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L’impresa

Trent’anni fa Sassari in festa per il primo scudetto della Torres femminile

di Andrea Sini
Trent’anni fa Sassari in festa per il primo scudetto della Torres femminile

Il 7 maggio 1994 il trionfo di una banda di scalmanate partite dai campi della periferia di Sassari

06 maggio 2024
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Sassari Metti insieme un gruppo di giocatrici di grande talento e una banda di giovanissime con l’argento vivo addosso. A questo zoccolo duro interamente a chilometro zero aggiungi solo un paio di tasselli, trascinando dentro anche la più grande calciatrice italiana di tutti i tempi. O salta tutto per aria, oppure si fa la storia. Trent’anni fa, il 7 maggio 1994, la Torres femminile scriveva una delle pagine più importanti della storia dello sport sardo, conquistando il suo primo scudetto e aprendo di fatto un ciclo leggendario: nei successivi vent’anni ne sarebbero arrivati altri 6 (record nazionale tuttora ineguagliato), ma quel primo titolo tricolore resta un’impresa memorabile, per tante ragioni.

Le apripista Più che rappresentare un momento di emancipazione dello sport femminile, quella delle ragazze sassaresi è la favola di un gruppo tutto fatto in casa che, partendo dalle strade della città e dai campetti in terra battuta di tutta l’isola, riuscì a imporsi clamorosamente a livello nazionale. In quegli stessi giorni, anche le ragazze della pallamano andarono a caccia del tricolore, ma il Barbablù di Patrizia Pisanu e Luana Pistelli cadde in finale contro Cassano Magnago.

Le radici del successo Ai primi anni Novanta, il calcio femminile a Sassari ha già alle spalle due decenni abbondanti di storia. La prima svolta avviene nel 1980, con la nascita dell’Acf Delco Sassari, che diventa una calamita per le ragazzine del territorio. Una di loro è particolarmente promettente, gioca a centrocampo e una volta fa gol da centro campo: si chiama Rossella Soriga. Tra i pali c’è Milvia Cossu, una delle pioniere del calcio femminile in Sardegna. Nel frattempo la società cambia più volte nome (Cus Sassari, Woman), scala le categorie e nel 1990, con una formazione interamente sassarese guidata da Mario Silvetti viene promossa in serie A. Sbarcano le prime “straniere” (la bomber spagnola Angeles Parejo e il portiere Giorgia Brenzan) e al primo colpo arriva la conquista della Coppa Italia.

Nuove ambizioni Il gioco inizia a farsi impegnativo, lo zoccolo duro dei dirigenti (Gege Falchi, Giagio Patorno, Mario Carta) fa un passo indietro e dopo alcuni anni di gestione targata Gianni Marrosu (proprietario anche della Torres maschile) entra in scena Leonardo Marras. «Io venivo dal mondo delle bocce – racconta oggi Marras – di calcio non sapevo nulla. Marrosu mi propose di prendere la società, che nel frattempo aveva assunto il nome di Torres femminile. Mi conquistarono gli occhi di queste ragazzine, che brillavano di entusiasmo. Venni contagiato, mi iniziai a informare meglio su quel mondo e un giorno chiesi: chi è la giocatrice più forte in Italia? Andiamo a chiamarla».

Arriva Carolina La stella della nazionale era Carolina Morace. Marras la chiamò davvero e la convinse a venire in Sardegna a fare una chiacchierata. «Ricordo che mi portarono vicino al mare – racconta la più grande giocatrice italiana di tutti i tempi –, captai un grande entusiasmo e al primo incontro con la squadra rimasi a bocca aperta perché tutte queste ragazze correvano come indemoniate. E poi non correvano e basta, ma ci sapevano proprio fare, come la storia ha dimostrato. Non ci volle molto a convincermi a venire e sono davvero felice di avere vissuto quell’esperienza». «La portai a pranzo in riva al mare di Platamona da Ernesto – racconta Marras –. Mangiammo aragosta e bevemmo due bottiglie di Capichera. In un paio d’ore ecco la firma sul contratto. Naturalmente non ci potevamo permettere di pagare le cifre che lei prendeva, quindi ci accordammo con Sardegna 1: il sabato giocava con noi, poi il giorno dopo andava a registrare una trasmissione sportiva e lo stipendio lo pagavano quasi tutto loro».

La cavalcata È la stagione 1993-’94 e a fare da alchimista in panchina c’è Gigi Casu. A lui il compito di governare per questo strano gruppo fatto di ragazze sassaresi che pochi anni prima giocavano in C (Damiana Deiana, Monica Placchi, Sara Casu) e di altre giovanissime tutte “made in Sassari” pronte a spiccare il volo (Tiziana Pittalis, Manuela Tesse, Tiziana Vampo, la sedicenne Gioia Masia). Le “straniere” sono Carolina Morace, Betty Bavagnoli, il portiere Giorgia Brenzan, a Sassari già da 4 stagioni, e la spagnola Angeles Parejo, arrivata in città nel 1990 e mai più andata via. «Giocavamo un bel calcio e ci facevamo apprezzare per le iniziative in ambito sociale, per le quali siamo stati dei veri e propri apripista – racconta Marras –. Le ragazze partivano con i prodotti sardi nel bagaglio, incontravamo i circoli dei sardi, organizzavamo eventi, parlavamo della piaga degli incendi». Poi andavano in campo e, quasi sempre, vincevano.

Il trionfo A tre giornate dalla fine arriva a Sassari il Torino capolista di Antonella Carta, orotellese, altra leggenda del calcio femminile italiano. Le granata hanno un punto di vantaggio sulla Torres e per loro è un match point scudetto. Sassari si mobilita per le sue ragazze, all’Acquedotto arrivano oltre 5mila spettatori e le rossoblù compiono l’impresa: finisce 3-1 con gol di Morace, Parejo e Pittalis, è sorpasso ma c’è ancora da lottare. Il sabato successivo la Torres vince 6-0 in casa del Delfino Cagliari e mentre le rossoblù sono sotto la doccia arriva la notizia inattesa: il Torino ha perso a sorpresa col Monza, la Torres è campione d’Italia. La capitana è ancora Rossella Soriga, quella che i gradini li ha saliti uno per uno. “Rossoblù colore della felicità”, titolerà la Nuova Sardegna. Seguiranno la grande festa contro il Bologna e tanti altri trionfi. Ma nessuno sarà come quello del 7 maggio 1994, il giorno in cui una banda di scalmanate, partite anni prima dai campetti della periferia di Sassari, si mise l’Italia in tasca.

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