In cerca della bussola nel mare confuso dell’informazione
Incontro sul giornalismo al festival di Perdasdefogu Con Giorgio Zanchini, Marino Sinibaldi e Lella Mazzoli
PERDASDEFOGU. Cosa sia cultura, dove porta la libertà d’informazione della Rete, quali responsabilità impone lo sviluppo dei nuovi media: ogni trasformazione porta con sé grandi questioni, poche risposte e molta voglia di discuterne. Anche a Foghesu, dove il pubblico del paese, si è raccolto nella chiesa carolingia di San Sebastiano – “luogo dell’anima” salvato dalla rovina – per ascoltare Marino Sinibaldi, direttore di Radio3, Giorgio Zanchini, voce di “Tutta la città ne parla” e Lella Mazzoli, docente di Sociologia dell’Università di Urbino dove dirige la scuola di giornalismo.
Lo spunto, per tutti, è “Info Cult”, raccolta di saggi uscito per Franco Angeli a cura di Zanchini e Mazzoli. Brevi intermezzi musicali affidati al violino di Gianmaria Melis segnano il tempo, lo spazio scandito dal pozzo con navicelle di Efisio Monni simboli della profondità del sapere. Le note di “My favourite things”, sigla di Fahrenheit, offrono a Sinibaldi l’occasione di definire l’idea di cultura come. «Il deposito di bellezza ed intelligenza che un passato, spesso stupido ed efferato, ci ha consegnato e quindi la responsabilità che ci insegna a prendercene cura. Ma per attraversare la cultura abbiamo bisogno di strumenti. I dati non sono incoraggianti: un quinto degli italiani non accede ad alcun dato culturale, al Nord va meglio che al Sud, la Sardegna sta nel mezzo. Gli italiani sono ultimi in tutti i consumi culturali, comprese le visite nelle città d’arte, che da noi significa fare uno slalom per evitarle». «Oppure significa che non abbiamo informazioni sufficienti per godere della cultura – ha replicato la Mazzoli citando i dati di “Info Cult” –. Per gli italiani cultura è “viaggi-turismo-cibo”. Ma non siamo capaci di raccontare il nostro paese raggiungendo il cuore delle persone. Le informazioni passano per la TV (90%) anche se ci sono più di mille festival; ma se ognuno torna a casa con una parola in più nel proprio lessico vuol dire che è servito venire qui. Se invece cercate in rete gli orari di Palazzo Pitti dovete digitare Polo Museale Firenze perché non sanno comunicare: cercare informazioni significa poterle trovare».
Della difficoltà di orientarsi nel mare di news dato conto Giorgio Zanchini. «Dalle bombe del 2005 alla metro di Londra la Bbc ha nella sua homepage delle finestre curate dai giornalisti e altre con quello che postano i testimoni. Da vent’anni l’informazione la fanno professionisti e non professionisti. Ma come perimetrare il campo? A Monaco, Nizza e in Turchia le notizie arrivavano dalle fonti più diverse senza che si riuscisse a capire cosa succedeva. La polizia bavarese ha operato la scelta assai contestabile di dare solo informazioni ufficiali per evitare che i social media alimentassero il circuito della violenza; da Nizza arrivava di tutto in modo confuso e angosciogeno. C’è bisogno della bussola dei giornalisti perché la rete ha portato grande libertà ma anche la necessità di fonti che mettano in ordine i tasselli». L’umanità ha sempre desiderato comunicare nel tempo più breve possibile ha concluso Sinibaldi. «Con la rete la grande utopia si è realizzata. Ma la libertà implica una maggiore responsabilità individuale e il fatto che l’Italia spenda in cultura il 20% in meno dei paesi Ocse e le famiglie italiane il 40% in meno è come dire che la cultura conta poco».
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