Diritti civili, settant’anni di voto alle donne
La regista Lorella Zanardo spiega il significato dell’anniversario che ricorre il prossimo 10 marzo
ROMA. Dal “Corpo delle donne”, il documentario che nel 2009 metteva con clamore sotto accusa la tv italiana e i messaggi sessisti, Lorella Zanardo non si è più fermata. Promuove il miglioramento della condizione della donna con un programma praticamente quotidiano nelle scuole, viaggiando da Nord a Sud, ascoltando gli adolescenti e provando ad educarli sul fronte dei media.
Il 70° anniversario del voto alle donne, che ricorre il 10 marzo, è «un'occasione gioiosa per parlare di diritti», dice la docente. «Frequento i giovani, dai 14 ai 19 anni praticamente ogni giorno, e non solo non conoscono questa ricorrenza ma non possono neppure immaginare che c'è stato un passato recentissimo senza possibilità di far votare le donne. Colmare questa, come altre, lacune è importantissimo: non c'è futuro se non si storicizza perché senza conoscere il passato c'è il rischio che non si apprezzi il presente e non si cerchi di migliorare», dice la Zanardo.
Il 3 marzo, proprio in vista del 10 marzo, la Bim Cinema di Valerio De Paolis farà uscire in Italia “Suffragette”, il film che ripercorre la storia coraggiosa e drammatica dell’emancipazione femminile in Gran Bretagna che portò alla conquista del voto nel 1918. Diretto da Sarah Gavron, interpretato da Carey Mulligan e con Meryl Streep nel ruolo della leader Emmeline Pankhurst. «Ho chiesto una copia del film per il mio tour nelle scuole “Suffragette 2.0” – racconta la Zanardo – Quella storia emozionante è uno spunto bello per partire con i ragazzi. Ai giovani che incontro dico: pensate le vostre antenate quanto sono state coraggiose». Le donne e il voto, assurdo pensare che è una cosa raggiunta 70 anni fa: per questo e per altri temi relativi alla questione femminile in Italia ci vuole un percorso da fare fino in fondo. «Ci vuole consapevolezza dei diritti, ci vuole conoscenza delle conquiste fatte e orgoglio per questo e ci vuole una battaglia vera sul gap economico perché non si può accettare che a parità di incarichi e ore di lavoro i salari siano del 30-40 per cento inferiori ancora oggi. Questo – spiega la Zanardo – è un traguardo importante: l'autonomia salariale significa autodeterminazione. Avere indipendenza economica è ancora oggi la cosa fondamentale per l'uguaglianza tra i sessi, nei rapporti familiari e di lavoro. Inutile meravigliarsi di tanta violenza domestica se non ci si può ribellare per mancanza di autonomia economica o di tassi di nascita ai minimi storici se le condizioni di lavoro non permettono di fatto la maternità. E poi lascio per ultimo il mancato rispetto della 194, ormai una ipocrisia terribile con il 70 per cento di media del paese con obiezioni di coscienza sull'interruzione di gravidanza e in alcuni regioni e ospedali, Milano inclusa, del 100 per cento. Su questa cosa bisogna fare una battaglia di civiltà enorme, una battaglia che non riguarda solo le donne».
La cittadinanza attiva, anche e soprattutto con le giovani generazioni protagoniste, può fare tantissimo anche nel percorso femminile. «Alle mie giovani adolescenti – spiega la Zanardo – dico sempre: scrivete mail o fate social bombing, educato e firmato quando vedete immagini sessiste, mancato rispetto della figura femminile o soprusi. Protestate protestate, qualcosa accadrà. L'empowerment, ossia il processo di crescita, di miglioramento, è nelle nostre mani. La cosa peggiore è l’indifferenza». (a.m.)
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