La Nuova Sardegna

Lello Arena nel mondo di William Shakespeare

Lello Arena nel mondo di William Shakespeare

A Sassari “Sogno di una notte di mezza estate”

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SASSARI. Le meravigliose invenzioni del «Sogno di una notte di mezza estate» di William Shakespeare rivivono nell’immaginifica rilettura dell’opera del Bardo firmata da Ruggero Cappuccio, in cartellone – in prima regionale – oggi alle 21 al Teatro Comunale di Sassari, poi domani alle 21 al Cine/Teatro Olbia di Olbia, giovedì 3 alle 21 all’Auditorium dell’Istituto tecnico Lorenzo Mossa di Oristano e infine venerdì 4 alle 20.45 al Teatro Centrale di Carbonia per la stagione Cedac.

Sotto i riflettori Isa Danieli e Lello Arena – novelli Titania e Oberon, ovvero la Regina e il Re delle Fate che «nel perimetro simbolico della sala di un antico palazzo napoletano – scrive Capuccio nelle note al testo – creano una drammaturgia di capricci e smanie», governando i destini degli uomini come in una sorta di teatro dei burattini, tra amori e disamori, fughe e inseguimenti, in cui trionfa l'ironia, con una punta di struggimento, appena un velo di malinconia.

L’originale allestimento della celeberrima commedia shakespeariana – prodotto dell'Ente Teatro Cronaca e Vesuvioteatro – con la regia di Claudio Di Palma, le scenografie di Luigi Ferrigno e i costumi di Annamaria Morelli, e impreziosita dalle musiche di Massimiliano Sacchi e dai burattini di Selvaggia Filippini, trasporta in una dimensione fantastica, a metà tra vita e sogno, la complicata trama di un matrimonio segreto, con il simbolico attraversamento del bosco, che s’intreccia ai preparativi per le nozze regali di Teseo con l'amazzone Ippolita.

Nel cast – accanto agli istrionici Isa Danieli e Lello Arena, che incarnano i due protagonisti (artefici delle sorti del quartetto dei giovani innamorati, come delle notturne metamorfosi di uomini in animali e della futura felicità coniugale dei sovrani di Atene) – spicca il nome di Fabrizio Vona, accanto a Renato De Simone, Enzo Mirone, Rossella Pugliese e Antonella Romano. Gli ospiti del palazzo – attori e musicisti, burattini e pupazzi – diventano parte della surreale ricostruzione della vicenda, impigliati in un raffinato meccanismo metateatrale, un colorato, ludico e vagamente circense carillon.

Il «Sogno» nella riscrittura di Ruggero Cappuccio diventa sublime metafora dell'esistenza, dove la lingua poetica del Bardo si traduce in intrigante polifonia di voci e suoni: nell’antico palazzo nel cuore della città partenopea, Titania e Oberon, «come schegge di dei precipitati in terra, continuamente sospesi fra sonno e veglia, inscenano armonie, assecondano discordie, conducono, con estro malaccorto, una regia dei sentimenti umani». Al di là del bene e del male, con l'innocente malizia e l'inconsapevole crudeltà dei fanciulli, i due trasformano in divertimento privato la giostra delle passioni: la gelosia di Demetrio, il dolore di Elena, la tenerezza degli amanti, la paterna severità e la gloria dei potenti, rappresentano gli ingredienti di un racconto per quadri, in precario equilibrio tra interne dinamiche e spirito di contraddizione dei protagonisti. Una fantasia onirica, poetica e irriverente, che indaga sui turbamenti del cuore e i labirinti della mente umana

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