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Il Cagliari non ha un campo «Gare sempre in trasferta»

Il Cagliari non ha un campo «Gare sempre in trasferta»

SASSARI. E’ vero che che si fa sempre più fatica ad emergere in casa propria. Ma forse, nel caso del Cagliari Baseball, si è esagerato un po’. Riassumendo, la società cagliaritana, dopo decenni di...

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SASSARI. E’ vero che che si fa sempre più fatica ad emergere in casa propria. Ma forse, nel caso del Cagliari Baseball, si è esagerato un po’. Riassumendo, la società cagliaritana, dopo decenni di militanza nel movimento del “batti e corri”, in questa stagione è finalmente approdata nella serie A, grazie anche al fatto che la Fibs ha deciso di riunire A1 e A2 in una A unica.

Dopo una prima fase stagionale decisamente positiva è arrivata addirittura alla poule promozione, ed oggi e domani è di scena sul campo del Nettuno per una tripla sfida che mette in campo la qualificazione alla European Champions Cup 2022. Il tutto senza giocare mai in casa. Com’è possibile? Semplice. In serie A i campi devono avere un’ impianto di illuminazione, perché molte gare si disputano in notturna, ed in Sardegna non ce ne sono. In più nessun impianto è in regola con le norme di sicurezza richieste dalla federazione nazionale.

Come se non bastasse le altre società, in particolare quelle lombarde, non vogliono venire in Sardegna a giocare. Il risultato è che il Cagliari ha accettato già l’anno scorso di disputare tutte le gare ufficiali sui campi avversari, ed anche in questa sua prima, storica stagione a confronto con le massime realtà nazionali, è stata costretta a proporre, “obtorto collo”, alle altre società la soluzione di disputare a casa loro anche le partite interne.

«Ci sostiene la grande passione – dice il presidente Aldo Pisano – ma da trent’anni le varie amministrazioni comunali hanno fatto solo promesse. Non hanno creduto in noi, considerandoci uno sport di nicchia. È assurdo che Cagliari abbia la serie A ma non un campo dove poter giocare. Ed anche quello dove ci alleniamo da sempre, nel quartiere Cep, presto non lo avremo più a disposizione, il terreno ha cambiato proprietario, e ci dovranno costruire qualcosa. Con un campo in città potremmo fare un ulteriore salto di qualità, utilizzandolo non solo per gli impegni casalinghi, ma anche per organizzare manifestazioni internazionali. Siamo disposti ad investire personalmente, se il Comune ci mettesse a disposizione un’area in gestione per un periodo congruo, il campo possiamo realizzarlo noi. I finanziamenti in campo sportivo ci sono, ma ci serve la titolarità dell’area, o la concessione di utilizzo. Siamo orgogliosi di quanto fatto finora, ma speriamo davvero di non dover passare dall’entusiasmo per la conquista della massima serie allo scoramento dovuto alla situazione».

Fabio Fresu

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