La Nuova Sardegna

Giovani per sempre, ma solo per consumare

“Senza adulti” di Gustavo Zagrebelsky, i rapporti tra le età nel mondo di oggi L’analisi di un ordine sociale che sacrifica i diritti delle nuove generazioni

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Gustavo Zagrebelsky, giurista, professore emerito di Diritto costituzionale e già presidente della Corte costituzionale, ha sempre avuto una naturale quanto vigorosa disposizione a una scrittura saggistica di notevole incisività, spesso confluita nella tempra e nell’urgenza proprie del pamphlet.

Ad animare il suo fervore civile è soprattutto la riconosciuta necessità di un approccio critico e vigile al diritto, alla politica e alla cultura. Ne è prova emblematica il suo celebre “Il «Crucifige!» e la democrazia”, che indaga il processo di Cristo come paradigma delle contraddizioni interne di un sistema – quello democratico – che consideriamo ormai come pacificamente acquisito; e forse ancor più oggi, con il proliferare di populismi totalmente acritici, capaci di mitizzare o deificare il concetto di “maggioranza”. Ed è lo stesso spirito ad animare Zagrebelsky nel suo ultimo lavoro, “Senza adulti” (Einaudi, pp. 99, 12 euro), snella ma complessa ricognizione su come la cultura dominante contemporanea abbia «rivoluzionato i rapporti tra le età della vita». L’autore infatti, invocando senza requie la necessità costante di un’osservazione sempre critica su tutto ciò che ci circonda, si impegna in una durissima decostruzione del luogo comune, esplora le contraddizioni storico-antropologiche che hanno animato la vita sociale in un’agonistica e insanabile opposizione tra giovani e vecchi, tanto da determinare la percezione dello stesso senso comune. Zagrebelsky si muove agevolmente nello spazio stretto del pamphlet: ripercorre con citazioni mirate l’evoluzione della concezione dualistica della società e del rapporto tra le generazioni; introduce e problematizza la dimensione dell’età adulta come fase intermedia fra le due età della vita, prima di rilevare però, e amaramente, la deriva oltranzista di un’apologia del prolungamento della giovinezza a qualsiasi costo. È la nuova società “senza adulti”, dove la giovinezza «annulla la vecchiaia» per poi consumare se stessa «senza preoccupazione di quanto l’avvenire potrebbe riservare». L’obiettivo dell’autore non tarda a palesarsi: questa radicale trasformazione, nella complicità silente di una cieca furia di produttività che nutre idolatricamente il solo culto del consumo, ci lascia di fronte a una questione ineludibile, quella dei «diritti delle generazioni future». Diritti che sembrano essere «impotenti», perché astratti, morali e chiaramente non giuridici. La risposta di Zagrebelsky giunge a un indispensabile appello ai doveri, a una forte presa di responsabilità: perché si possa imparare a orientare finalmente gli eventi.

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