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“Pedro”, l’highlander dei cestisti sardi

di Mauro Farris
“Pedro”, l’highlander dei cestisti sardi

Maurizio Pedrazzini continua a giocare (e a fare la differenza) in serie C regionale anche all’incredibile età di 52 anni

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CAGLIARI. «Un panino a pranzo, una colazione e una cena completa. Poi tanto basket e palestra». È la ricetta della longevità cestistica firmata dal farmacista Maurizio Pedrazzini. Cagliaritano doc, classe 1970, 52 anni compiuti, l'attuale top player della Ferrini Delogu Legnami di Quartu continua a macinare punti nella serie C regionale di basket, in barba alle nuove generazioni di cestisti che avanzano. «Non nego possa essere merito della genetica – spiega – ma l’allenamento e la passione, alle volte, possono fare la differenza». E ancora. «Facendo i debiti scongiuri ho avuto la fortuna di non subire mai un infortunio grave – continua l’ultimo immortale del basket sardo – nella mia lunga carriera ho notato che difficilmente dopo un problema fisico serio si ritorna perfettamente al livello in cui si era in precedenza».

Nel “recap” di ricordi e statistiche ecco venire fuori il primo allenatore. «È stato Antonello Sechi all’Esperia, anche lui piuttosto longevo in carriera. Ricordo che era giovanissimo». Dal granata ai colori della cugina Olimpia, oggi fraterno sodalizio con sede operativa e logistica sempre in via Pessagno. «Ricordo l’esordio in serie B a soli 16 anni. L’allenatore era Bruno Perra, ex presidente della Fip Sardegna e oggi numero uno del Coni regionale».

Nel lungo palmares di Pedrazzini un fiume di serie B e un piccolo rammarico, quello di non aver mai assaggiato la seconda serie nazionale. «Non mi dispiace in maniera particolare – spiega – sono sempre stato un giocatore che amava tanto il campo, trovavo piacere nel giocare parecchi minuti di una gara. Credo che solo stando a lungo sul rettangolo di gioco si possano trovare le giuste contromisure per battere gli avversari. Sarei impazzito a giocare pochi scampoli di partita».

Sul fronte sassarese, in tanti ricordano l’esperienza di “Pedro” in maglia Dinamo. Era la stagione nel 2002-’03, col presidente Dino Milia e col tecnico Franco Ciani la squadra riportò il club in serie A2. «Ricordo benissimo. Fu un’annata da 12 punti di media nel quale con grande onore venni utilizzato da sesto uomo». Con qualche passaggio in quintetto, a causa dell'infortunio di Carrizo. Da Sassari, poi, la Toscana, con Firenze e Arezzo nuove tappe di una carriera ricca di numerose soddisfazioni e triple decisive. «A Trapani, nella finale che valse la promozione della Dinamo, ne misi a segno alcune che segnarono il solco – spiega ancora Pedrazzini – ma ricordo con piacere anche gli anni alla Russo e gli ultimi con le maglie di Scuola Basket. Esperia e Ferrini».

E siamo all'attualità. Oggi Pedrazzini gioca 30-35 minuti a partita, si avvicina a canestro per via dei centimetri e della fisicità meno asfissianti nei campionati regionali ma non ha perso un solo grammo di passione. «Giocherò finché ne avrò voglia – conclude – e intanto faccio il tifo per il basket cagliaritano, da ormai troppo tempo senza una squadra di rango nazionale. I motivi? I soldi prima di tutto. E poi non esiste un nucleo di giocatori giovani che possa dare la spinta per la serie B». E a chi lo accusa di rubare spazio ai cestisti in erba risponde: «nessun furto, semplicemente gioco in un ruolo in cui c’è poca concorrenza e in generale non c’è, intorno, una grandissima qualità». Nella ricetta della longevità cestistica manca solo la firma. «Mangiate normalmente, concedetevi la birretta due volte a settimana e allenatevi con costanza e sorriso. Vedrete presto i risultati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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