«Salto in alto al ritmo del reggaeton»
di Gianna Zazzara
Il sassarese Massimiliano Luiu, argento ai Mondiali under 20, racconta la sua passione per l’atletica e per il ballo
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SASSARI. «Un po’ di mare ad Alghero e a Stintino ma da domani riprendo gli allenamenti con la polisportiva Libertas, la società dove sono nato e cresciuto sportivamente. Non vedo l’ora di rivedere il mio allenatore, Crescenzio Carboni. Finalmente riprendo a volare». Dall’alto dei suoi magnifici 19 anni, il sassarese Massimiliano Luiu, grande talento dell’atletica leggera italiana, fresco della medaglia d’argento ai Mondiali Under 20 di Nairobi nel salto in alto, racconta la sua magica estate 2021. «Poche vacanze e molti allenamenti, ma va bene così, sono felicissimo. L’estate che sta finendo è stata ricca di sorprese. Prima i Giochi di Tokyo con l’oro a Tamberi e Quarshim, i miei idoli, due mostri dell’atletica, poi il mio argento ai Mondiali di Nairobi, in Kenya. Un argento, chi se lo aspettava dopo la delusione agli Europei?».
A luglio, agli Europei, è rimasto fuori dalla finale per pochi centimetri, un mese dopo ai Mondiali un volo di 2 metri e 17 centimetri, primato personale centrato al primo tentativo, le ha regalato l’argento. Complimenti.
«Gli Europei sono stati una batosta, che delusione. Già dalla rincorsa avevo capito che quella non era la giornata giusta, non sono riuscito ad andare oltre i 2,13. A Nairobi, invece, è stato tutto perfetto: cinque salti riusciti iniziando a 2 metri per proseguire con 2,06 e 2,10, poi 2,14 e 2,17. In Kenya la rincorsa è stata perfetta. Avevo una grande voglia di riscattarmi, questa medaglia è stata un bellissimo regalo, inaspettato. Chi mi ha ispirato? La finale di Gimbo Tamberi, con la medaglia condivisa con Mutaz Barshim, è stato uno dei momenti più emozionanti delle Olimpiadi. Sono stati loro ad avermi dato la carica».
Con chi ha costruito questo incredibile successo?
«Con Crescenzio Carboni, il mio allenatore. È grazie a lui se ora ho in cameretta questa bellissima medaglia d’argento. Ci separano tanti anni, è vero, lui ha 80 anni e io 19, ma ci capiamo al volo. È un grandissimo preparatore. È grazie alla sua insistenza se mi sono avvicinato a questo sport. Avevo 7 anni quando sono andato allo stadio dei Pini per la prima volta, per seguire i miei fratelli che facevano atletica. Prima ho provato con il mezzofondo poi Crescenzio mi ha detto “proviamo col salto in alto” ed eccomi qua, questa medaglia è di tutti e due».
Cambierà qualcosa nella preparazione dopo l’argento ai Mondiali?
«Continuerò ad allenarmi a Sassari, e sempre con Crescenzio, 6 giorni su sette. Rincorse, salti, corsa e tanti esercizi a corpo libero, senza pesi. Non ho mai messo piede in una palestra in vita mia. Forse inizierò tra poco, mi piacerebbe mettere su un po’ di muscoli».
Appena 80 chili per 1 metro e 95 di altezza. Sacrifici a tavola?
«Nessun sacrificio, mangio di tutto. Il mio vizio di gola è la pizza, soprattutto quella preparata da me, sono bravissimmo».
Facile per uno che sta per diplomarsi all’alberghiero, specializzazione cucina.
«È l’altra mia grande passione, dopo l’atletica ovviamente».
Come vede il futuro?
«A testa bassa e lavorare perché lo sport richiede sacrificio e impegno. Quello che ho fatto finora va archiviato perché è solo il tassello di partenza. E occorre tanto impegno per migliorarsi ogni giorno. Il mio sogno è quello di arruolarmi con un gruppo sportivo e continuare a saltare».
Tra tre anni ci sono le Olimpiadi di Parigi.
«Mi impegnerò al massimo per arrivarci, ci vogliono ancora tre anni, ho tutto il tempo per migliorarmi. Sarebbe bello far parte della pattuglia sarda ai Giochi, a Tokyo i miei compagni sono stati fantastici, da Patta a Tortu alla Kaddari a Oppo. Bravissimi ».
