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“Buonasera Moby Prince” Film su una tragedia italiana

di Fabio Canessa
“Buonasera Moby Prince” Film su una tragedia italiana

SASSARI. Sui titoli di coda le immagini girate, quindici giorni prima, da un membro dell'equipaggio. Il ponte, la sala bar, quella ristorante. La pancia della balena. Di quel traghetto che due...

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SASSARI. Sui titoli di coda le immagini girate, quindici giorni prima, da un membro dell'equipaggio. Il ponte, la sala bar, quella ristorante. La pancia della balena. Di quel traghetto che due settimane dopo, il 10 aprile del 1991, avrebbe inghiottito tra le sue fauci roventi le vite di 140 persone. Scorrono intanto sullo schermo i loro nomi, in ordine alfabetico.

Si conclude così “Buonasera, Moby Prince”, ricordando chi sono le vittime della più grande tragedia della marineria civile italiana. Uomini e donne. Ragazzi e anziani. Passeggeri e membri dell'equipaggio. Vite spezzate quella notte maledetta che ha segnato per sempre anche i loro familiari. Ancora oggi alla ricerca di una verità che appare avvolta da una nebbia ben più fitta di quella indicata come una delle cause dell'incidente di venticinque anni fa.

Il documentario realizzato dalla sede regionale della Rai, a cura di Paolo Mastino, dopo la prima proiezione a Cagliari verrà presentato stasera a Macomer per iniziativa del cineforum “Il posto delle fragole”. L'appuntamento è alle 21, al Centro servizi culturali. Insieme al giornalista curatore, ci sarà anche Luchino Chessa.

Il figlio del comandante del Moby Prince (Ugo Chessa) è uno dei familiari delle vittime intervistati per il documentario della Rai che con testimonianze, documenti e immagini inedite ripercorre le varie fasi delle indagini che dopo un quarto di secolo non hanno consentito di chiarire definitivamente quello che è avvenuto nella rada di Livorno.

Un prezioso lavoro giornalistico che è stato anche acquisito, nei giorni scorsi, dalla commissione parlamentare d'inchiesta sul Moby Prince. Con dovizia di particolari, e sempre con grande chiarezza, il documentario procede esponendo punto per punto gli elementi oscuri della vicenda: la collisione con la petroliera Agip Abruzzo, il may-day del marconista del traghetto che si sente appena, l'impianto antincendio, la nebbia, il ritardo nei soccorsi, la misteriosa presenza di navi americane nella zona.

Il racconto mette così in evidenza quelle che appaiono come incongruenze nella richiesta di archiviazione, presentata dalla procura della Repubblica di Livorno nel 2010, dove viene ribadito sostanzialmente che le cause dell'incidente vanno ricercate nella condotta di chi quella sera era in plancia di comando. I figli del comandante, insieme agli altri familiari delle vittime, si sono sempre battuti per arrivare a una verità limpida. Per la giustizia. E continuano a farlo: «C'è rabbia e determinazione – dice Luchino Chessa –.La rassegnazione non serve a niente. Andremo avanti sempre».

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