La palla al cesto e quell’esordio alla “Torres”

Una partita di basket in un college americano negli anni '20

La prima partita disputata in Sardegna risale al 21 settembre 1924 a Sassari

SASSARI. I pionieri della palla al cesto, quasi un secolo prima dell’arrivo di Jack Devecchi, palleggiavano nella polvere e si esibivano all’aperto tra una gara di atletica, una corsa di ciclismo e una sfida di “lancio della bomba”.

Ottantanove anni prima che lo scudetto approdasse in piazzale Segni, una palla da basket rimbalzava già a Sassari, con dieci uomini in canottiera e braghe corte pronti a sfidarsi su un campo in terra battuta a non più di cento metri di distanza dal punto in cui oggi, all’interno del PalaSerradimigni, penzola lo stendardo tricolore di campione d’Italia.

La scoperta. La storia del basket isolano fa marcia indietro di due mesi e si sposta duecentoventi chilometri più a nord, da Cagliari a Sassari. Sinora si era ritenuto che la prima partita di pallacanestro mai giocata in Sardegna risalisse al 16 novembre 1924. Quel giorno nel capoluogo, al campo dello Stallaggio Meloni, andò in scena una sfida che vide protagonisti i calciatori del Cagliari e i canottieri dell’Ichnusa. Il match terminò 8-1 per i rossoblù, che si erano installati sul campo di viale Trieste sin dalla nascita del club, datata 1920. Ora però la ricorrenza va aggiornata.

Le nuove coordinate. Quella della prima partita di palla al cesto sul suolo isolano è una storia d’altri tempi, di cui si era persa la memoria. A ritrovarne le tracce è stato lo storico Mario Fadda, componente della Società Italiana di Storia dello Sport e grande esperto dell’epoca eroica dello sport isolano. A lui si deve, tra l’altro, l’imponente lavoro di riordino delle frastagliate e spesso contraddittorie notizie sugli albori delle principali società sportive della Sardegna. Durante le ricerche per il suo ultimo libro, “I pionieri del football sardo, 1902-1935”, Fadda ha fatto una scoperta che permette di aggiornare le coordinate spazio-temporali del basket sardo. Il primo match venne giocato al campo della Torres, l’attuale stadio “Vanni Sanna”, il 21 settembre 1924, tra la squadra del 45° Reggimento fanteria e il Distretto di Sassari, e terminò con 14 canestri a 8.

La storia. All’alba degli anni Venti del Novecento, piazzale Segni è un rigoglioso uliveto ancora lontano dal centro abitato e l’unico vero impianto sportivo cittadino si trova poche decine di metri più in là: è il campo della Sef Torres, che la società rossoblù si è costruita tre anni prima, pagando di tasca propria terreno, materiali e manodopera. Nel 1924 la società, fondata nel 1903, ha già alle spalle due decenni di attività e come ogni anno il 20 settembre celebra se stessa e l’anniversario del proprio esordio pubblico. Per sabato 20 e domenica 21 viene dunque organizzata una grande manifestazione polisportiva provinciale, che coinvolge diverse società dell’hinterland e che viene abbinata ai Campionati regionali militari. L’evento, al quale vengono invitate le principali autorità del territorio, viene organizzato in grande stile: sono previste gare di tutte le specialità dell’atletica leggera, dallo sprint ai salti, dai lanci al mezzofondo, dalle staffette alla massacrante 51 chilometri di marcia, che vedrà i corridori faticare lungo le strade dei paesi vicini. Si corre in bici, su varie distanze (da 2 ai 40 giri di pista) e sono in programma gare di palla vibrata (una disciplina all’epoca molto in voga) e – udite udite – i militari si cimenteranno in due differenti specialità di lancio della bomba: distanza e precisione.

