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Colpi di testa e calamai: il maestro che faceva gol

di Andrea Sini
Una formazione della Torres 1949-50: Niedda è il quarto da destra
Una formazione della Torres 1949-50: Niedda è il quarto da destra

I ricordi di Mario Niedda, classe 1931, vecchio bomber e insegnante elementare: «Una volta scappammo da Calangianus a bordo del cassone di un camion»

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INVIATO A OZIERI. Maestro Niedda, che bel gol. Ma quanti ne ha fatti nella sua carriera?

Lo studente col grembiule nero, i colletto bianco e il fiocco rosso, in attesa della risposta fissa con occhi vispi il giovane docente, seduto dietro la cattedra. «Qualcuno mi è capitato di segnarlo. Ma ora andiamo avanti con la lezione». Settant’anni più tardi, il vecchio maestro sfoglia l’album dei ricordi nel salone della sua casa, nella parte alta di Ozieri. Foto in bianco e nero di classi di scuola elementare si alternano a scatti virati in seppia di uomini in braghe corte e maglie di lana strettissime. Calamai e scarpini bullonati, dettati e scatti sulla fascia.

«Qualche gol in effetti mi è capitato di segnarlo», sorride Mario Niedda, che a 91 anni dà ancora del tu ai ricordi esattamente come tanti anni fa lo dava al pallone. «Io per la verità tecnicamente ero poca roba – precisa immediatamente –. Ero veloce e scattante, questo sì, e me la cavavo piuttosto bene anche di testa. All’inizio forse ero anche un po’ troppo buono, poi ho iniziato ad adeguarmi. Forse da una volta in cui contro l’Ilva venni marcato da un delinquente, che a ogni contatto mi tirava una testata. Gli ho dato due pugni, destro-sinistro, e si è calmato».

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Siamo a fine anni Quaranta, questo giocatore giovane e longilineo lascia Ozieri e si sposta a Sassari per indossare la maglia della Torres. Due stagioni in rossoblù, dal 1948 al 1950, 17 reti realizzate e tante esperienza “formative” in giro per la Sardegna. «Ogni partita era una battaglia – racconta – anche quando i rapporti con l’altra squadra erano buoni. A Calangianus una volta andammo per onor di firma, visto che avevamo già vinto il campionato. Il vecchio campo era in mezzo alle scuole, gli spogliatoi erano le aule, ci spogliavamo tra i banchi. Sarebbe dovuta essere una festa, l’accoglienza fu buona, solo che fummo così “imprudenti” da segnare un gol. Il clima si arroventò e finì malissimo: il nostro pullman venne distrutto a sassate, andammo a piedi sino alla stazione di Luras e là chiedemmo un passaggio a un camionista. Tornammo a Sassari seduti dentro il cassone, ridendo come matti».

Per non parlare dei derby col Cagliari. «Ero in campo il giorno in cui vincemmo al campo di via Pola, la famosa partita dopo la quale l’arbitro Casu di Oristano scrisse un referto fantasioso, inventandosi di avere sospeso la partita a 10’ dalla fine per un suo malore, cosa mai avvenuta. Il risultato non venne omologato, ma la federazione ci diede un premio di 5mila lire e noi per protesta alla ripetizione della gara mandammo i ragazzini».

Due stagioni, alla Torres, ma indimenticabili, tanto che ancora oggi Mario Niedda frequenta il gruppo delle Vecchie glorie rossoblù, di cui è diventato il decano. «Fui accolto molto bene e riuscii a farmi apprezzare subito, perché segnai 6 gol nelle prime tre partite, compresa una tripletta all’Ilva. Ebbi la fortuna di avere vicino giocatori straordinari e oggi quasi dimenticati: Piero Mastino era un fantastico opportunista, “Firumena” Tore Arca non l’ho mai visto perdere un contrasto con nessuno. Umberto Serradimigni era un atleta di livello superiore. Di Vanni Sanna dico solo una cosa: la sua classe secondo me era superiore persino a quella di Zola, ma pensava troppo alle donne...».

Mario Niedda continuò a giocare ancora a lungo, diventando capitano della selezione sarda e calcando i campi di tutta l’isola, tra calci, calcioni e tanti gol. Nel frattempo iniziò a lavorare come maestro di scuola elementare. Molti di quei bambini poi li ha anche allenati, sempre nella sua Ozieri. Nei suoi ricordi, come in questo vecchio album di foto, grembiulini e maglie da calcio vanno ancora a braccetto.

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