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Lacrime allo stadio per l’ultimo saluto al “Mago” O’ Neill

Lacrime allo stadio per l’ultimo saluto al “Mago” O’ Neill

Campione di bontà e fuoriclasse in campo: a Cagliari un ricordo indelebile

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Cagliari «Te ne sei andato a Natale, l’ultima tua giocata spiazzante». Roberto Muzzi, compagno di tante partite, ha scritto così sul suo profilo Facebook per salutare Fabian O’Neill. L’uruguaiano che ha giocato a Cagliari dal 1995 al 2000, è morto il 25 dicembre, in una clinica di Montevideo, dove era stato ricoverato da qualche giorno in terapia intensiva, a causa di una emorragia. Si è chiusa così, a soli 49 anni, la vita di uno dei calciatori rossoblù più talentuosi.

Ieri allo stadio l’ultimo saluto del popolo rossoblù. Le immagini dei suoi gol, gli striscioni della curva, il minuto di silenzio. Emozioni e lacrime dopo la giornata di Natale vissuta come un incubo, quando la notizia si era sparsa in un battibaleno. Fabian ha lasciato il ricordo indelebile dei suoi lampi di classe, tanto da essere soprannominato “il Mago”. Ma anche la traccia della sua bontà che ne aveva fatto a Cagliari un amico per tutti. Per questo veniva chiamato anche “Cucciolo” .

Male, invece, Fabian lo ha fatto a se stesso. Per quell’assurdo vizio del bere. Una vita dissipata sull’altare dell’alcol, dopo aver sprecato un talento incredibile. A saperlo, che fosse così bravo, non erano solo i tifosi del Cagliari quando lo vedevano calciare come se stesse dando una carezza al pallone, spedendolo, come se al posto delle scarpette avesse un telecomando, dove voleva. Ma a pronunciare un giudizio sulle sue qualità sono stati autentici santoni del calcio. Trapattoni quando arrivò sulla panchina rossoblù disse di Fabian: «Non ho mai allenato un giocatore così forte». E Zidane, suo compagno nel 2000 alla Juve, invece sentenziava che O’Neill era «il giocatore più talentuoso che abbia mai visto giocare».

Peccato, davvero, che l’alcol ne abbia minato questo talento, costringendolo a un ritiro prematuro e al ritorno in Uruguay dove presto, finiti i soldi che era riuscito a conservare, si era ridotto a lavoretti precari. Il vizio del bere, nel frattempo, ha continuato a corroderlo. Una storia triste che ebbe la forza di raccontare in un libro dal titolo significativo “Sino all’ultima goccia”. Così quegli occhi azzurri che sprizzavano gioia ogni volta che toccava il pallone, si sono chiusi per sempre. Non lo hanno dimenticato di certo quei negozianti di Cagliari che ora ancora raccontano, fra le lacrime, di come ogni volta che doveva partire per le vacanze di fine anno o estive per Montevideo, facesse incetta di abiti e scarpe, sopratutto per bambini, da regalare agli amici poveri del suo paese d’origine, Paso de los Toros, dove era nato il 14 ottobre 1973. “Cucciolo” infatti, nei momento in cui era famoso e ricco, non dimenticava di certo chi invece non aveva avuto la sua fortuna.

E’ strana e crudele la vita, a un uomo così andavano regalati almeno altri 100 anni per continuare a vivere e a giocare a pallone con il suo tocco da Mago. Invece... Addio Fabian.
 

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