Lei normalmente vive con grandi serenità gli appuntamenti importanti. Sarà così anche stavolta?
«Trattandosi di un’olimpiade, non sarà mai una gara come le altre. Non può esserlo per tanti motivi, per quello che rappresenta per me personalmente e per ogni sportivo, per i valori che incarna. Quindi non la vivrò come una gara qualsiasi. Sarà un’esperienza da godersi sino in fondo, ma nessuno di noi va là per fare il turista. Io sto partendo con l’idea e la speranza di fare il meglio possibile. Poi chiaramente qualsiasi cosa succederà sarà bello, sarà da ricordare».
Che obiettivi ha nella testa?
«Arrivare in finale nei 100 e nella staffetta sarebbe il massimo».
Qual è il suo ricordo più nitido delle Olimpiadi, da tifoso?
«Il ricordo più forte e più emozionante è legato alle vittorie di Bolt, che furono qualcosa di straordinario e sono contento di avere vissuto in diretta dalla tv».
C’è una storia a Cinque cerchi del passato che la appassiona?
«Ce ne sono due: la prima è quella di Livio Berruti, da sempre il mio idolo. Mentre per restare alle imprese recenti, ricordo la grande emozione che ho provato per la medaglia d’oro di Elia Viviani nel ciclismo su pista delle Olimpiadi di Riode Janeiro del 2016. Sono molto felice che in questa edizione il nostro portabandiera sia lui».
Riuscirà a prendere parte alla cerimonia inaugurale?
«Purtroppo no, perché si può accedere al villaggio olimpico soltanto tre giorni prima della propria gara. E quando toccherà a noi, il 28, la cerimonia ci sarà già stata. Pazienza».
A proposito di villaggio olimpico, con quale sportivo le piacerebbe farsi un selfie?
«Da grande appassionato di basket, dico sicuramente Kevin Durant. Ma non so alla fine se ci sarà e soprattutto le norme anti-covid limiteranno al massimo i contatti tra gli atleti delle varie nazioni. Ma ci proverò».
Con lei, Lorenzo Patta e Polanco c’è tanta Sardegna anche nella staffetta 4x100.
«Certo, vedremo poi, chi sarà titolare. Di certo la cosa bella è che c’è rappresentata l’isola da nord a sud, dalla Gallura di mio padre, a Oristano, sino a Cagliari».
A proposito, con lei a Tokyo ci sarà anche suo padre Salvino, che l’ha allenata in tutti questi anni.
«Sono contento che ci sia anche lui. Ci lega, tra le tante cose, anche la passione per lo sport e avere la possibilità di vivere insieme un’esperienza come i Giochi olimpici è bellissimo. Spero dei regalargli qualche altro buon motivo per ricordare queste Olimpiadi».
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