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Chimica di squadra e tenuta mentale non ancora all’altezza

Chimica di squadra e tenuta mentale non ancora all’altezza

SASSARI. L’umore, innanzitutto. Al di là dell’incoraggiamento sincero da parte dei tifosi, sia in seno alla squadra che nell’ambiente che circonda la Dinamo, sembra esserci una sorta di scoramento...

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SASSARI. L’umore, innanzitutto. Al di là dell’incoraggiamento sincero da parte dei tifosi, sia in seno alla squadra che nell’ambiente che circonda la Dinamo, sembra esserci una sorta di scoramento strisciante. Come un mal di pancia che appare però esagerato, considerando che siamo soltanto a fine ottobre e che, per il modo in cui la squadra è stata costruita, è davvero presto per tirare le somme. Anche per rispetto nei confronti di Demis Cavina, che i più critici vedono già come capro espiatorio.

I problemi comunque ci sono, e non sono pochi: in un roster in cui secondo le idee di dirigenza e staff almeno 4-5 elementi potrebbero portare palla, il play titolare (Clemmons) non detta il ritmo nel modo giusto e in questa fase il “meno pasticcione” è certamente Gentile, che pure play non è. La connessione con i lunghi va a corrente alternata e non sempre il gioco riesce a cavalcare i buoni momenti dei vari Mekowulu e Bendizius. In generale, il gioco arioso e fluido proposto in precampionato, nelle ultime settimane si è visto solo a sprazzi e sempre più di rado.

Resta al momento irrisolta la questione della leadership. David Logan nella vita ha sempre fatto l’uomo che risolve i problemi, ma a 38 anni non gli si può chiedere di prendersi ogni volta tutti sulle spalle. Idem per quanto riguarda Eimantas Bendzius. Il problema è che quando i due cecchini biancoblù non vedono il canestro, spesso sono guai per tutti e il ruolo di leader va ben al di là del mero bottino di punti segnati. Da questo punto di vista, anche il linguaggio del corpo ha la sua importanza.

Sull’altro lato del campo, le cose non vanno malissimo, ma le amnesie difensive non sono state cancellate. Si va dai problemi di comunicazione tipici dell’inizio di stagione, alle vere e proprie falle mentali dei singoli: Burnell, che pure è un generatore di energia, è uno dei principali indiziati e la sua involuzione generale rispetto alla scorsa stagione è abbastanza evidente.

Tutti argomenti segnati in rosso sul taccuino del coach, al quale viene e verrà chiesto costantemente di motivare i singoli e continuare a lavorare per provare a cementare lo spirito di gruppo. Se è vero che il vero valore della sua squadra è ancora tutto da scoprire, l’altra certezza è che la maggior parte dei problemi attuali sono legati soprattutto alla tenuta mentale. (a.si.)

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