La Nuova Sardegna

Notre-Dame de Paris emozioni e spettacolo

di Sabrina Zedda
Notre-Dame de Paris emozioni e spettacolo

Un successo l’allestimento all’Arena Sant’Elia di Cagliari

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CAGLIARI. Danzano, regalando al pubblico tutta la bellezza della danza moderna. Volteggiano leggeri, quasi come se quelle acrobazie ardite fossero uno scherzo. E, soprattutto, cantano. Eccome se questi artisti cantano: voci limpide, talvolta robuste. E anche voci soavi, che sembra quasi di udire il canto di una sirena. Come nel caso di Esmeralda (Lola Ponce), tra le protagoniste di questo “Notre-Dame de Paris”, in cui il cast, numeroso, e soprattutto affiatato, rapisce gli spettatori catapultandoli nel bel mezzo di una storia d’amore tragica, ma intrisa di romanticismo.

Approdato in città sabato scorso, negli spazi dell’Arena Sant’Elia, per l’organizzazione di Sardegna Concerti e la produzione di Saludo Italia, “Notre-Dame de Paris”, ha fatto cinque repliche (è stata aggiunta una data, dopo il sold out di 15 mila biglietti registrato a pochi giorni dalla prima cittadina), è molto più di un musical. E’ un’opera colossale, di quelle come mai se ne sono viste in Italia, perché al musical unisce danza contemporanea, break dance, acrobazie e un impianto scenografico imponente.

La storia è quella narrata nell’omonimo romanzo da Victor Hugo: nella Parigi del 1482 (“Il tempo delle cattedrali”, viene chiamato qui) davanti alla cattedrale di Notre-Dame, uno dei centri della cristianità in Europa, gli zingari chiedono diritto d’asilo. Tra questi c’è Esmeralda che subito fa breccia nel cuore di Febo, il capitano delle guardie mandate dal perfido arcidiacono Claude Frollo. Febo però è prossimo alle nozze con la ricca Fiordaliso. Intanto anche Frollo perde la testa per la giovane, così chiede al suo fidato Quasimodo (il campanaro della cattedrale) di rapirla. Da qui è un susseguirsi di colpi di scena, tra rapimenti, tentativi di omicidio, bugie, tradimenti, lacrime e passione.

Un capolavoro della letteratura, che dietro alla storia d’amore nasconde anche quella degli ultimi e dei reietti. La trasposizione italiana della versione originale francese dello spettacolo, scritto da Luc Plamondon, è di Pasquale Panella, mentre le musiche sono firmate da Riccardo Cocciante. In scena c’è un cast d’attori giovani e bravi, completato da una trentina di altri giovani tra danzatori, acrobati e breaker. Un’opera immensa che a distanza di tempo (diversi anni fa “Notre Dame de Paris” fu proposto nell’Anfiteatro romano di Cagliari) non scolorisce e non delude il pubblico.

Lo si vede ancor prima dell’inizio dello spettacolo, quando sotto il cielo tempestato di stelle, a poca distanza dai “casermoni” di Sant’Elia, gli spettatori già fremono e cominciano a battere le mani, chiamando i loro idoli. Subito dopo, sul palco è tutto un tripudio di luci colorate e soffuse: lo show comincia, le prime note sono partite e il pubblico non si fa pregare, e canta quei brani che ormai conosce a memoria, ascoltati chissà quante altre volte prima di questo appuntamento.

Perché “Notre-Dame de Paris” è così: emoziona, fa sognare e fa palpitare il cuore. E allora perché no? Perché non entrare dentro questo spettacolo, già definito «un’opera popolare moderna», accompagnandolo con il cuore e con la voce sino alla fine, che tanto due ore e mezzo non sono nulla per questi spettatori che hanno voglia di storie belle? «Un musical perfetto – dice il suo storico produttore David Zard– che ha tanto successo perché maniete ciò che promette: spettacolo ed emozioni».

Più volte gli applausi volano a scena aperta per ciascuno dei protagonisti e, infine, avvolgono il cast completo, uscito per ringraziare. Un cast generoso che dopo lo spettacolo incontra i suoi fan per un’emozionante sessione di autografi.

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