La Nuova Sardegna

convegno dell’università

C’è un deserto che avanza, anche la Sardegna da salvare

di Monica De Murtas
C’è un deserto che avanza, anche la Sardegna da salvare

SASSARI. La Sardegna è una delle cinque regioni italiane a rischio desertificazione ma l’emergenza è globale, riguarderà tutti i continenti se non si sapranno trovare soluzioni concrete a breve...

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SASSARI. La Sardegna è una delle cinque regioni italiane a rischio desertificazione ma l’emergenza è globale, riguarderà tutti i continenti se non si sapranno trovare soluzioni concrete a breve termine. Di questi argomenti si è discusso nella due giorni dedicata al progetto “Wadis-Mar” finanziato dall'Unione europea e incentrato sulla gestione sostenibile dell'acqua nelle zone aride. Organizzato dal Nucleo di ricerca sulla Desertificazione (NRD) dell’università di Sassari il progetto è nato 4 anni fa in collaborazione con l’università di Barcellona e altre organizazzioni internazionali.

L’appuntamento, che ha coinciso con la “Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione”, ha raccolto in città i più illustri studiosi del settore. Tra questi: Daniel Tsegai delle Nazioni Unite, Wail Benjelloun, presidente dell’Unione delle università del Mediterraneo, Grammenos Mastrojeni, focal point italiano all’Unccd. Presenti anche Giuseppe Enne, presidente del comitato scientifico NRD Wadis-Mar, il direttore del progetto Pier Paolo Roggero e il coordinatore Giorgio Ghiglieri. «Le soluzioni vanno trovate in un lavoro congiunto –ha spiegato Roggero – che partendo dal mondo scientifico coinvolga anche politici, agricoltori e il sistema educativo a supporto di investimenti efficaci destinati a migliorare la qualità e disponibilità delle risorse idriche».

Il workshop ha portato alla firma di una dichiarazione per la cooperazione nello sviluppo di programmi di ricerca e didattica. Da quanto emerge nel dibattito il lavoro della comunità scientifica e delle istituzioni non basta però a risolvere l’emergenza internazionale che può essere affrontata solo attraverso una presa di coscienza individuale sul fenomeno dei cambiamenti climatici e sulle strategie di recupero e salvaguardia dell'ecosistema. «Dobbiamo lavorare sull'informazione e sulla capacità di coinvolgere i nostri interlocutori –conclude Roggero– per questo abbiamo chiesto aiuto ad artisti e comunicatori». Il progetto si è concluso nella Sala Sassu con un riuscitissimo appuntamento culturale. Condotta da Sante Maurizi e realizzata in collaborazione con il Festival “Pensieri e Parole, libri e film all’Asinara”, la Libreria Koiné e il Conservatorio, la serata è stata incorniciata dall’esibizione dell’Orchestra Giovanile del Conservatorio e del coro di voci bianche della Corale Canepa. Un linguaggio informale fatto di musica e racconto ha raggiunto lo scopo di coinvolgere il pubblico. Di grande appeal l’intervento di Fiorella Ravera, regista del programma Rai “Ulisse”, caposcuola del giornalismo televisivo di divulgazione scientifica italiano. Illuminante in chiusura la relazione di Grammenos Mastrojeni autore del libro “L’arca di Noè: per salvarci tutti insieme”. Attraverso le parole di Mastrojeni si scoprono insospettabili legami fra alberi e guerre, povertà e fiumi, sistemi totalitari, clima e migrazioni di massa. «Un ambiente degradato non segna solo l'estinzione di orsi e api –dice Mastrojeni – è un processo globale. Possiamo ancora farcela ma solo se ognuno di noi cambierà abitudini. Il “costo” da affrontare è migliorare la qualità della propria vita e favorire così la tutela dell'ecosistema. Ogni piccolo gesto di responsabilità viene raccolto e remunerato da madre natura». Insomma per aiutare il mondo dobbiamo far del bene a noi stessi. Come?: meno carne e più verdure, meno petrolio e più energia pulita, e se ci sarà un’apocalisse la colpa non sarà solo delle multinazionali e della politica. Il futuro della specie umana è in mano ad ognuno di noi.

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