È morto a Roma il poeta Valentino Zeichen Vita controcorrente dell’ultimo irregolare
ROMA. Un poeta narrativo, «del racconto, molto veloce e simultaneo, soprattutto nei tempi di Internet». Così si sentiva Valentino Zeichen, morto oggi a 78 anni al Santa Lucia di Roma dove era in...
ROMA. Un poeta narrativo, «del racconto, molto veloce e simultaneo, soprattutto nei tempi di Internet». Così si sentiva Valentino Zeichen, morto oggi a 78 anni al Santa Lucia di Roma dove era in riabilitazione dopo l'ictus che lo aveva colpito lo scorso 17 aprile e dal quale sembrava si stesse riprendendo bene. Per lui si erano mobilitati amici, estimatori e il mondo intellettuale e politico per il riconoscimento del vitalizio della legge Bacchelli, conferita lo scorso maggio.
Originario di Fiume, dove era nato nel 1938, ha vissuto per quarant'anni vicino a Piazza del Popolo, in una baracca al Flaminio a cui era molto legato che era diventata una leggenda. Un po’ come la sua vita di poeta dai modi snob, dandy e libertino che nei primi anni romani girava con i pantaloni tenuti dallo spago, mantenendo la sua strana eleganza, come ricorda l'amico Aurelio Picca. «È stato l'ultimo degli scrittori – dice Picca – ad aver creato una leggenda esistenziale. Gli ultimi scrittori a farlo sono stati quelli nati negli anni Dieci e Venti, Alberto Moravia, Anna Maria Ortese. Ora si scrivono libri e punto».
Autore di numerose raccolte di poesie – dal 1974 quando uscì la prima “Area di rigore”, pubblicate negli ultimi anni negli Oscar Mondadori, Zeichen stava lavorando a un romanzo che si portava sempre dietro, “Invidia contro invidia”, del quale aveva «alcuni foglietti in tasca quando ha avuto l'ictus» racconta l’editore Elido Fazi al quale Zeichen aveva affidato negli anni i suoi diari: 12-15 quaderni scritti a mano. «Adesso vedremo se pubblicarli. Ci sono poesie, commenti, pensieri», spiega Fazi, che di Zeichen ha pubblicato “La sumera”, “Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio”, in cui la città eterna è simbolo ed emblema fisico e sentimentale della bellezza e del tempo che passa, “'Aforismi d'autunno”, dove Zeichen ha sperimentato un genere nuovo in cui la composizione è legata ai cambi dei colori della natura in autunno e nel 2011 “Il testamento di Anita Garibaldi”, un monologo dedicato agli ultimi giorni di vita dell'eroe dei due mondi. Tra gli altri libri “Gibilterra” (Mondadori), tra i suoi preferiti, e poi, sempre per Mondadori, “Metafisica tascabile” e “Casa di rieducazione”. «Con la poesia non ho più nulla da dire», aveva detto Zeichen, parlando della narrativa – suo interesse prioritario negli ultimi anni – come di «un abisso di cose reali».
Alla clinica Santa Lucia, dov’era ricoverato, Zeichen ha parlato fino all'ultimo con il suo editore. «Dopo l’ictus, aveva ripreso a parlare benissimo. Discuteva e scherzava. Era sempre tra la battuta e la verità», ricorda Fazi.
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