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Goodbye Pechino la bandiera passa a Milano-Cortina

Goodbye Pechino la bandiera passa a Milano-Cortina

Si è chiusa l’edizione cinese dei Giochi invernali La spedizione azzurra porta a casa 17 medaglie

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PECHINO. Pechino, la città delle “due Olimpiadi”, affida il testimone a Milano-Cortina 2026 e si congeda dopo Giochi invernali segnati da record, dalla bolla anti-Covid, dalla nascita o caduta di nuovi eroi ed eroine, e dall’ombra del doping, ma con il più grande vincitore che dentro e fuori le piste potrebbe essere proprio la Cina. Il Dragone si è scrollato di dosso un boicottaggio diplomatico guidato dagli Stati Uniti in nome delle violazioni dei diritti umani, ha stretto una nuova alleanza con la Russia con il presidente Vladimir Putin catapultatosi alla cerimonia di apertura per gettare le basi di un nuovo ordine geopolitico, e si è piazzata al terzo posto per ori conquistati (9 sulle 15 medaglie totali), alle spalle di Germania (12) e Norvegia (16), ma superando gli Stati Uniti (8) che puntano ancora al concorso di pattinaggio artistico a squadre sperando nella squalifica del team russo per la vicenda della 15enne Kamila Valieva, positiva a sostanze proibite. Con nuove accuse, vista la recidiva post Sochi, di doping verso Mosca.

L’Olimpiade unica nel suo genere in tempi di pandemia, questo il risultato, per un’edizione «semplice, sicura, splendida, insieme per un futuro condiviso», aveva assicurato il presidente Xi Jinping, mantenendo la promessa di tenere il Covid sotto controllo (con poco più di 500 casi accertati dal 4 gennaio) grazie al sistema delle bolle stagne (specchi della “tollenza zero” al Covid voluta dalla leadership comunista) che ha retto l’onda d’urto degli oltre 20.000 visitatori, riducendo ai minimi gli spettatori presenti alle gare e utilizzando nella mega organizzazione 60.000 tra volontari e personale di vario tipo. La Cina ha usato ancora lo sport per consolidare la posizione di superpotenza globale, con una percezione internazionale in Occidente ancora più precaria di quanto non lo fosse prima delle Olimpiadi.

Il testimone passa a Milano-Cortina 2026: la bandiera olimpica è stata affidata ai sindaci Giuseppe Sala e Gianpietro Ghedina e atterrerà alla Malpensa tra poche ore. Il presidente del Coni Giovanni Malagò, che ha parlato di «organizzazione da complimenti» alla Cina avendo provato anche il rigido isolamento degli hotel Covid, ha promesso tra quattro anni un’edizione che recupererà «l’anima, l’atmosfera. Su questo faremo la differenza».

«Darei un 7 e mezzo alla spedizione – ha aggiunto Malagò –, siamo stati bravi e abbiamo prestigio nel mondo dello sport» ha detto il capo dello sport nel bilancio conclusivo. A Pechino la spedizione azzurra chiude con 17 medaglie, perché le prove conclusive non hanno regalato altri podi: nel team event di sci alpino l’Italia è uscita ai quarti, battuta 3-1 dagli Stati Uniti nello slalom gigante parallelo a squadre miste. L’Italia schierava Federica Brignone, Luca De Aliprandini, Marta Bassino e Alex Vinatzer. Unica vittoria azzurra la terza, quella della Bassino contro la gran favorita Shiffrin. La campionessa americana chiude però con l’ennesima delusione di questi Giochi flop, perché la squadra a stelle e strisce resta fuori dal podio: l’oro va all’Austria, che nella finale supera la Germania, medaglia d’argento.



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