Napoli canta in jazz Massimo Ranieri al Parco dei suoni
“Malìa” ha inaugurato a Riola il festival European Jazz Expo Con Enrico Rava, Stefano Di Battista e Riccardo Fioravanti
RIOLA. Napoli canta in jazz, con uno dei suoi figli più amati, Massimo Ranieri, circondato da una magnifica superband in «Malìa» misurato e originale omaggio alla canzone sotto il Vesuvio tra i Cinquanta e Sessanta. Venerdì scorso, apertura di pregio per Umbria jazz, e l'indomani, sabato, nella magnifica cornice del Parco dei Suoni, per l'European Jazz Expo. Musica per grandi festival insomma, popolare e raffinata allo stesso tempo, fatta di canzoni che hanno mosso passioni d'amore e ora, rivestite di suoni sontuosi, vengono riconsegnate all’ascolto come brani inediti. Cioè, mai sentiti così. E' stata quindi una festa di sorprese per gli oltre millecinquecento spettatori al Parco dei suoni, un’ex cava d’arenaria abbandonata che sembra inventata dal genio multiforme di un artista come Pinuccio Sciola (al quale tra l’altro il festival ha dedicato l’edizione, ricordandolo con eleganti giochi di luce colorata disegnati sulle pareti da quel mago che è Gianni Melis). Una sorpresa che ha soddisfatto due pubblici, quello canonico dell’interprete di «Rose rosse», attore e cantante amatissimo, e l’altro, esigente e coltivato del jazz.
Ha ragione d’altra parte Ernesto Assante, critico di Repubblica che l'altra sera a «Webnotte» ha definito quell’incredibile manipolo di musicisti di «Malìa» – autori anche del disco omonimo prodotto da Mauro Pagani – come «la nazionale del jazz». A sostenere sul palco Ranieri infatti c’è Enrico Rava, star indiscussa a livello internazionale, il sassofonista Stefano Di Battista, il contrabbassista Riccardo Fioravanti, il batterista Stefano Bagnoli e la pianista Rita Marcotulli. Proprio quest’ultima, artista di straordinaria sensibilità, che conosce bene la musica popolare (ha collaborato tra gli altri, anche con la nostra cantante Elena Ledda) riscrive in diretta le melodie eseguite dal cantante trasformandole in materiale palpitante di ritmo e colori: perfetto per le stellari uscite in a solo di un geniale Rava o di un magnifico Di Battista, con i suoi fraseggi fluenti di note cristalline.
Certo, non si diventa crooner in un giorno e il materiale prescelto non è di quelli facili: rimanda alla Napoli del dopoguerra, città stelle e strisce per la presenza degli americani nella base Nato, pullulante di locali, club e varietà. E autori anticonformisti e al passo coi tempi come Carosone. Fu una stagione particolarmente felice per la scrittura musicale e generò motivi che Ranieri ha ripescato con la complicità ormai pluriennale di Pagani, riproponendoli in scaletta con l’aggiunta di un commosso omaggio al bluesman Pino Daniele.
Massimo Ranieri non fa completamente «sue» le canzoni ma anzi le interpreta teatralmente, rispettando l’ordito jazzistico. Da «Canto ’e primavera», «Anema e core», «Zazà», «Na voce e na chitarra», «Tammuriata», «Accarezzame», «Aumm aumm», «Malatia», «Tu vuò fa l’americano», «Luna caprese», «Torero», «Malaffemena», «Tutta nata storia», «Luna rossa», «Uè che femmena» e i bis finali di «Resta cu mme» e «Sarracino».
Ieri c’è stato il via alla rassegna nel centro storico di Cagliari, penalizzata subito dal mancato allacciamento della corrente Enel che ha costretto gli organizzatori a ridurre il programma previsto. Tra le piazze San Giacomo e San Domenico oggi attesi tra gli altri Mauro Sigura quartet, Manuela Mameli, domani Arrogalla e Giuliano Gabriele, incontri, poeti e mostre. Da non perdere mercoledì all’auditorium del Conservatorio i set del chitarrista John Scofield, il pianista Brad Mehldau e il percussionista Mark Giuliana.
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