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La prima Coppa della Dinamo ha 10 anni

di Andrea Sini
La prima Coppa della Dinamo ha 10 anni

Il 9 febbraio del 2014 la Dinamo conquistava la Coppa Italia a Milano. Era il “la” del favoloso 2015, l’indimenticabile stagione del triplete

09 febbraio 2024
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Sassari Erano solo di passaggio, hanno finito per portarsi via il banco. Non avevano mai vinto niente, hanno aperto la strada alla conquista di una serie incredibile di trofei. Era il 9 febbraio 2014 e quel giorno lo sport sardo aggiunse alla sua storia uno dei capitoli più importanti, mentre il basket italiano iniziò a fare seriamente i conti con una realtà nuova, dinamica, emergente. Dieci anni fa al Mediolanum Forum di Assago la Dinamo Banco di Sardegna di coach Meo Sacchetti conquistava contro ogni pronostico la Coppa Italia. Un trionfo clamoroso, sia per le forze in campo che per l’effetto sorpresa: i sassaresi, alla loro quarta stagione nella massima serie, si erano qualificati alla Final Eight con l’ultimo slot disponibile, l’ottavo. Un piazzamento che li avrebbe portati ad affrontare nei quarti di finale la formazione meglio piazzata, ovvero la corazzata Ea7 Olimpia Milano.

«Visto l’abbinamento, ci eravamo subito messi il cuore in pace», raccontò poi il presidente Stefano Sardara, che aveva portato con sé un mini-bagaglio immaginando di restare fuori solo per un giorno. «Finì che insieme al vicepresidente Gian Mario Dettori dovemmo andare a comprarci persino l’abbigliamento intimo, perché avevamo con noi solo un paio di mutande».

A seguire, nella folle tre-giorni milanese, dopo l’Olimpia la Dinamo fece fuori Reggio Emilia in semifinale e l’ultima invincibile Montepaschi Siena, che presto sarebbe sparita dalle scene. Fu proprio la partita del giovedì, in apertura della manifestazione, quella che fece saltare il banco: contro l’Ea7 di Luca Banchi e dei vari Langford, Melli, Hackett, Jerrells, Samuels, Moss e Kangur, la squadra di Sacchetti fece un capolavoro di leggerezza e determinazione. Priva di Drew Gordon, subito sotto di 16 (29-13), la Dinamo riuscì a non disunirsi grazie alla classe di Caleb Green e alla concretezza di Omar Thomas. Sulla sirena del terzo quarto arrivò il clic decisivo: una bomba da metà campo di Drake Diener portò il Banco a -7, ribaltando la situazione a livello emotivo. Poi iniziò il suo show personale, con una serie impressionante di canestri.

«Da quello che ricordo per lunghi tratti non fu una partita particolarmente brillante da parte nostra – racconta oggi Drake da Fond du Lac, dove allena una squadra giovanile –, più che altro fummo bravi a stare là anche nei momenti di difficoltà, anziché affondare e smettere di crederci. Poi verso metà del terzo quarto abbiamo cambiato passo e l’ultimo periodo fu uno spettacolo. È stata una delle partite più memorabili che ho giocato, Milano era nettamente favorita, batterla sul suo campo e con quel clima fu una grande impresa, che ci mise le ali ai piedi per le gare successive».

Il giorno successivo la Dinamo, che intanto aveva recuperato Gordon, superò in semifinale per 92-86 la Grissin Bon Reggio Emilia di Max Menetti e del grande ex James White (autore di 32 punti) in un antipasto della finale scudetto dell’anno successivo. «Una gara difficile, in cui iniziammo bene ma nel secondo quarto fummo messi in seria difficoltà», ricorda Drake Diener, che dopo i 24 punti segnati contro Milano, ne mise altri 18, mentre suo cugino Travis fu il top scorer con 26. Nel frattempo da Sassari iniziò la mobilitazione dei tifosi. Al piccolo drappello di coraggiosi arrivati sin dai quarti di finale, si aggiunsero almeno altri 400 tifosi partiti con ogni mezzo dalla Sardegna e da varie parti d’Italia.

La finalissima fu un altro capolavoro. Di fronte alla squadra che aveva dominato in Italia, vincendo i precedenti 7 scudetti, la Dinamo partì a razzo, arrivando sul 45-28 all’intervallo e toccando poi un incredibile +20. La Montepaschi provò a reagire con veemenza, e qui venne fuori la grande personalità dei sassaresi.

«Travis in quella partita era immarcabile e infatti vinse il titolo di Mvp – dice Drake Diener –. Marques Green era un eccellente play. Omar Thomas aveva esperienza e cattiveria, Caleb Green grande classe e totale incoscienza; Brian Sacchetti, Jack Devecchi e il mio capitano Manuel Vanuzzo ci mettevano personalità, difesa e giocate importanti. E poi ovviamente c’era Meo. Eravamo davvero una grande squadra».

Alla sirena il tabellone del Forum disse Siena 73-Sassari 80 e la Coppa Italia prese la strada della Sardegna. Pochi mesi dopo i cugini Diener avrebbero fatto le valigie e la squadra sarebbe stata quasi rifondata. Il triplete era dietro l’angolo, ma dopo quel weekend ad Assago niente sarebbe stato più come prima. Proprio come l’aneddoto dei dirigenti senza mutande di ricambio, lo striscione esposto al Forum dai tifosi racchiude in poche parole la leggerezza e l’innocenza di quegli anni: “Eravamo di passaggio”.

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