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«Grazie Torres, grazie serie C: senza di voi non sarei Zola»

di Gianna Zazzara
Gianfranco Zola e Stefano Udassi (foto Ivan Nuvoli)
Gianfranco Zola e Stefano Udassi (foto Ivan Nuvoli)

Il numero 2 della Lega Pro ieri a Sassari al convegno su giovani e calcio. «La via per diventare calciatori è un percorso a ostacoli, anche doloroso»

22 novembre 2023
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Sassari Un talent scout d’eccezione ieri allo stadio Vanni Sanna di Sassari. Gianfranco Zola, leggenda del calcio sardo e italiano, dopo aver dato il calcio d’inizio ha osservato la partita tra i giovanissimi talenti dei vivai di Torres e Olbia scesi in campo in occasione della giornata organizzata dalla Lega Pro, della quale Zola è vicepresidente con delega «alle politiche giovanili».

«Ho visto tanti ragazzi interessanti, è stata una piacevole sorpresa. Auguro a tutti di vederli in Serie A magari con la maglia della Nazionale».

Zola, new entry della Hall Of Fame del calcio italiano insieme a Baggio, Del Piero e Totti, ha una nuova missione: scoprire gli Zola del futuro. Perché il calcio italiano deve ripartire dai giovani, come ha spiegato nel dibattito organizzato al Padiglione Tavolara sul tema dell’importanza del settore giovanile nel calcio moderno. Ospiti d’eccezione, oltre a Zola, il tecnico della Rappresentativa di Lega Pro Daniele Arrigoni e il presidente della Torres Stefano Udassi.

Zola i talenti del futuro li cerca anche in Sardegna perché da questa terra possono nascere i germogli dei trionfi che verranno. «Vogliamo spingere il più possibile sull’obiettivo – dice – mettere enfasi e attenzione su quel che le società fanno per i settori giovanili e per i giovani in generale. Puntiamo a dare importanza al lavoro fatto dalle squadre sul loro territorio, anche sulle Isole, aiutandole anche a livello logistico, quando di mezzo c’è il mare. Nella nostra categoria ci sono 60 squadre e se tutte le 60 squadre lavorano bene nel loro territorio si crea ricchezza per tutto il calcio italiano. Dobbiamo marciare tutti nella stessa direzione». Perché è questo che Zola vuole: dare un futuro al calcio italiano.

«La Serie A e la Serie B hanno troppi stranieri in pancia. Questi ragazzi – dice indicando i giovani calciatori in platea – sono il nostro futuro, da qui bisogna ripartire».

Ma come si scopre un talento?« L’aspetto tecnico, l’aspetto fisico, l’iniziativa che hanno in campo, il coraggio ci dicono che quel ragazzo ha potenzialità. Ma prima di tutto ci vuole la passione, il desiderio di raggiungere un obiettivo. Nella mia carriera la determinazione mi ha aiutato a superare i momenti di difficoltà». Che non sono mancati, anche in una carriera straordinaria come la sua. «I ragazzi devono capirlo, questo è un percorso che va vissuto con forza e pazienza sapendo che non è una linea dritta, verticale, che va sempre in alto ma è un percorso a saliscendi, a volte doloroso. Una volta fai bene, una volta fai male. Ma il fallimento, l’errore bisogna trasformarlo in un’opportunità per diventare più bravi. È così in tutti gli sport, anche i più grandi sono andati avanti per tentativi ed è così anche nella vita».

Un consiglio tattico? «Io non posso darne, all’età loro ero testardo, non mi serviva un pallone ma tre. Quando avevo la palla volevo essere libero di fare quello che più mi piaceva. Il calcio è sorpresa, invenzione».

Per Zola ieri è stato un tuffo nel passato. Lui al Vanni Sanna ci ha giocato, proprio con la Torres. «È stato un periodo bellissimo del mio percorso, quanto mi sono divertito. È cominciato tutto a Sassari». E della Torres Zola è il primo tifoso: «È una delle protagoniste di questo campionato. La crescita che sta avendo in questa stagione è veramente impressionante». Ed è anche n el riconoscimento dei meriti della Torres che il suo presidente Stefano Udassi da ieri è capodelegazione della Rappresentativa nazionale di Lega Pro. «È il nostro Gigi Buffon», ha chiosato Zola richiamando il ruolo di capo delegazione azzurro dell’ex portiere.

Magic Box, come lo chiamano ancora i tifosi del Chelsea, è partito proprio dalla Serie C. «È stato il mio trampolino di lancio, prima la Nuorese poi la Torres – ha raccontato, commosso– . Per questo ho accettato l’incarico in Lega Pro, senza la Serie C non so dove sarei ora. Mi sono sentito in dovere di ricambiare tutto quello che ho ricevuto».

Un giorno la rivedremo in panchina? «Vedremo, ora sono contento di quello che faccio» .
 

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