Stefano Oppo ragazzo d’ argento: «L’oro? Magari a Parigi»
Il canottiere di Oristano secondo ai Mondiali in coppia con Ruta. «Ce l’abbiamo messa tutta ma gli irlandesi sono fortissimi»
Sassari Stefano Oppo, oristanese, è uno dei principi del remo tricolore. L’ultima vittoria la settimana scorsa ai Mondiali di canottaggio, a Racice, in Repubblica Ceca. Medaglia d’argento nella sua specialità, il doppio Pesi leggeri, in coppia con il lombardo Pietro Willy Ruta.
Un sardo e un lombardo, una strana coppia. Lei cresciuto davanti al mare sardo, nel circolo nautico di Torregrande, Ruta con la vista sul lago di Como. Come vi siete incontrati?
«Facciamo coppia da sei anni, l’intesa c’è stata da subito. Dopo il bronzo olimpico di Tokyo la Federazione ha provato a cambiare l’equipaggio facendoci gareggiare con altri compagni, ma alla fine la Direzione tecnica per questo Mondiale ci ha presentato di nuovo insieme».
Scelta azzeccata. Ai Mondiali avete vinto un argento, il quarto consecutivo, dietro ai fortissimi irlandesi, i campioni olimpici McCarhty-O’Donovan. Quando riuscirete a batterli?
«Ancora un argento! Siamo gli eterni secondi ma davanti a McCarhty e O’Donovan bisogna levarsi il cappello, sono fortissimi. Questa volta erano addirittura irraggiungibili. Io e Pietro ce l’abbiamo messa tutta, abbiamo provato a cambiare strategia, preparazione, nulla da fare, sono i più forti al mondo. L’unica volta che io e Pietro abbiamo vinto l’oro, agli Europei del 2020, a Poznan, i due irlandesi non erano in gara. Comunque non demordiamo. Continueremo a provarci, è una bellissima sfida. Questa volta devo dire che è stata veramente tosta, a partire dalle batterie, erano tutti fortissimi ».
Lei e Pietro Ruta siete la coppia azzurra più medagliata in attività: quattro medaglie d’argento negli ultimi quattro mondiali (2017, 2018, 2019, 2022), un titolo europeo nel 2020 e un bronzo olimpico a Tokyo 2021. Il segreto?
«Io e Pietro abbiamo la stessa filosofia: duro lavoro e grinta. Siamo una “coppia di fatto” da 6 anni, speriamo di non avere la crisi del settimo anno, anche perché il 2023 è importantissimo, ci sono le qualificazioni per Parigi 2024».
Quanto è dura gareggiare con la barca del doppio Pesi leggeri?
«Bisogna stare molto attenti con l’ago della bilancia. Il peso complessivo dell’equipaggio, per gli uomini, non deve superare i 140 chili, quindi circa 70 chili a testa (Oppo è alto 1 metro e 87 centimetri). Ci pesiamo due ore prima della gara, un etto in più e non si scende in acqua. Le settimane che precedono la gara sono durissime. Dieta rigida a base di pollo e riso … e bisogna continuare ad allenarsi. E’ una prova non solo fisica ma anche mentale».
Lei e Ruta farete coppia anche ai Giochi Olimpici di Parigi 2024?
«Ancora presto per dirlo. Le qualificazioni sono previste ai Mondiali di Belgrado 2023. Sarà la barca a ottenere la carta di qualificazione, poi spetterà alla Federazione scegliere gli atleti che la condurranno in gara. Io e Pietro ce la metteremo tutta, l’oro olimpico è il nostro sogno».
Ha appena compiuto 28 anni, quante altre olimpiadi sogna?
«Si può remare a lungo, Pietro Ruta ad esempio ha 35 anni ed è a livelli incredibili, vorrei seguire il suo esempio».
Cosa c’è oltre al canottaggio?
«Innanzitutto Camilla, la mia fidanzata che cura la mia comunicazione e mi segue ovunque. E poi, dall’anno scorso, l’università. Mi sono iscritto alla facoltà di Scienze Politiche, a Roma. Ho già sostenuto i primi esami con buoni risultati (due 30/30 e un 28). Sono molto contento. Mi ero già iscritto nel 2013, ma gli impegni non mi hanno permesso di continuare. Ora ho deciso. Voglio portare a termine gli studi. Una carriera diplomatica? Sono aperto a tutto, mi piace girare il mondo, un regalo che devo al canottaggio».
E invece un regalo per i Mondiali?
«Un bel viaggio con Camilla alle Maldive. Relax totale? Non credo, non riesco a stare fermo. Chissà, magari trovo una barca anche lì».
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