Il grande esordio. Quelle in programma al campo della Torres, di fronte a un grande pubblico, sono gare di discipline assai familiari agli sportivi dell’epoca. La vera grande novità è in programma nel pomeriggio di domenica 21 settembre. La palla al cesto, nata negli Usa nel 1891, è ancora uno sport sconosciuto in Italia, dove il primo match ufficiale è stato disputato a Milano nel 1919. Gli organizzatori hanno fatto sapere che “le gare si svolgeranno con qualsiasi tempo e l’orario verrà osservato scrupolosamente”. Così alle 17,45 in punto va in scena la sfida di “palla al canestro” (come riportato nel programma), valida per i campionati militari tra le formazioni del 45° Reggimento fanteria e il Distretto di Sassari. Le cronache dei quotidiani isolani, La Nuova compresa, dedicheranno a questo evento storico la bellezza di due righe, dalle quali si viene soltanto a conoscenza del risultato finale: 14-8, con i singoli canestri all’epoca che valevano solo un punto.

Gli antenati della Dinamo. La Federazione Italiana Basketball era nata nel 1921, mentre nel 1926 la nazionale scenderà per la prima volta in campo, sempre a Milano. Il basket debutta a livello olimpico a Berlino ’36 e nel frattempo in Sardegna le sfide tra gli studenti liceali o universitari sono ormai frequenti. Si gioca a Cagliari e Sassari, ma anche a Nuoro, e all’alba degli anni Quaranta le migliori squadre isolane varcano il Tirreno per partecipare alle finali nazionali. Addirittura nel 1949 la Torres fa vista all’Ajaccio, vincendo 47-39 quella che – sino a nuove scoperte – dovrebbe essere il primo match in terra straniera per una formazione sarda.

La testimonianza. Alberto Palmas, classe 1932, di recente ha preso carta e penna e ha provato a riordinare i ricordi delle sue esperienze pionieristiche sui campetti sassaresi. Tirando fuori a sua volta una valanga di informazioni estremamente interessanti. «Negli anni della guerra – racconta Palmas – mia sorella maggiore, Vanna, giocava già a basket con la squadra delle Magistrali, allenata dalla professoressa Chiama, e anche con la Torres dell’indimenticabile professor Giovanni Fadda. Io ho iniziato a 10 anni, nel 1942, sul campo in terra battuta dell’associazione S.Domenico Savio, in piazza Duomo, dove ora sorge il Collegium Mazzotti. Nei paraggi c’era anche il campo della Robur. C’erano campi in terra battuta anche in altre parrocchie, come Cappuccini e San Giuseppe. Al tempo i palloni avevano le cuciture esterne e non c’erano allenatori: le nuove leve imparavano semplicemente guardando i compagni più grandi. Tra questi ricordo Mario Casu, Giuseppe Moirano, Paolo Testoni, Giuseppe Florenzano e mio fratello Mimmo Palmas. Noi della Domenico Savio eravamo di bassa statura, ma rapidi e precisi al tiro. Quando però affrontavamo la squadra dei Cappuccini ci tremavano le vene ai polsi, perché tra loro c’era Paolo Biamonti, che aveva la taglia degli attuali colossi del basket». Tra le stelle dell’epoca c’era anche Alberto Preti, cagliaritano trasferitosi a Sassari con la famiglia dopo i bombardamenti.

Presto, con la nascita del Csi (Centro sportivo italiano), dagli incontri occasionali si passò ai regolari tornei. «Fondammo una squadra – ricorda ancora Alberto Palmas – che prese il nome di Turritana, diretta da Mario Casu e poi da Edmondo Serra e Tonino Carta. Ci trasferimmo al Meridda, iniziammo a sfidare le squadre di Cagliari e nel 1950 dopo avere vinto la fase regionale partecipammo alle fasi nazionali, ripetendo l’impresa tre anni più tardi. Furono trasferte eroiche, indimenticabili. Nella seconda metà degli anni Cinquanta ci fu per noi un salto di qualità grazie alla sponsorizzazione della Dc, nacque la Libertas Turritana che vince il campionato regionale di Promozione nel 1957 e l’anno successivo prese parte alla serie C nazionale Fip».

La nascita della Dinamo, nel 1960, era ormai dietro l’angolo. «Ormai i tempi erano maturi – conclude Palmas –. Grazie anche al contributo di uno dei più promettenti giovani della nostra vecchia Turritana, Giovanni Pischedda, la nuova società riuscì in breve tempo a dare ben altro lustro al basket cittadino».

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