Mukay, dall’Albania sognando Messi

A diciannove anni il fuoriquota si è conquistato con l’impegno sul campo il posto da titolare in una Torres vincente

SASSARI. La luce in fondo al tunnel dello stop imposto anche alla serie D è sempre più vicina, domenica prossima si torna in campo e la Torres alza al massimo la concentrazione in vista della gara esterna con l'Atletico Uri, che chiude il girone d'andata. I più impazienti di ritrovare il gusto dei 90' sono i giovani, come l'esterno basso Luis Mukaj, 19 anni compiuti a ottobre, che ammette di vivere male le soste: «E' strano allenarsi tutta la settimana senza il traguardo della partita. Siamo prontissimi a riprendere il gioco, sapendo che ci attenderà un bel tour de force di impegni importanti. Vogliamo avvicinarci al primato e vedremo se il Giugliano sarà così bravo da non farsi riprendere. Noi ci crediamo e continueremo a lottare per il vertice».

Di origini albanesi (di Valona) ma nato a Genova, Luis è un ragazzo equilibrato e non perché la bilancia è il suo segno zodiacale. Il calcio fa crescere e maturare in fretta e per lui oltre il pallone c'è poco altro: un po' di musica rap e qualche film d'azione. Di simpatie genoane e juventine, con Lionel Messi come idolo e Cancelo del Manchester City a ispirarlo nel ruolo, il fuoriquota rossoblù si racconta, partendo dalla famiglia che comprende con mamma e papà il fratello maggiore Eraldo («faceva calcio anche lui ma ha mollato presto, non aveva la mia stessa passione e determinazione»), la sorellina Giulia di nove anni e la gattina Fanny. Il suo più grande tifoso è dall'altra parte dell'Adriatico, in Albania nonno Shpetim (che corrisponde al nostro Salvatore) tifa convinto Torres e segue le gare su Facebook, anche se ha scarsa confidenza con la tecnologia. A Sassari Luis è arrivato nel febbraio scorso, sponda Latte Dolce: è stata la prima esperienza lontano da casa, dopo le giovanili nel Genoa fino alla Primavera. E' tornato ai colori rossoblù con la maglia torresina, in prestito dal Genoa, ricoprendo un ruolo per lui nuovo. «A Sassari mi hanno reinventato laterale basso, avevo sempre giocato come centrale e da ragazzino sono stato anche centrocampista». Dura trovare spazio al centro con il super duo Dametto-Antonelli, più chances da esterno dove però anche lì, all'inizio, la strada sembrava chiusa: «Nelle prime partite il titolare era Turchet, che conosco bene perché al Genoa siamo stati compagni per tre anni. Tra noi c'è sana competizione, utile a migliorarci entrambi. Come ho conquistato il mister? Lavorando e dimostrando la voglia di essere in campo. Ho giocato titolare contro il Muravera, me la sono cavata bene e non ho più lasciato il campo. Se devo fare un bilancio personale della prima parte di stagione dico che l'avvio da riserva non è stato felicissimo, poi ho svoltato con la conferma tra gli undici. Gioco con continuità - aggiunge Mukaj - e la squadra vince, non posso chiedere di più».

Anche il rapporto con i tifosi volge al bello: «Sui social ricevo tanti messaggi, chi si complimenta e chi chiede la maglia. Per ora solo belle parole». Prima di Natale si è anche fatto il regalo del primo gol: «Una grande emozione e tanta soddisfazione, spero di riuscire a segnare ancora. Io ci credo sempre, anche nel Latte Dolce sono andato in rete una volta. Spingersi avanti per chi gioca più arretrato non è solo una richiesta del mister, che comunque ci incoraggia, ma anche una questione di fiducia in se' stessi». Alla fine della stagione vacanze in Albania per raccontare nei dettagli a nonno Shpetim la sua avventura sassarese. Se poi sarà promozione...

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