La Nuova Sardegna

«Disegno il mistero della vita, un leggero suono di onde»

di FABIO CANESSA
«Disegno il mistero della vita, un leggero suono di onde»

I nove mesi di una gravidanza raccontati con immagini dipinte ad acquerello «Uso molto l’acqua, l’elemento che consente il maggior numero di possibilità»

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di FABIO CANESSA

Nato a Nogara, in provincia di Verona, vive e lavora a Mantova. Ma il suo cognome tradisce chiare origini sarde. «Mio padre è di Sassari», spiega Alessandro Sanna, quarant’anni, illustratore tra i più apprezzati a livello nazionale ma anche all’estero, con tante pubblicazioni in tutto il mondo e prestigiose collaborazioni a riviste come Vanity Fair e The New Yorker.

Il suo ultimo lavoro – appena uscito per Gallucci Editore e presentato pochi giorni fa alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna – è un libro di sole immagini dal titolo “Crescendo”, con il quale racconta la meraviglia della vita che cresce, dal concepimento alla nascita. Una storia costruita a partire dalla forma della pancia della mamma. Al libro è allegato un cd inedito che contiene 18 minuti di musica appositamente composta ed eseguita da Paolo Fresu. «Con Paolo avevo già fatto delle cose – racconta Sanna – In particolare il progetto di educazione musicale “Nidi di note” che coinvolgeva anche la moglie di Paolo, Sonia, e Bruno Tognolini».

In questo caso come ha coinvolto il musicista nel progetto?

«Questo libro parte tutto da me. Amo fare dei progetti, portarli avanti senza che nessuno mi chieda niente. Come un pittore che fa la sua tela e poi cerca il gallerista, io trovo l'editore. Quindi come autore ho contattato Paolo».

Cosa ha chiesto a Fresu in particolare?

«Quando ci siamo sentiti ero a metà del libro. Gli ho fatto capire come sarebbe andato avanti e spiegato che secondo me serviva una musica che potesse rilassare. Soprattutto le mamme, anche quelle in attesa. Una musica che in qualche modo potesse mettere quasi nella situazione di stare dentro il liquido amniotico. Paolo ha capito perfettamente cosa volevo e poco dopo ha registrato il brano. Nella traccia c’è questo crescere, si parte da un leggero suono di onde sino ad arrivare a una situazione più composita. Ma non c'è un inizio e una fine. La mia idea era fare un libro per sole immagini con all’interno la possibilità di ascoltare un brano musicale che può andare avanti oltre i 18 minuti, che si può riascoltare anche da solo. Come anche il libro che si può vedere in tantissimo tempo o velocemente».

Ma lei lavora ascoltando musica o in silenzio?

«Dipende. Ascolto spesso musica, però mi capita anche di stare molto concentrato in silenzio. Per come lavoro sono tentato di andare per istinto sul foglio e quindi non faccio mai grandi storyboard, grandi disegni preparatori. Tutto avviene lì e quindi mi devo caricare molto, fare una sorta di allenamento soprattutto mentale. Quando tutta questa energia si convoglia inizio a disegnare le immagini che vanno bene. Però è un lavoro molto lungo e ci deve essere sempre un soggetto, un perché. Nel caso di “Crescendo” la prima scintilla era soltanto quella curva del seno e della pancia che poteva andar bene per tutto il libro. Però ero ancora molto insicuro, non capivo cosa potevo farne di quella idea. E soltanto dopo due anni sono riuscito a gestirla, a portarla avanti e realizzare questo libro».

In un libro di sole immagini, senza parole, come si gestisce il racconto che si dà in mano ai lettori?

«Io arrivo fino a un certo punto, poi se il lavoro è ben fatto le strade che può intraprendere il lettore sono le più varie. Io provo a non chiudere la narrazione, a non specificare troppo, a lasciare dei punti misteriosi. Mi piace fare libri così, dove non tutto è immediatamente rivelato. Non ci devono essere secondo me delle precisazioni imposte dall'autore, devono esserci dei segnali che possono portare il lettore verso una strada. Ho avuto anche delle belle sorprese in tal senso, persone che hanno visto nei miei libri cose che io non avevo preso nemmeno in considerazione».

Che strumenti usa per rendere al meglio queste sensazioni?

«Amo utilizzare strumenti che hanno come medium l’acqua, strumenti quindi difficilmente controllabili e che possono regalare delle sorprese. Ogni volta è qualcosa che sembra nuovo, devi ristudiare per arrivare a un certo livello, mentre le altre tecniche sono molto ferme, controllabili e di quelle non mi fido, perché è come se già sapessi dove andare. Per questo uso acquerelli, pennelli e tanta acqua così quando inizio succede sempre qualcosa di inaspettato».

L'acqua riporta all’azzurro, al blu. I colori che sembrano più ricorrenti nel libro.

«Sono colori che portano verso un altrove, verso qualcosa di irraggiungibile oppure che è dentro di noi, però talmente in profondità che ce ne accorgiamo solo in alcuni momenti, quando si riesce ad avere tutti i sensi accesi. Questo accade nella letteratura, nella musica, nell’arte visiva. Uso molto quel colore, il blu, anche perché mi sembra giusto per suggerire il mistero. In particolare il blu di Prussia, abbastanza scuro che però usato con l'acqua ti restituisce tante possibilità».

Nel libro ci sono anche diverse figure animali. Perché questa scelta?

«Gli animali sono sempre per me elementi di energia e di movimento e poi hanno a che fare in questo libro con quello che sta nel mondo, in cielo, a terra e nell'acqua. C'è questa creatura che nasce dentro la pancia e io mettendo questi animali, questi elementi, dichiaro che tu non ancora nato sei comunque parte del mondo. Questo il pensiero che sta alla base del libro».

Un libro perfetto per le mamme. Lei però fa soprattutto libri dedicati ai bambini. Com'è arrivato alla letteratura per l'infanzia?

«Sono partito come pittore anni fa, poi ho capito che fare libri illustrati per bambini e ragazzi è qualcosa che asseconda appieno la mia sensibilità. Ci posso mettere tutta la mia ricerca di comunicazione visiva, di narrazione che inseguo. Vado spesso in scuole, biblioteche, festival dove incontro i ragazzi e ho da loro delle risposte importanti sul mio lavoro e su come sono loro. Penso il bambino sia la persona più ricettiva e ogni volta i bambini sono nuovi, le loro teste sono fresche, si può lavorare sempre all’infinito. Non amo ripetermi, usare gli stessi ingredienti, provo a cambiare come fa il bambino quando gioca».

Ricorda un libro che l’ha particolarmente colpita quando era bambino?

«Ricordo che in prima elementare mi era capitato tra le mani un incredibile Pinocchio di Jacovitti. Forse mi ha segnato e la mia educazione visiva è iniziata proprio con quel libro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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