Un nuovo dialogo verso la pace per il conflitto arabo-israeliano
SASSARI. Inizio anni Trenta. La Palestina ha un aeroporto, tre porti importanti, buoni collegamenti interni, una moneta, un passaporto per tutti i cittadini. Una situazione positiva per il popolo...
SASSARI. Inizio anni Trenta. La Palestina ha un aeroporto, tre porti importanti, buoni collegamenti interni, una moneta, un passaporto per tutti i cittadini. Una situazione positiva per il popolo palestinese, che lascia intravedere un periodo di sviluppo importante. Le cose cambiamo però in fretta e oggi sono molto diverse da allora. Con l'aiuto di una presentazione grafica Wiam Erikat, direttrice delle relazioni pubbliche e culturali del comune di Gerico, ripercorre la storia del suo Paese nell’ultimo secolo. È con questa relazione introduttiva che si è aperto venerdì sera a Sassari, nella Sala Angioy del Palazzo della Provincia, il convegno “Palestina: una questione mediterranea. Aspetti sociali e giuridici”. Un’iniziativa organizzata dall’Isprom (Istituto di studi e programmi per il mediterraneo), dalla Conférence permanente des villes historiques de la Méditerranée e dall’associazione “Ponti non Muri” nata a Sassari nel 2007 e che in questi anni ha ideato dei progetti importanti per aiutare nel concreto donne, bambini, ragazzi in quella zona del mondo senza pace. Oltre, ovviamente, a portare avanti un lavoro continuo per informare sulla situazione drammatica della vita in Palestina. «Una questione di cui oggi non si parla quasi più» ha sottolineato Nabeel Khair, vicepresidente dell’Unione delle comunità palestinesi in Europa, che nel suo appassionato intervento ha puntato il dito contro l’atteggiamento di Israele «che continua a non rispettare principi e accordi internazionali» e contro la stessa politica delle Nazioni Unite incapace di far rispettare le risoluzioni e con un problema originario che si tende a sottovalutare: «Nel 1947 – ha ricordato Nabeel Khair – l’Onu votava la risoluzione 181 che parla della spartizione della Palestina, una risoluzione in fondo illegale perché violava il diritto all’autodeterminazione del popolo che viveva lì». Sulle mancanze del sistema mondiale ha insistito anche Hassan Abdelhamid dell’Università Ain Shams del Cairo, sottolineando come il conflitto tra Israele e Palestina rappresenti «il fallimento, il simbolo dell’ingiustizia della società internazionale». Necessario dunque un nuovo dialogo «che potrebbe trovare – ha ipotizzato Mahmoud Hassen dell’Université Tunis El Manar – terreno adatto nell’ambito mediterraneo» per arrivare alla soluzione «due popoli, due Stati, con il riconoscimento del popolo palestinese».
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