“Slurp”, triste collage dei nuovi cortigiani
Trionfo di Travaglio nei due spettacoli di Cagliari e Sassari
CAGLIARI. “Slurp”, onomatopea del malcostume italico che riunisce “lecchini, cortigiani e penne alla bava dei potenti”, è l’ultimo recital di Marco Travaglio, in tournée con l’attrice Giorgia Salari per raccontare una storia dell’Italia contemporanea così come risulta dai suoi ritagli dei giornali. Ieri Travaglio è stato a Sassari al Teatro Comunale (ore 21), giovedì nell’auditorium del Conservatorio di Cagliari. Il giornalista e l’attrice hanno duettato per due ore e mezzo, commentando di quali leccate grondino le colonne della carta stampata quando, invece di denunciare e controllare il palazzo del potere, lo blandiscono con adeguati esercizi linguistici.
Seguendo una prospettiva storica Travaglio esordisce alla ricerca delle differenze tra Mussolini e Renzi. Sullo schermo che divide in due la scena, foto d’epoca celebrano le imprese del duce: ogni giorno uno sport. Il lunedì la marcia, il martedì si tuffa con audacia e conversa coi figli in acqua, il mercoledì divora le belle strade d’Italia in automobile, e così via. Ma quelle erano veline di regime. Oggi Renzi a Courmayeur con la famiglia si presenta con «attrezzatura impeccabile, occhiali a specchio, è sciatore esperto alla guida del fuoristrada», così lo descrivono agenzie e giornali «nell’Anno II dell’era Renzista». Peccato che un settimanale lo riprenda mentre ruzzola e travolge un altro sciatore.
Ma siccome certe attitudini vengono da lontano, uno sguardo al Cinquecento, tra Lutero e Baldassarre Castiglione, ci ricorda il vezzo degli intellettuali italiani pronti a salire sul carro dei vincitori. Un coro di adulatori si leva puntuale per accompagnare Craxi, Di Pietro, Prodi, Veltroni, D’Alema, ma anche Cossiga, Berlusconi I e II, Monti, Letta e ancora Renzi, in un alternarsi di Carnevale e Quaresima, a seconda del clima e dello stile in auge al momento. Il risultato è una carrellata dagli effetti esilaranti, complice l’esercizio di lettura che ridicolizza opinioni illustri e cronache di palazzo per cui «Prodi e Clinton vengono entrambi da origini umili, sono dei self-made man e sono entrambi leggermente paffuti»: firmato Alan Friedman; «D’Alema è un collage tra Ricasoli, Minghetti e Sella, di Ricasoli ha la grinta ma è più portato alla meditazione», dice Sergio Romano sulla Stampa; il Corriere poi si esalta perché «Berlusconi tiene ritmi insostenibili: nell’arco di poche ore studia leggi e bilanci dello stato, scrive articoli e discorsi, confronta modelli econometrici di stampo opposto fra loro. Segretarie e collaboratori si alternano, con diversi turni, mentre il Cavaliere sembra l’omino delle pile Duracell».
Per piaggeria i cronisti danno nota della “normalità”, con cui Napolitano fa la fila e paga il biglietto al cinema, la moglie di Monti prende «un semplice Frecciarossa». E così dicendo, al punto che il «com’è buono lei!» di Fantozzi è felicemente citato da Travaglio più e più volte. Come la domanda-tormentone, rivolta al pubblico, a ogni nuovo premier: «Secondo voi da che parte starà Giuliano Ferrara? Sarà contro?». No, mai. Ferrara apprezza tutti e ciascuno, completando l’album delle figurine di Travaglio.
Le cose diventano più imbarazzanti quando Renato Farina mostra le prove che i comunisti mangiano i bambini sfiorando la crisi diplomatica, intere testate sostengono, a seconda delle necessità, che «il Cav è un mandrillo o ha problemi di prostata», Andreotti da morto «non è mai stato così bello, roseo e senza gobba».
“Slurp” è un esercizio di memoria prezioso. Come i giornali non servili.
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