Con l’argento conquistato a Nairobi è il primo sassarese a vincere una medaglia ai mondiali di atletica under 20, per strada la riconoscono?
«Non sono così famoso, ma gli amici più cari mi hanno fatto una bellissima festa quando sono rientrato a Sassari».
Oltre a saltare lei è un bravissimo ballerino di latino-americano.
«Prima di dedicarmi all’atletica facevo anche le gare, ero molto piccolo. Ora ballo con mia mamma, nel cha cha cha e nella bachata non ci batte nessuno. E adoro la musica reggaeton, mi dà il ritmo giusto per saltare sempre più in alto».
A luglio, agli Europei, è rimasto fuori dalla finale per pochi centimetri, un mese dopo ai Mondiali un volo di 2 metri e 17 centimetri, primato personale centrato al primo tentativo, le ha regalato l’argento. Complimenti.
«Gli Europei sono stati una batosta, che delusione. Già dalla rincorsa avevo capito che quella non era la giornata giusta, non sono riuscito ad andare oltre i 2,13. A Nairobi, invece, è stato tutto perfetto: cinque salti riusciti iniziando a 2 metri per proseguire con 2,06 e 2,10, poi 2,14 e 2,17. In Kenya la rincorsa è stata perfetta. Avevo una grande voglia di riscattarmi, questa medaglia è stata un bellissimo regalo, inaspettato. Chi mi ha ispirato? La finale di Gimbo Tamberi, con la medaglia condivisa con Mutaz Barshim, è stato uno dei momenti più emozionanti delle Olimpiadi. Sono stati loro ad avermi dato la carica».
Con chi ha costruito questo incredibile successo?
«Con Crescenzio Carboni, il mio allenatore. È grazie a lui se ora ho in cameretta questa bellissima medaglia d’argento. Ci separano tanti anni, è vero, lui ha 80 anni e io 19, ma ci capiamo al volo. È un grandissimo preparatore. È grazie alla sua insistenza se mi sono avvicinato a questo sport. Avevo 7 anni quando sono andato allo stadio dei Pini per la prima volta, per seguire i miei fratelli che facevano atletica. Prima ho provato con il mezzofondo poi Crescenzio mi ha detto “proviamo col salto in alto” ed eccomi qua, questa medaglia è di tutti e due».
Cambierà qualcosa nella preparazione dopo l’argento ai Mondiali?
«Continuerò ad allenarmi a Sassari, e sempre con Crescenzio, 6 giorni su sette. Rincorse, salti, corsa e tanti esercizi a corpo libero, senza pesi. Non ho mai messo piede in una palestra in vita mia. Forse inizierò tra poco, mi piacerebbe mettere su un po’ di muscoli».
Appena 80 chili per 1 metro e 95 di altezza. Sacrifici a tavola?
«Nessun sacrificio, mangio di tutto. Il mio vizio di gola è la pizza, soprattutto quella preparata da me, sono bravissimmo».
Facile per uno che sta per diplomarsi all’alberghiero, specializzazione cucina.
«È l’altra mia grande passione, dopo l’atletica ovviamente».
Come vede il futuro?
«A testa bassa e lavorare perché lo sport richiede sacrificio e impegno. Quello che ho fatto finora va archiviato perché è solo il tassello di partenza. E occorre tanto impegno per migliorarsi ogni giorno. Il mio sogno è quello di arruolarmi con un gruppo sportivo e continuare a saltare».
Tra tre anni ci sono le Olimpiadi di Parigi.
«Mi impegnerò al massimo per arrivarci, ci vogliono ancora tre anni, ho tutto il tempo per migliorarmi. Sarebbe bello far parte della pattuglia sarda ai Giochi, a Tokyo i miei compagni sono stati fantastici, da Patta a Tortu alla Kaddari a Oppo. Bravissimi ».
Con l’argento conquistato a Nairobi è il primo sassarese a vincere una medaglia ai mondiali di atletica under 20, per strada la riconoscono?
«Non sono così famoso, ma gli amici più cari mi hanno fatto una bellissima festa quando sono rientrato a Sassari».
Oltre a saltare lei è un bravissimo ballerino di latino-americano.
«Prima di dedicarmi all’atletica facevo anche le gare, ero molto piccolo. Ora ballo con mia mamma, nel cha cha cha e nella bachata non ci batte nessuno. E adoro la musica reggaeton, mi dà il ritmo giusto per saltare sempre più in alto».
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