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Marco Spissu: «Eurolega pazzesca ma che gioia in Nazionale con Gigi e con il Poz»

Mario Carta
Marco Spissu: «Eurolega pazzesca ma che gioia in Nazionale con Gigi e con il Poz»

Il playmaker sassarese ha appena concluso il camp estivo frequentato da 140 ragazzi

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SASSARI. Il tuffo nel suo mare soltanto adesso. Prima c’è stata l’immersione nella seconda edizione del suo camp e il bagno di folla tra un canestro e l’altro, tra un bambino e un ragazzino. «L’anno scorso erano un centinaio e questa volta siamo arrivati a centoquaranta e ci siamo fermati, ma un’altra cinquantina erano in lista d’attesa», racconta Marco Spissu, reduce dalla sei giorni al Gallura Beach di Aglientu, dove ha insegnato basket. E lo ha imparato. Marco Spissu è tornato, pronto a ripartire. Dalla Dinamo all’Eurolega con i russi dell’Unics Kazan, esclusi dall’Europa per la guerra. Marco Spissu nuova maglia in vista, e con ogni probabilità sarà quella di Venezia. Il presidente della Dinamo Stefano Sardara la frecciatina l’aveva lanciata: «Felici che possa coronare il suo sogno Eurolega, ma Venezia non è Eurolega». Eppure è lì che giocherà fra poco il ventisettenne sassarese. Dalla Laguna è arrivata un’offerta irrinunciabile, mentre non risulta che la Dinamo si sia fatta avanti. E il mercato europeo è fermo. La decisione a giorni, ora un po’ di vacanza dopo il suo impegno con il camp.

Quanti bambini avevano la sua maglietta numero zero?

«Tanti, dalla Sardegna ma anche una dozzina da fuori» Spissu è un cognome che adesso nel basket è diventato anche un “nome”, e di peso. «Se vengono vuol dire che si divertono. Spero di aver lasciato loro qualcosa anche a livello umano oltre al dire e al fare sui campi. Il livello degli istruttori era veramente ottimo, a questa età prima di tutto bisogna divertirsi e vivere il basket. Come sognavo io da piccolo, volevo conoscere il mio idolo e il campione. Adesso cerco di trasmettere questo ai bambini, e imparo tanto da loro».

Coach Pozzecco aveva detto: “Spissu è un play da Eurolega”. Fatto. Ma non aveva parlato di Nazionale, e invece eccola titolare in quintetto.

«In Nazionale è diverso, arrivano i più forti da tutte le squadre più forti, c’è una concorrenza pazzesca in tutti i ruoli e Poz non poteva dirlo, però...»

Però l’ha convocata nuovamente e l’ha messa titolare.

«Ed è andata abbastanza bene. Sono contento anche di aver ritrovato Pozzecco in Nazionale».

E ha trovato un altro sardo, Datome.

«Con Gigi è stata veramente un’emozione unica, due sardi e per me che sono il più piccolo giocarci a fianco e vivere con lui la quotidianità della Nazionale è stato veramente incredibile. Spero di poterlo fare per tanti altri anni ancora».

Altri sardi crescono. Sasha Grant...

«Ha fatto un ottimo campionato in serie A2, è stato promosso e di sardi bravi ce ne sono altri ma non voglio fare nomi che dimentico, i genitori mi sgridano»

Per emergere devono andare fuori dall’isola. Come Marco Spissu.

«Quando qualcuno mi chiede un consiglio non ho dubbi, vai di corsa gli dico, perché ti confronti ogni giorno con gente più brava tecnicamente o più forte fisicamente. Purtroppo nell’isola questa possibilità non c’è, vinci la finale regionale di 40 poi passi il Tirreno e alla fase nazionale e ne prendi subito 30».

Cosa bisogna fare per migliorare nell’isola?

«Investire sulle strutture. Non ne abbiamo. Sui tecnici, e fare più reclutamento. Poi, bisogna averne voglia. Dicono “voglio arrivare” però non li vedi allenarsi. Chi ha sfondato lo ha fatto per la sua mentalità, poi devi avere la fortuna di avere delle chance e saperle meritare».

Partire è un po’ crescere.

«Andare fuori vuol dire anche farsi le ossa come uomo. È uno step che rifarei 100 volte. Poi, sei sardo e sogni di giocare con la maglia della tua città e io ci sono riuscito. Ma sognarlo non basta, bisogna coltivarlo giorno per giorno con sacrificio, bisogna volerlo, alzarsi ogni mattina e ogni mattina darsi da fare».

Dalla Sardegna all’Italia, poi dall’Italia alla Russia. E’ un altro bel gradino.

« Se raggiungi fissi un obiettivo poi ne fissi altri. Ho visto che in A potevo starci, l’obiettivo era salire al massimo livello e sono contentissimo della mia scelta. L’Eurolega è pazzesca, ogni partita una finale».

Prima dell’esclusione dei club russi era diventato anche il miglior tiratore da 3 dell’intera Eurolega.

«Andavamo benissimo, in piena zona playoff. Quando ci hanno sbattuto fuori è stato un fulmine a ciel sereno ma i numeri e i record rimangono».

Spissu si è fatto notare, insomma.

«E sono molto contento anche di quello che si dice di me. Ho sempre cercato dare il massimo e di essere competitivo, anche con la mia testardaggine tutta sarda».

Come ha vissuto la guerra dalla Russia?

«Lì era tutto calmo, sono tornato cinque giorni a casa per accompagnare la mia ragazza e il cane. I genitori erano spaventati e ho tranquillizzato anche la mia famiglia, poi sono rientrato e ho concluso tranquillamente la stagione».

L’Unics è fuori dall’Europa, ma Spissu?

«Sono ancora sotto contratto con Kazan. Stiamo risolvendo, a giorni si decide».

Si parla con insistenza di Venezia.

«Mi hanno fatto una super offerta, mi stanno dietro da tanto tempo, se possibile ovviamente vorrei restare in Eurolega ma presto prenderò la decisione definitiva».

Dalla Russia ha seguito il campionato italiano?

«Sì, e non ho perso una partita della Dinamo. Bucchi, Krule, Miro e Robinson hanno dato la svolta. Ed ero a Milano in gara2 della semifinale, bastava qualcosina in più ma Milano si è dimostrata più forte, e uscire contro di loro ci sta».

Vacanze?

«Un po’, finalmente, adesso. E riprendo gradualmente ad allenarmi. Poi di nuovo la Nazionale il 3 agosto. Saremo al gran completo a partire da Poz. Lui è sempre lo stesso, sorridente, entusiasta. È bello viverlo, e sono contento perché lo step che ha fatto è importante, diventare ct è il sogno di ogni capo allenatore».

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