La Nuova Sardegna

Maurizio Pulina, jazzman di razza

di Pasquale Porcu

Esibizione di spessore del pianista col suo trio impegnato nello spettacolo “Originals and standards”

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SASSARI. Che bella serata al Vecchio Mulino in via Frigaglia, con il trio di Maurizio Pulina ( il leader al piano, Nicola Muresu al contrabbasso e Massimo Russino alla batteria). Bella e rilassante, con un jazz che ha la piacevolezza dei brani della tradizione del Be Bop e la freschezza degli arrangiamenti e delle composizioni di oggi. Abbandonati gli impervi sentieri del free, quindi, si ritorna ad atmosfere più concilianti, pur senza abiure, ma con la consapevolezza che la musica è aperta a diverse contaminazioni, senza steccati e integralismi. E senza che la melodia sia da considerare una bestemmia.

In programma un menu che andava da uno dei brani più belli di Luigi Tenco (“Averti tra le braccia”) a classici come “Giant Steps” di Coltrane e “Stablemats” di Benny Golson e Dolphin Dance di Herbie Hancock. Fino a “Triste” del sommo Antonio Carlos Jobim.

Ma la affollata platea, in una atmosfera calda da jazz club, ha apprezzato le composizioni originali scritte da Maurizio Pulina che ha menato il trio con eleganza e mano decisa. Ecco allora composizioni convincenti per brio e creatività come “Poco geghegè” o l'originale e ben costruita “Commedia dell'ispirazione” e “Ciriaco” o “Minimal” giocato su una sola frase. Di grande classe e superba tenerezza il brano “Luciana” che Pulina ha dedicato alla madre. Ma, in generale, chi non sentiva il pianista-compositore da tempo è rimasto colpito dalla straordinaria maturità del musicista che gioca con la tastiera con una bella disinvoltura sia con gli standard sia con le composizioni originali. Ma Pulina appare convincente anche come band leader guidando un trio al quale ha saputo conferire compattezza stilistica e personalità.D'altra parte un tale risultato qualitativo era previsto se è vero, come è vero, che il trio è composto da artisti che da anni si muovono sulla scena (nazionale e non) animando progetti che vanno dalla world music al jazz e imponendo la Sardegna in un contesto di prestigio fuori dall'isola. Un solido rapporto tra i tre musicisti è la base che consente di suonare in trio realizzando un equilibrio di grande suggestione ma che anche la minima sbavatura può compromettere. Il risultato è un concerto tutto da godere, alla riscoperta di interessanti riletture dei classici e incursioni in altri e non sempre esplorati territori.

Molti applausi e richiesta di bis alla fine del live che, come succede al Vecchio Mulino, si è concluso con una degustazione di un buon bicchiere di vino e l'assaggio di piatti semplici ma molto gustosi.

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