Cabras: «In palestra solo? Non mi pesa Ho due ori e sogno i Giochi»
E' rimasto l’unico atleta della Sennorese di Peppino Tanti
Sennori Vittorio ha appena terminato la sua camminata mattutina: «Sono sopra di mezzo chilo, purtroppo mi piace mangiare e devo assolutamente scendere». Vittorio Cabras, di Sennori, faccia da bravo ragazzo in un fisico poderoso, 23 anni da compiere il prossimo settembre, ha vinto qualche giorno fa i suoi primi due titoli italiani di sollevamento pesi, conquistati ai tricolori di specialità di Roma nella 109 kg e quei 500 grammi lo mandano fuori categoria in vista dei prossimi impegni.
Ogni giorno fa qualche chilometro a piedi per raggiungere la Pesistica Olimpica Sennorese per cui gareggia. Non una palestra qualsiasi, ma quella fondata da Peppino Tanti, classe ’41, partecipazioni alle Olimpiadi di Monaco nel ‘72 e di Montreal nel ’76. È il suo allenatore d’eccezione, alla bella età di 82 anni. Cabras con 130 di strappo e 160 di slancio ha conquistato il doppio titolo italiano assoluto, dando parecchi chili ai concorrenti.
Le soddisfazioni cominciano ad arrivare, ma quando iniziò, Vittorio non era affatto convinto: «Da bambino giocavo a calcio e avrei voluto continuare a farlo – dice – ma purtroppo avevo subito un intervento al ginocchio. Era il 2014, stavo finendo la terza media, mio padre, ex pesista, mi portò da “zio” Peppino che allora allenava a Sassari, con la scusa di fare riabilitazione. Da allora non ho più lasciato questo sport». Colpo di fulmine? «Ho impiegato un paio di settimane per convincermi, inizialmente l’idea era di rimettermi in sesto e riprendere a dare calci a un pallone. Poi invece, vedendo i progressi, mi è venuta voglia di continuare e migliorarmi mi sono davvero innamorato”.
Cabras è cresciuto lentamente ma costantemente: i primi risultati nel 2015 sono arrivato terzo ai tricolori under 17, da allora ho sempre fatto i campionati italiani con la pausa di un anno per il riacutizzarsi di problemi al famoso ginocchio che ho dovuto operare. E ora finalmente i primi titoli: «Un po’ ho approfittato del passaggio di categoria di un mio avversario, ma soprattutto è cambiata la testa. Perché per riuscire nel sollevamento pesi, contrariamente a quanto si crede, se sei solo forte non vai da nessuna parte. Tanti me lo ripete sempre».
Cosa fa nella vita oltre alla parte sportiva? «Per adesso niente, voglio andare avanti in questo sport sperando di arrivare ad alti livelli, anche se mi rendo conto che è molto difficile. No, non sono riuscito a diplomarmi, io e i libri non andiamo affatto d’accordo». Altre passioni? «La palestra in generale, e i videogame». E lo stato di salute della pesistica sarda? «Potrebbe andare meglio, i praticanti non sono molti. È uno sport troppo faticoso per i ragazzi di oggi, a Sennori in particolare la situazione è proprio o triste e Tanti è davvero dispiaciuto. Lui si era spostato in paese pensando che ci fosse una risposta in posto che offre poche alternative, invece sono rimasto io solo ad allenarmi». Com’è possibile? «È un problema di tutti gli sport, qui i giovani preferiscono il bar». Meglio il sollevamento del boccale? «Più o meno. Un brutto spettacolo».
Quando ha capito di poter arrivare lontano? “Lontano non ci sono ancora andato, di strada ne devo fare tanta. Certo i titoli italiani sono una gran bella soddisfazione, ma ho un sogno: le Olimpiadi». I cinque cerchi sono una malattia che Tanti ha contagiato al giovane allievo. «Ormai per Parigi non c’è più tempo, ma per quelle successive ce la metterò tutta, promesso».
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