Mister Chocolat, la triste storia di uno schiavo che diventa star
ROMA. Le discriminazioni razziali e la lotta per sopravvivere di chi è diverso, in una storia vera che dai primi anni del secolo scorso si proietta con impressionanti rimandi nel nostro presente: c'...
ROMA.
Le discriminazioni razziali e la lotta per sopravvivere di chi è diverso, in una storia vera che dai primi anni del secolo scorso si proietta con impressionanti rimandi nel nostro presente: c'è tutto questo nel film Mister Chocolat di Roschdy Zem, da oggi nelle sale e che ieri sera ha aperto la sesta edizione del Festival Rendez-Vous, la rassegna dedicata al cinema francese.
Sullo schermo l'attore cult Omar Sy, nei panni di Rafael Padilla, primo artista nero della scena francese, la cui vita - in parte romanzata - si accompagna a quella del clown Footit (interpretato da James Thierrée), amico e partner sulla scena circense, nonché la prima persona ad aver creduto nelle sue potenzialità. Dapprima fenomeno da baraccone in un circo di periferia (dove impersonava un cannibale africano), Chocolat grazie all'incontro con Footit riesce ad arrivare nello splendore della Parigi della Belle Époque e la conquista. Insieme al compagno, i due artisti portano il sorriso sulla bocca di migliaia di spettatori, grandi e piccini. Poco importa se Chocolat non abbia neppure un'identità (cosa che lo conduce anche in prigione), perché il successo è a portata di mano e con esso il miraggio di una vita felice. Ma mentre cresce la popolarità e l'amicizia con Footit, Chocolat cede alla debolezza, tra gioco d'azzardo, alcool e problemi di denaro, senza poter più contrapporsi alla violenza dei pregiudizi. Tanto che né la decisione di mostrare a testa alta il proprio talento emancipandosi dal circo per approdare in teatro, né l'amore per una dolce infermiera riescono a salvarlo dalla rovina. Una storia dolceamara, dunque, quella scelta dal regista, che tuttavia sottolinea la volontà di raccontarla «senza vittimizzazione né pathos, ma solo mostrando un uomo con i suoi momenti di grandezza e decadenza».
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