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Franco imposta, Giacomo fa gol: padre e figlio con la stessa maglia

di Luca Urgu
Franco imposta, Giacomo fa gol: padre e figlio con la stessa maglia

La favola dei Carpinelli: 46 e 19 anni, giocano nel Calagonone in Seconda

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Dorgali Quando il calcio è un affare di famiglia i Carpinelli fanno squadra. Divisi da 28 anni di differenza, sono uno dei valori aggiunti del Calagonone, squadra della frazione di Dorgali attualmente terza nel girone F di Seconda categoria. Franco, («una vita da mediano»), 46 anni, è il più anziano in rosa, anche se a vederlo correre in moto perpetuo (un'altra sua passione è l’atletica) non si direbbe davvero. Suo figlio Giacomo, 19 anni, il più giovane. Non mancano (anzi sono frequenti) i casi di incroci familiari tra fratelli, o di genitori allenatori e figli in squadra, ma che padre e figlio scendano in campo la domenica con la stessa maglia è molto raro. In questo caso lo si deve alla straordinaria longevità calcistica di Franco Carpinelli, che prossimo ai 47 non la vuole sentire di smettere e al concomitante ritorno del "figliol prodigo" da altri lidi calcistici.

«Mi diverto ancora molto. Mi piace respirare e vivere i riti del campo, della settimana che precede la partita e ovviamente della gara. Sono sensazione uniche che vorrei continuassero ancora. Poi, il destino mi ha regalato l’opportunità di poter giocare con mio figlio Giacomo e mi godo questi momenti perché già so che mi mancheranno a breve», dice il centrocampista del team allenato da Giuseppe Tendas, guarda caso un suo ex compagno nel rettangolo di gioco. E proprio la guida tecnica affidata a Tendas ha favorito il ricongiungimento sul campo dei Carpinelli, già insieme al lavoro (gestiscono il Garden, storico locale familiare di Calagonone), in casa, oltre a condividere la stessa fede calcistica per la Roma. Il mister ha voluto a Gonone il giovane Carpinelli che lo scorso anno aveva portato nella vicina Oliena.

«Sento molto la sua stima e la vicinanza. Mi è stato di grande aiuto nei momenti difficili e mi sta restituendo assieme ai compagni la fiducia che stavo rischiando di perdere dopo la parentesi durata ben quattro anni con le giovanili dell’Olbia», sottolinea Giacomo, attaccante estroso che ha nella velocità il suo più grande pregio. In effetti l’impatto tra le ambizioni per un futuro da professionista e il ritorno a casa rischiava di avere dei contraccolpi, ma la presenza del genitore (ora anche in campo) e l’affetto e il sostegno di tutto l’ambiente, si stanno rivelando la medicina migliore per ripartire con il piede giusto.

«Sto sempre meglio. Quest’anno più assist che gol ma è un piacere stare in campo», dice Giacomo che si sente sempre più tranquillo quando a guardargli le spalle è uno tutto grinta e dedizione alla causa come il padre. «In campo lo vedo come un compagno, non come un padre. Certo, alla prima di campionato insieme ero molto emozionato. Abbiamo giocato anche contro, ma in quell’occasione non si è avvicinato, siamo rimasti distanti», dice il ragazzo sorridendo. In effetti Franco Carpinelli ha iniziato la stagione con un’altra maglia, quella della Lulese (una delle tante indossate in carriera) che oggi guida il girone, per fare ritorno tra il colori di casa e del mare dopo alcuni mesi. Allora padre e figlio si sono incontrati da avversari: «Ho vinto sia all’andata con la maglia della Lulese che al ritorno con quella del Gonone», rimarca Franco che, consapevole di sparare le ultime cartucce da atleta, vuole assaporare in pieno tutti questi bei momenti. «Lo guardo e rivedo me stesso, giocare insieme a lui è stata (ed è) una delle emozioni più grandi. Alcuni momenti non te li restituisce nessuno e io mi godo con giusto orgoglio paterno questa magia».

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