Federatletica, il presidente Stefano Mei elogia i gioielli sardi
Belle parole per i tecnici Garau, Carboni e Salvino Tortu. «Bravo Filippo, e bravo anche Agrusti nella marcia. E occhio al giovane Luiu, lo seguiamo con grande attenzione»
CAGLIARI. «Toccatemi la gobba, porto bene». Stefano Mei, presidente della Federatletica nazionale, scherza con due dei gioielli sardi di un movimento che continua a sfornare campioni: Dalia Kaddari e Lorenzo Patta. Il trio si è ritrovato allo stadio lunedì pomeriggio in occasione della prima di campionato del Cagliari alla Unipol Domus. Mei, tifosissimo dello Spezia, è stato invitato dalla società ligure. I due ragazzi invece, con sciarpa rossoblù d’ordinanza al collo, sono ospiti del Cagliari.
«Ormai – dice Mei – lo ripeto ogni volta che mi dicono: sei arrivato al vertice dell’atletica e hai vinto 5 medaglie d’oro alle Olimpiadi... Certo, non è farina del mio progetto, ma poco importa. Diciamo che sono partito con il piede giusto».
E il movimento sardo? «E’ in grande crescita non ci sono dubbi – dice ancora il numero 1 della Fidal –, ma devo anche ricordare che la Sardegna ha sempre goduto di buona salute nel nostro sport. I campioni e i tecnici che l’hanno portata in alto sono tanti, un elenco lungo, e ricco di stelle». Un gruppo eccezionale nel quale hanno brillato Filippo Tortu e Lorenzo Patta, i due dei quattro campioni olimpici della 4x100 insieme a Desalu e Jacobs. «Tortu non lo scopriamo certo oggi, è un super. Alle Olimpiadi certo non ha brillato nella gara individuale ma nella staffetta è stato eccezionale sia in semifinale che in finale, un fuoriclasse».
E Patta? «Beh, è stata la grande sorpresa alle Olimpiadi anche se, credetemi, ha dei piedi fantastici e lo dice uno che è stato atleta (e campione europeo dei 10mila). Agli Europei di categoria lo abbiamo un po’ risparmiato perché sapevamo che poteva essere una risorsa fantastica per i Giochi, così è stato. E credetemi, sono davvero orgoglioso di quella medaglia. Perché sì, vincere i 100 metri è fantastico, indimenticabile. Ma per vincere di squadra devi avere quattro atleti tutti forti e bravi tecnicamente, e noi li abbiamo schierati». Da Patta alla Kaddari. «Ha disputato una bella Olimpiade alla fine di una stagione fantastica. Lei è in grande crescita e questa di Tokyo è stata solo una tappa della sua crescita».
In Giappone c’era anche il marciatore sassarese Agrusti. «Sì, ha fatto una buona gara e dimostrato che la Sardegna eccelle in diversi settori, cosa che non può che farmi felice». In questo gruppo ora c’è anche Massimiliano Luiu, argento ai Mondiali Under 20 nell’alto... «Beh, certo. Lo seguiamo con attenzione è un ragazzo di grande prospettiva. Ho sentito il suo allenatore Crescenzio Carboni, un grande. Si è emozionato al telefono con me. Del resto anche la scuola dei tecnici sardi è sempre in primo piano. Pensiamo a Francesco Garau, a Salvino Tortu... Una scuola che continua, del resto nel recente passato c’è stato Gianfranco Dotta». Gli impianti sono un capitolo dolente? Mei guarda con ottimismo al problema. «Qui in Sardegna gli spazi ci sono, noi come Fidal dobbiamo cercare di aiutare le società a farli funzionare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
