«Parla sardo il Rinascimento dei pesi»
di Gianna Zazzara
Il nuorese Sebastiano Corbu è il dt della Nazionale “esplosa” a Tokyo 2020. «Dietro Ruiu e Massidda c’è mio figlio che...»
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SASSARI. Il Rinascimento della pesistica italiana passa -soprattutto- dalla Sardegna. A 37 anni dall’ultima medaglia (Los Angeles 1984), alle Olimpiadi di Tokyo la nazionale italiana ne ha conquistato tre (un argento e due bronzi) oltre all’ottimo piazzamento del giovanissimo sassarese Davide Ruiu, primo degli europei nella sua categoria. Il merito di aver riportato sulla scena la disciplina del sollevamento pesi è del direttore tecnico della Federazione italiana di pesistica, il nuorese Sebastiano Corbu, 54 anni, ex pesista.
Complimenti, ha rotto un incantesimo, erano decenni che un pesista italiano non saliva sul podio olimpico.
«I ragazzi sono stati bravissimi. A differenza della sorpresa generale, io sapevo benissimo che a Tokyo potevamo far bene, abbiamo lavorato per questo per cinque lunghi anni, lavorato duro. Abbiamo costruito un settore giovanile molto forte. Io stesso ho scovati parecchi talenti nelle scuole di provincia, compresi Davide Ruiu e Sergio Massidda, pluricampione mondiale, e questo è il risultato».
Dopo Tokyo la disciplina ha ritrovato credibilità?
«La pesistica era uno sport che sembrava condannato all’estinzione tra doping e tangenti, ora si respira un’aria più pulita e le medaglie dei nostri ragazzi, che mancavano da 37 anni, scippate da colossi dopati, ne sono la dimostrazione. Sono molto felice perché queste medaglie sono il frutto di tanta fatica. Ci vogliono lavoro e pazienza per costruire atleti tecnicamente perfetti».
Per sollevare i pesi quanti muscoli ci vogliono?
«Più che la forza conta la tecnica, è quella che ti fa sollevare i pesi. E per acquisire la tecnica giusta devi avere un’ottima mobilità articolare, una muscolatura elastica, simile a quella del ginnasta o del ballerino. Non è un caso che Massidda prima di diventare un pesista, e che pesista!, si dedicasse al ballo, e a quanto pare era bravo pure nei volteggi. Dimenticavo, per sollevare i pesi ci vuole anche il cuore, è la passione che ti fa sopportare tanta fatica».
Eppure nell’immaginario collettivo resiste ancora la figura del pesista che deve essere grosso e maschio.
«I muscoli contano soprattutto nelle categorie superiori perché si fa più in fretta a fare il risultato ma questa era la scuola di 40 anni fa, ora i pesisti hanno tutti fisici forti, sì, ma armonici, belli da vedere».
E le donne? Il sollevamento pesi è uno sport adatto al corpo femminile?
«Ormai nelle scuole di pesistica le ragazze sono molto più numerose dei maschi, il 60 contro il 40% direi. E sulla pedana sono avvelenatissime, come ha dimostrato Giorgia Bordignon a Tokyo, medaglia d’argento nella categoria 64 chili. L’obiettivo è mantenere la loro bellezza, facciamo in modo che rimangano forti e magre».
A quanti anni si può cominciare a sollevare pesi?
«A 8-9 anni, si inizia con piccoli pesetti, non c’è nessun pericolo che si comprometta la crescita, anzi, è un’ottima preparazione atletica. La Federazione a breve lancerà un progetto per 12 scuole in tutta la Sardegna proprio per aprire ai giovanissimi».
La Sardegna è una fucina di talenti, anche lei è uscito dalla nobile scuola nuorese, quella di Nardino Masu, di Sebastiano Mannironi.
«Nuoro è stata la culla della pesistica italiana. Nasce tutto con Frediano Papi, mio zio, cugino di mio padre, è stato allenatore di Nardino Masu, di Sebastiano Mannironi, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Roma 1960, e di tanti altri pesisti sardi. San Pietro era il quartiere dei pesisti, d’altronde nel dopoguerra non c’erano tante alternative, il modo più semplice per allenarsi era sollevare pesi dopo una giornata intera di lavoro».
Davide Ruiu e Sergio Massidda seguono le orme di Mannironi.
