San Sperate, il paese museo ha proclamato il lutto cittadino
CAGLIARI. San Sperate: ogni viuzza, slargo e cantone di questo borgo agricolo è impregnato di una storia popolare e appassionata, dove la cultura si è impastata con il territorio in forme uniche e...
CAGLIARI. San Sperate: ogni viuzza, slargo e cantone di questo borgo agricolo è impregnato di una storia popolare e appassionata, dove la cultura si è impastata con il territorio in forme uniche e originali. Una storia neanche tanto distante nel tempo segnata dall’opera, l’ingegno e la capacità visionaria di un figlio prediletto, per molti anche scomodo, quale fu Pinuccio Sciola. Per ricordare il quale l’amministrazione comunale ha proclamato il lutto cittadino.
Più che uno scultore, artista a tutto tondo e poeta. Rivestì le vecchie e umili mura del paese fatte di “ladini”, dipingendole prima con la calce bianca da brillare immacolate al sole impietoso e torrido dell’estate e poi di disegni, murales. A decine e dappertutto frutto dell’opera di decine di artisti arrivati da tutto il mondo lì, in un villaggio che quasi non si distingueva nelle carte, dai tanti altri e simili del Campidano. Fu proprio Sciola, artista e operatore culturale allo stesso tempo, a farlo sortire fuori dall’anonimato catapultandolo al centro dell’attenzione artistica internazionale.
Erano appena spirati i venti della rabbia e della contestazione sessantottina, e l’artista reduce dalla Parigi radiosa del Maggio portò a casa la voglia di cambiare aprendo a inedite forme di comunicazione e confronto. Capovolgendo il rapporto tra centro e periferia Sciola apriva al mondo e questo si apriva al borgo e all’Isola. Il muralismo è anche il primo germe di una trasformazione che getterà i semi salutari di crescita culturale dentro le turbolenze dei Settanta. Lo scultore è lì a dare l’esempio, primo tra uguali. Il possente portale ligneo che introduce al cortile della casa campidanese è sempre aperto, giorno e notte. Centro motore di iniziative e laboratorio, eppure luogo di approdo. Sono le discussioni e il lavoro di tessitura fatto con gli artisti sardi, da Foiso Fois a Gaetano Brundu, da Franco Putzolu a Giorgio Princivalle etc.. e poi quelli stranieri. Arrivano i tedeschi Rainer Pfur ed Elke Reuter. Lo svizzero Orto Melger, i messicani Josè Zuniga e Corrado Dominguez, l’olandese Walter Jensen.
Ma non è solo pittura o arti figurative. Una mattina del gennaio del 1974 giunge da queste parti anche la compagnia danese dell’Odin Teatret diretta dal regista italiano Eugenio Barba che proprio in Sardegna sperimentò le prime forme del “baratto teatrale” , o scambio alla pari di teatro e musica con le popolazioni coinvolte nelle loro formidabili tournèe. Da qui, due anni dopo, il paese partirà per un memorabile sbarco alla Biennale di Venezia.
Arte, teatro e musica. A sostenere i primi passi di Jazz in Sardegna c’è ancora Sciola. Don Cherry si innamora della sua arte. A visitare i giardini incantati dello scultore, atelier magici a cielo aperto dove Sciola amava stupire accendendo fuochi notturni attorno ai suoi menhir e dolmen o le sue straordinarie pietre sonore, andranno Sun Ra, Cecil Taylor, Lester Bowie, gli Art Ensemble of Chicago, e decine di altri jazzisti americani e italiani. Cantautori come Francesco Guccini, attori come Arnoldo Foà, Gian Maria Volonte, Roberto Benigni, Moni Ovadia. Scultori, architetti e filosofi, giornalisti e artisti ai primi passi approdano a San Sperate per ascoltare il Maestro che riusciva a far sognare raccontando come dentro le pietre fosse nascosto il suono dell’universo.
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