La Nuova Sardegna

Sport

Calcio

Andrea Niedda, il guardalinee-poliziotto di Ozieri sul palcoscenico della Serie A

di Francesco Squintu
Andrea Niedda, il guardalinee-poliziotto di Ozieri sul palcoscenico della Serie A

Il debutto nella partita Verona-Sassuolo: «Che emozione negli spogliatoi»

25 aprile 2023
3 MINUTI DI LETTURA





Ozieri La Serie A è un sogno che pochi raggiungono ma quando a farcela per la prima volta nella storia della città è il vicino della porta accanto allora l’orgoglio e la soddisfazione sono di una comunità intera. È quanto accaduto ad Ozieri con il guardalinee Andrea Niedda (nella foto) designato con l’arbitro Francesco Fourneau, l’assistente Filippo Meli e il quarto uomo Daniele Perenzoni, a far parte della terna arbitrale che l’8 aprile ha diretto al “Bentegodi” Verona-Sassuolo. «Quando mi è arrivata la mail con la comunicazione mi sono veramente emozionato. Le tante chiamate che ho ricevuto, dal sindaco sino ai massimi arbitri internazionali, mi hanno ricordato la grande responsabilità del ruolo ma farlo al fianco di professionisti come Meli è stato più facile».

Come mai hai deciso di diventare arbitro?
«Ho provato un po’ di tutto, dal basket al nuoto e infine il calcio dove non ero male ma neanche tra i più bravi. Poi seguendo un mio amico mi sono iscritto alla sezione “Fabrizio Deiana” di Ozieri, oggi guidata da Gianluca D’Elia, e ho iniziato ad arbitrare dalle categorie giovanili per poi passare alla Prima Categoria. Mi sono fermato per il servizio militare e sono ripartito con Promozione, Eccellenza, Serie D, Serie C e B».

La Serie A è il sogno che si avvera?
«Era un obiettivo a lungo termine ma arrivarci non è semplice. Ci vogliono impegno e una volontà ferrea».

Anche sacrifici e rinunce?
«Non parlerei di sacrifici ma di scelte di vita per una cosa che mi piace davvero. Sono un poliziotto in forza alla Questura di Sassari, ho una compagna che fa l’educatrice nelle comunità e grazie a lei e alla comprensione dei colleghi che mi agevolano con i turni riesco a coniugare lavoro, vita privata e sport».

Piu testa o più muscoli?
«Mi alleno cinque volte a settimana e vado due volte in palestra, la preparazione fisica è fondamentale. In questo esordio poi ho avuto il grande supporto dei colleghi che mi hanno aiutato con preziosi consigli prima e dopo la gara».

Un momento indimenticabile della gara Verona-Sassuolo.
«L’emozione che si prova negli spogliatoi. Una volta in campo invece pensi solo a fare bene. Non ci sono condizionamenti da parte dei giocatori nè pressioni dei dirigenti».

Come vedi il futuro?
«Ho 33 anni e posso restare in attività sino a 50. Ho arbitrato per 17 anni e ne ho altrettanti davanti quindi potrei dire che è iniziato per me un secondo tempo tutto da vivere. Mi piacerebbe in un futuro neanche troppo lontano far parte di una terna arbitrale tutta sarda con Antonio Giua e Gianluca Sechi. In Italia siamo 32.000 ma solo 150 in Serie A e di questi tre sono sardi. È un ottimo risultato».

Un messaggio ai giovani? «Diventare arbitro significa diventare uomo o donna con grande fiducia in se stessi. Noi, gli allenatori e tutti quelli che stanno al fianco dei ragazzi devono essere prima di tutto educatori insegnando il rispetto ad ogni livello. Stessa cosa dovrebbero fare i genitori che dagli spalti dovrebbero dare esempio di sportività».

In Primo Piano
L’emergenza

Campagne invase dai cinghiali: agricoltori sul piede di guerra

di Salvatore Santoni

Video

Viaggio nel laboratorio artigiano algherese delle tavole da surf richieste in tutto il mondo

Le nostre iniziative