Via al mondiali, ma noi non ci saremo
In Qatar dal 20 novembre al 18 dicembre: sulla Nuova di oggi un inserto di 16 pagine
Ma noi non ci saremo, cantavano i Nomadi su testo di Guccini nel 1967. L'anno prima la Corea, 3 anni dopo la finalissima persa con il Brasile in Messico. Tra alti e bassi sì, ma sempre presenti, 1958 a parte. E Noi non ci saremo ritorna ora, parte seconda quattro anni dopo. Fuori per due volte di fila, gli azzurri quattro volte campioni del mondo. Mondiali senza l'Italia, in Qatar come nel 2018 in Russia, noi sul divano a guardare gli altri.
Un'amichevole domani in Albania, un'altra domenica in Austria alle 20.45, appena un paio d’ore dopo il fischio finale del match inaugurale Qatar-Ecuador, giusto per accrescere il rimpianto.
E mentre ai lamenti post eliminazione e ai propositi di ricostruzione da parte della Federcalcio non è ancora seguito un minimo progetto concreto, gli altri giocano. Con le solite Brasile, Argentina, Francia e Spagna tra le favorite, con la Germania da tenere sempre di conto e con la solita possibile sorpresa dietro il calcio d'angolo. La Croazia quattro anni fa, il Senegal o il Canada questa volta, dal 20 novembre al 18 dicembre fra stadi futuristici e ataviche anacronistiche contraddizioni. Sessantaquattro partite finale per il terzo posto compresa, quattro gare al giorno quasi ogni giorno e le due ore di fuso orario di differenza ci anticipano davanti al televisore dalle 11 del mattino fino alle 22, quando si concluderà l'ultima gara della giornata.
32 Nazionali che dall'edizione 2026 diventeranno 48, la prima volta di un Mondiale al di fuori dei canonici giugno-luglio, la Francia campione in carica, una temperatura media di 35-40 gradi che dentro tutti gli otto stadi verrà controllata alla media di 27 gradi, grazie agli impianti di raffreddamento garantiti a zero emissioni.
E noi ci saremo, spettatori. In campo andranno molti giocatori stranieri delle squadre italiane, possiamo scegliere per chi fare il tifo senza condizionamenti. Come suggerisce il presidente Fifa Gianni Infantino, che ha scritto a tutte le Nazionali pregandole di pensare soltanto al calcio, durante questo mese.
Dimentichiamo allora la frase di Khalid Salman, ambasciatore dei Mondiali ed ex calciatore: "L'omosessualità è un disturbo mentale". Lì è proibita per legge, ma per l'occasione il Qatar ha garantito l'accoglienza "a tutti indipendentemente da religione, sesso, orientamento sessuale e nazionalità". E il semplice fatto che sia stata necessaria una tale formalizzazione corrobora il sostegno alle squadre nazionali i cui capitani volevano scendere in campo con al braccio la fascia con il motto One love, per il movimento Lgbtqia+.
E' il mondiale del futuro dentro il passato. I morti sacrificati alla costruzione del grande spettacolo secondo il Guardian sono stati 50, secondo Amnesty International 15.000. Immigrati da Nepal, Pakistan, Sri Lanka e Bangladesh sfruttati e sottopagati, e a monte di tutto i sospetti di corruzione al momento della candidatura. E' il mondiale degli oltre 200 miliardi di dollari investiti in 12 anni, dell'oltre milione e mezzo di visitatori attesi, dei biglietti che vanno dagli 11 ai 1600 euro per il miglior posto alla finalissima. E' il mondiale d'inverno e d'inferno, della tecnologia e dell'invito a "limitare manifestazioni di intimità pubblica".
In campo si potrà gioire, ci si potrà abbracciare dopo un gol, mentre tutto intorno sarà spettacolo a partire dagli impianti. Otto stadi al massimo distanti 70 chilometri fra loro, una metropolitana realizzata ad hoc, un impianto da 40.000 spettatori che dopo il Mondiale verrà smantellato. Si chiama 974, come il numero dei container utilizzati per costruirlo. Il "Ahmed Bin Ali" è avvolto da una membrana che diventa uno schermo gigante, l'"Al Bayt" è a forma di tenda beduina, la finale si giocherà a Lusail davanti a 86.250 spettatori.
E noi seduti sul divano una sera di dicembre, col caminetto acceso – chi lo ha – invece delle notti magiche estive stellate, in bermuda maglietta e birra ghiacciata. Noi non ci saremo, anche stavolta, stelle cadute che stanno a guardare
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