Nuoro, il Man rende omaggio a Salvatore Fancello
Dal 22 aprile una mostra che celebra il centenario della nascita dell’artista di Dorgali
NUORO. In occasione del centenario della nascita di Salvatore Fancello, il Man celebrerà l’evento presentando, per la prima volta riunito in un unico percorso, il corpus completo dei disegni dell’artista di Dorgali conservati all’interno della collezione del museo. La mostra verrà inaugurata sabato 22 aprile e prevede un nucleo di oltre cinquanta opere, rappresentativo dei diversi filoni della ricerca grafica di Fancello, a cui, nel quadro dell’esposizione, andrà ad aggiungersi un ulteriore gruppo di disegni, recentemente ottenuti in comodato e mai esposti.
Il percorso artistico di Salvatore Fancello si è svolto nell'arco di appena un decennio, dal momento in cui, nel 1930, si è trasferito a Monza per frequentare l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche – frequentato anche dagli amici Giovanni Pintori e Costantino Nivola - fino ai successivi soggiorni a Milano, Padova e Albissola, per concludersi con la precoce morte in guerra nel 1941, sul fronte greco-albanese.
Fancello affinò a Monza le sue doti di ceramista, disciplina che aveva appreso da ragazzo nella bottega dorgalese di Ciriaco Piras, allievo di Francesco Ciusa. Ma ancora prima che nella produzione ceramica, Fancello si distinse come abile e originale disegnatore, pratica che non abbandonò mai nel corso della sua breve vita, durante la quale realizzò moltissimi bozzetti, schizzi preparatori, ma anche vere e proprie pitture su carta, a cui oggi viene riconosciuto un valore significativo in virtù della grande fantasia, dello stile unico, del segno grafico audace e per le soluzioni formali libere e raffinate.
È nel corso di questo unico decennio di attività che nascono le creature fantastiche per cui Fancello è maggiormente conosciuto, interpreti di un mondo bizzarro e surreale, popolato di animali sia esotici – africani perlopiù - sia tipici della fauna della sua Sardegna, sempre presente nei ricordi dell’artista. Un bestiario «più fiabesco che moralistico, (...) trasposizione dall'umano in chiave di garbata ironia», come ebbe avuto modo di definirlo Giulio Carlo Argan, tra i primi sostenitori di Fancello insieme ad altri importanti scrittori e critici della Milano degli anni Trenta, come Leonardo Sinisgalli, Nino Bertocchi e Giulia Veronesi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
