Addio a Gallieno Ferri, il creatore di Zagor
Sì è spento ieri all’età di 87 anni uno degli autori che hanno fatto la storia del fumetto italiano
SASSARI. Insieme a Guido Nolitta, lo pseudonimo usato da Sergio Bonelli come sceneggiatore, aveva creato nel 1961 quello che è diventato uno dei simboli del fumetto italiano: Zagor. Il disegnatore Gallieno Ferri, papà grafico del personaggio che con le sue avventure fa sognare i lettori da oltre mezzo secolo, si è spento sabato a Genova, la sua città natale. Nonostante l'età, aveva compiuto da poco 87 anni, ha continuato a lavorare sino all'ultimo alla serie continuando a firmare le copertine e le storie più importanti.
La sua carriera come fumettista parte nel 1948 con l’editore Giovanni De Leo (“Il fantasma verde”, “Piuma rossa”) e negli anni Cinquanta inizia una importante collaborazione con il mercato francese (Thunder Jack). Nel 1960 conosce Sergio Bonelli e l’anno successivo nasce Zagor , al quale in pratica lavorerà tutta la vita. Un personaggio emblema dell’avventura con la A maiuscola, le cui storie si caratterizzano per la varietà dei temi e una ricercata commistione di generi che partendo dal western sconfina spesso anche nel fantastico.
Oltre che con Zagor, Ferri ha inoltre segnato la storia della Bonelli disegnando, nel 1975, il primo numero di “Mister No”. Oggi migliaia di lettori e tanti fumettisti cresciuti con i suoi lavori piangono la scomparsa di Gallieno Ferri. «L'ho incontrato un paio di volte in Bonelli – racconta Bruno Enna, sceneggiatore sassarese che in particolare con “Dylan Dog” e “Saguaro” ha scritto tante storie per la più importante casa editrice italiana del settore – Non posso dire di averlo veramente conosciuto, perché oltre a stringerli la mano non ho avuto occasioni di parlare con lui, ma la sensazione che mi ha sempre dato è quella di un maestro come pochi, umile come lo sono i grandi. Come lo era lo stesso Sergio Bonelli. Giganti dei quali sembra essersi persi lo stampo. Da lettore ricordo di aver letto molto Zagor da ragazzino e anche se ultimamente non riuscivo più a seguirlo, era rassicurante pensare che lui continuava a lavorarci ancora dopo tanto tempo».
Sulle pagine di Zagor ha alimentato la sua passione per il fumetto anche Emiliano Longobardi, sceneggiatore ma anche libraio che da venticinque anni è a stretto contatto con i lettori. E chissà quante volte ha consigliato e venduto ai suoi clienti albi sul personaggio bonelliano che, come mostrato da Ferri nelle sue copertine entrate nell'immaginario collettivo, indossa sempre una maglietta rossa senza maniche con un grande cerchio giallo che racchiude un’aquila nera. «Zagor è stato il primo fumetto che ho seguito con regolarità e passione da bimbo e da adolescente – ricorda Longobardi – Nolitta mi incantava con le storie, ma Ferri ha letteralmente educato il mio sguardo e formato in maniera determinante il mio immaginario e la mia idea di segno: classico, solidissimo, colto, ma anche estremamente leggibile e comunicativo. Ferri è stato una delle colonne portanti del fumetto italiano». (f.c.)
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