Storie ingarbugliate di un agente quasi segreto
Al Civico la Compagnia del Teatro Instabile in collaborazione con Paco Mustela presenta “Lo spione”
SASSARI. Equivoci, storie ingarbugliate, momenti surreali dovuti all’imperizia di un investigatore maldestro. Tutto montato in un crescendo serrato di divertimento e risate. “Lo spione, ovvero un agente quasi segreto” arriva stasera al Teatro Civico di Sassari (alle 21) insieme a un gruppo di attori in gran parte giovanissimi e alla prima esperienza. Si chiamano la Compagnia del Teatro Instabile e li guida il regista e autore sassarese Pierangelo Sanna. Sono un gruppo energico ed entusiasta di pazienti e operatori del Centro diurno di salute mentale di via Amendola, affiancati dagli attori dell’Associazione Paco Mustela, la compagnia diretta da Sanna, da sempre sensibile alle tematiche sociali.
“Lo spione”, liberamente tratto da una commedia brillante dell’autore di origini libanesi ma napoletano d’adozione Samy Fayad (Edoardo De Filippo mise in scena vari suoi lavori), è il risultato di un laboratorio teatrale iniziato l’anno scorso. Una serie di incontri coordinati dal regista, in accordo con la direzione del Csm, durante i quali gli ospiti della struttura hanno discusso di copioni, battute e scenografie, hanno stretto nuovi rapporti di amicizia, hanno sperimentato l’impegno che un lavoro (in questo caso, teatrale) comporta. Come ricorda il regista «la collaborazione tra Paco Mustela e il Csm nasce circa cinque anni fa, all’interno dell’iniziativa “La bottega dei sogni, fra parole e musica”, che annualmente vede i pazienti nel ruolo di autori di poesie e di lettori». In realtà, aggiunge, a voler essere precisi «la compagnia del Teatro Instabile si è formata già una quindicina di anni fa, subito dopo la chiusura dell’ospedale psichiatrico di Rizzeddu, grazie a un esperimento voluto dall’allora direttrice del Dipartimento di salute mentale, la dottoressa Alba Corona».
Oggi la compagnia è quasi del tutto rinnovata. Accanto a qualche presenza “storica”, gli attori-pazienti sono quasi tutti giovanissimi. Così come gli operatori sanitari, molti dei quali neo-laureati, loro colleghi di palco. Il regista, però, preferisce non fare distinzioni di alcun genere tra gli interpreti: «Il mio approccio è attento a non disturbare le singole sensibilità, ma appena accettano di far parte di un gruppo teatrale, sono tutti semplicemente degli attori e devono portare avanti uno spettacolo».
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