«Sono due atleti fortissimi e ancora molto giovani. Massidda l’ho scoperto io in una gara a Uri, non l’ho mai sentito dire “sono stanco”. E Davide è stata la vera sorpresa di Tokyo, ora mi auguro di vederli tutti e due in pedana ai Giochi di Parigi».
Ha già puntato gli occhi su qualche giovane talento?
« Credo di averlo in casa, è mio figlio, ha solo 8 anni ma promette già molto bene. Chissà, magari il prossimo campione olimpico porterà il mio nome».
Complimenti, ha rotto un incantesimo, erano decenni che un pesista italiano non saliva sul podio olimpico.
«I ragazzi sono stati bravissimi. A differenza della sorpresa generale, io sapevo benissimo che a Tokyo potevamo far bene, abbiamo lavorato per questo per cinque lunghi anni, lavorato duro. Abbiamo costruito un settore giovanile molto forte. Io stesso ho scovati parecchi talenti nelle scuole di provincia, compresi Davide Ruiu e Sergio Massidda, pluricampione mondiale, e questo è il risultato».
Dopo Tokyo la disciplina ha ritrovato credibilità?
«La pesistica era uno sport che sembrava condannato all’estinzione tra doping e tangenti, ora si respira un’aria più pulita e le medaglie dei nostri ragazzi, che mancavano da 37 anni, scippate da colossi dopati, ne sono la dimostrazione. Sono molto felice perché queste medaglie sono il frutto di tanta fatica. Ci vogliono lavoro e pazienza per costruire atleti tecnicamente perfetti».
Per sollevare i pesi quanti muscoli ci vogliono?
«Più che la forza conta la tecnica, è quella che ti fa sollevare i pesi. E per acquisire la tecnica giusta devi avere un’ottima mobilità articolare, una muscolatura elastica, simile a quella del ginnasta o del ballerino. Non è un caso che Massidda prima di diventare un pesista, e che pesista!, si dedicasse al ballo, e a quanto pare era bravo pure nei volteggi. Dimenticavo, per sollevare i pesi ci vuole anche il cuore, è la passione che ti fa sopportare tanta fatica».
Eppure nell’immaginario collettivo resiste ancora la figura del pesista che deve essere grosso e maschio.
«I muscoli contano soprattutto nelle categorie superiori perché si fa più in fretta a fare il risultato ma questa era la scuola di 40 anni fa, ora i pesisti hanno tutti fisici forti, sì, ma armonici, belli da vedere».
E le donne? Il sollevamento pesi è uno sport adatto al corpo femminile?
«Ormai nelle scuole di pesistica le ragazze sono molto più numerose dei maschi, il 60 contro il 40% direi. E sulla pedana sono avvelenatissime, come ha dimostrato Giorgia Bordignon a Tokyo, medaglia d’argento nella categoria 64 chili. L’obiettivo è mantenere la loro bellezza, facciamo in modo che rimangano forti e magre».
A quanti anni si può cominciare a sollevare pesi?
«A 8-9 anni, si inizia con piccoli pesetti, non c’è nessun pericolo che si comprometta la crescita, anzi, è un’ottima preparazione atletica. La Federazione a breve lancerà un progetto per 12 scuole in tutta la Sardegna proprio per aprire ai giovanissimi».
La Sardegna è una fucina di talenti, anche lei è uscito dalla nobile scuola nuorese, quella di Nardino Masu, di Sebastiano Mannironi.
«Nuoro è stata la culla della pesistica italiana. Nasce tutto con Frediano Papi, mio zio, cugino di mio padre, è stato allenatore di Nardino Masu, di Sebastiano Mannironi, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Roma 1960, e di tanti altri pesisti sardi. San Pietro era il quartiere dei pesisti, d’altronde nel dopoguerra non c’erano tante alternative, il modo più semplice per allenarsi era sollevare pesi dopo una giornata intera di lavoro».
Davide Ruiu e Sergio Massidda seguono le orme di Mannironi.
«Sono due atleti fortissimi e ancora molto giovani. Massidda l’ho scoperto io in una gara a Uri, non l’ho mai sentito dire “sono stanco”. E Davide è stata la vera sorpresa di Tokyo, ora mi auguro di vederli tutti e due in pedana ai Giochi di Parigi».
Ha già puntato gli occhi su qualche giovane talento?
« Credo di averlo in casa, è mio figlio, ha solo 8 anni ma promette già molto bene. Chissà, magari il prossimo campione olimpico porterà il mio nome».
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