La Nuova Sardegna

Ritmo e ironia per la “Coppia che scoppia”

di Grazia Brundu

Per la rassegna “Tribù teatrali” Francesca Epifani e Andrea Trovato reinterpretano con successo la pièce di Michael Frayn

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SASSARI. La pièce ha quasi cinquant'anni, e un po' si vede, soprattutto nei contenuti che sorprendono meno di un tempo. Però il pubblico continua a ridere di fronte ai rapporti di forza altalenanti, agli equivoci e alle piccole abitudini tossiche che si instaurano tra i coniugi protagonisti di "The two of us" ("Due di noi") del commediografo inglese Michael Frayn, messo in scena per la prima volta nel 1970 al Garrick Theatre di Londra.

Si sono divertiti molto, venerdì e sabato scorsi, anche gli spettatori del Ferroviario di fronte alla libera interpretazione del lavoro, sotto il titolo di "Coppia che scoppia", proposta dal Teatro Kopò di Roma, con la regia di Simona Epifani, per la rassegna "Tribù Teatrali" organizzata da Arts Tribu. Merito dei due interpreti, Francesca Epifani e Andrea Trovato, a loro agio nei ruoli appartenuti in origine a John Clark e a Lynn Redgrave, sorella della più celebre Vanessa Redgrave. Ruoli brillanti che in Italia hanno avuto le sembianze anche di Anna Marchesini e Tullio Solenghi e, più di recente, di Emilio Solfrizzi e Lunetta Savino. Gli interpreti del Kopò hanno dimostrato di avere le qualità indispensabili: senso del ritmo e affiatamento reciproco. Sia quando interpretano i genitori le cui notti di passione sono state trasformate dalla nascita del figlio in notti di pannolini da cambiare, sia quando raccontano l'incomunicabilità di una moglie logorroica e di un marito che "parla" solo attraverso un tic nervoso al piede. Ma soprattutto nell'ultima parte, la più divertente e impegnativa, dove i due attori interpretano cinque personaggi, destreggiandosi tra l'azione sul palco e il dietro le quinte e calibrando il ritmo delle entrate e delle uscite. Il pretesto è una cena alla quale è stato invitato per errore l'ex marito di un'amica della coppia, la quale è arrivata in compagnia di un nuovo amante, un "toy boy" hippy che sembra uscito da un film di Verdone. Relazione che, al debutto della pièce di Frayn, suscitò un certo scandalo tra i critici benpensanti. Tanto più che l'amante era interpretato, nella tournée del 1975, da un attore di colore. Cose da educande (e da razzisti) per i tempi attuali. Resta il fatto, comunque, che questa parte del lavoro, per le potenzialità offerte dal fuori scena, era la preferita dallo stesso Frayn, che aveva costruito "The two of us" come una successione di quattro atti unici, ciascuno dei quali con protagonista una coppia differente. Per il Teatro Kopò la coppia protagonista di tutte le vicende è invece una sola, mentre gli atti, o meglio le scene, sono tre con l'aggiunta di una cornice all'inizio e alla fine in cui si vedono i coniugi ormai anziani che ripercorrono il passato tra nostalgia e insofferenza. "Tribù teatrali" prosegue il 29 e il 30 aprile con "Disconnessi" del Teatro Tabasco di Milano.

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