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Canta Napoli, Cagliari in ginocchio

di Roberto Muretto
Canta Napoli, Cagliari in ginocchio

Tutto facile per la capolista, decidono Osimhen e Insigne (rigore). Rossoblù non pervenuti

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INVIATO A NAPOLI. Come il gatto col topo. Il Napoli nelle vesti del felino, il Cagliari in quelle della vittima da sacrificare. Troppa differenza tra le due squadre. Ai rossoblù è poi mancata l'unica arma che può darti una mano quando incontri un avversario più forte di te: la determinazione, la cattiveria agonistica. Niente di tutto questo, come se i Quattro Mori avessero deciso di accettare supinamente di tornare a casa sconfitti. Per creare delle difficoltà a chi ti sta di fronte ci devi provare, quantomeno fargli capire che tu ci sei e se ne hai la possibilità proverai a fargli del male. Il Napoli ha invece potuto giocate sul velluto, non ha aumentato i ritmi, si è limitato a controllare la gara, colpendo al momento giusto e gestendo a piacimento il vantaggio. Mazzarri deve preoccuparsi perchè la sua squadra non ci ha reagito, nona ha cancellato la brutta prestazione fatta contro l'Empoli. E' come se mancasse il fuoco dentro, quello che il mister chiede ma che evidentemente ancora non è riuscito a trasmettere ai suoi. Il campionato è lungo ma due punti dopo sei gare sono pochissimi. La squadra sarda si è già messa nella condizione di non poter più sbagliare. A partire dalla gara di venerdì (ancora alle 20,45) in casa col Venezia.

Mazzarri cambia. Il tecnico livornese, che a Napoli ha vissuto stagioni importanti prima dell'esperienza all'Inter, applaudito ieri dai tifosi azzurri, comincia con una formazione molto prudente. Una sola punta, Joao Pedro, centrocampo a cinque e difesa a quattro. Modulo diverso ma l'idea è quella di proteggere le corsie per contenere Insigne (ieri ha festeggiato la partita numero 400 con la maglia azzurra) e Politano che possono diventare devastanti se godono di spazi. Un'idea nata probabilmente dopo il forfait di Dalbert, fermato da un fastidio al flessore della coscia sinistra. Una squadra che secondo il mister dovrebbe coprire meglio il campo ed evitare di subire ripartenze. Spalletti conferma il 4-2-3-1: Osimhen terminale offensivo, Zielinski a non dar punti di riferimento tra le linee, pronto a scambiarsi la posizione con Insigne.

Subito sotto. Al primo affondo serio il Napoli è già in vantaggio. Zielinski si beve Caceres la mette dentro e Osimhen brucia Godin. I due difensori uruguaiani fanno le belle statuine e il Napoli non perdona. Un avvio in salita che non fa saltare il piano tattico studiato da Mazzarri. Il Cagliari non si sbilancia in avanti, tiene le posizioni, continua a lasciare il pallino del gioco nella mani dei partenopei che nella circolazione della palla sono maestri. Zappa arranca quando deve inseguire Insigne. I rossoblù faticano nella fase di costruzione, difficile fare tre passaggi di fila. I ritmi della partita sono bassi, la squadra di Spalletti ha ogni tanto delle accelerazioni ma avendo sbloccato subito la gara, non forza. Osimhen gode di troppa libertà, la marcatura viene fatta in modo morbido.

Senso unico. Il Napoli alza sempre il livello del pressing, così costringe i Quattro Mori ad affrettare il passaggi o cercare il lancio lungo per l'isolatissimo Joao Pedro, al quale Koulibaly non fa sconti, anticipandolo sempre e sovrastandolo nel gioco aereo. Troppo statici i centrocampisti del Cagliari, quasi passivi, tanto che a tratti la differenza tra le due formazioni è quasi imbarazzante. Superare la metà campo è un problema serio perchè le linee di passaggio sono sempre chiuse e la squadra rossoblù ha il baricentro troppo basso per provare a ripartire in velocità. C'è approssimazione nelle giocate e la qualità del palleggio è pessima.

Dominio. Il Napoli è assoluto padrone del campo. Fa quello che vuole e trova il secondo gol su rigore con Insigne. Osimhen fa venire il mal di testa a Godin che lo mette giù in area. Il Cagliari è colpito e affondato. Inerme, incapace di organizzare un minimo di reazione, di tirare fuori l'orgoglio. I giocatori più esperti non danno l'esempio, anzi sono quelli che commettono gli errori più gravi. E' quasi un tiro al bersaglio. I “napoletani” nonostante il doppio vantaggio continuano a pressare e rincorrere l'avversario quando perdono palla. Quelli in maglia rossoblù vanno al rallentatore.Su questo atteggiamento passivo c'è molto da riflettere, perchè se va avanti così, prestissimo si materializzeranno i fantasmi della passata stagione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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