Ecco Max Gazzè emozioni ed energia
Venerdì a Riola e ieri a Ploaghe il live del cantautore Rock intelligente dove i testi non sono mai banali
RIOLA SARDO. Dalla sperimentazione degli esordi all’innovazione dell’ultimo lavoro. Un grande spettacolo a tutti gli effetti. Finalmente il “Maximilian Tour” di Max Gazzè è approdato anche Sardegna. Venerdì sera nell’antica cava nella Terra dei Giganti e ieri a Ploaghe.
Un concerto, quello di due giorni fa allestito da Sardegna Concerti, in bilico tra le emozioni e l’energia con una sequenza di brani azzeccata che sa mettere in buona mostra il cuore ma anche i muscoli. Tra momenti intimi e raccolti ad altri più intensi. Il rock intelligente di Max Gazze in cui anche i luoghi comuni, trattati con ironia, diventano speciali.
Le canzoni di Gazzè non sono mai quello che sembrano. Bisogna saper leggere tra le righe e ad ogni ascolto la percezione del significato delle liriche appare sempre più evidente e mutevole. Mai cadere nella banalità di considerare “canzonette” le sue composizioni, neanche quelle in cui la musica è di facile presa e, naturalmente, diventa un tormentone perché le parole sono sempre impregnate di significato intrinseco.
Più di due ore di concerto accompagnato da una band eccezionale composta da Giorgio Baldi alle chitarre, Clemente Ferrari alle tastiere e alla fisarmonica, Cristiano Micalizzi alla batteria, e Max “Dedo” De Domenico al trombone. Sono bastati due brani per riuscire a prendere confidenza con il pubblico sottostante, una cosa insolita considerata la capacità del cantautore romano di riuscire a trascinare anche l’audience più difficile. L’affetto dimostrato dalle oltre duemila persone presenti ha presto risolto l’inghippo. «E’ stata solo una questione di distanza fisica – spiega Gazzè – quel palco è troppo alto e la prima fila era lontana. Preferisco non avere barriere di separazione tra la platea ed il palco. Io spero che al più presto venga ripristinato l’Anfiteatro romano di Cagliari, quel posto è meraviglioso e non posso capire come una location del genere non venga utilizzata per la musica, del resto l’esperienza e i risultati dell’Arena di Verona o di altri grandi anfiteatri sparsi per l’Italia dovrebbe insegnare qualcosa. Se l’intenzione è quella di restituircelo, mi auguro che la situazione si sblocchi al più presto». Sempre su alti livelli nei momenti elettrici così come in quelli acustici, raccolti in un semicerchio al bordo del palco anticipato da “Edera”, probabilmente il frangente più emozionante dell’intera performance.
Centoventi minuti volati via fin troppo velocemente in cui le ultime due hit “La vita com’è” e “Ti sembra normale” ed altre dell’ultimo disco licenziato lo scorso anno si sono alternate con alcuni dei vecchi successi in aggiunta al alcuni, un po’ snobbati negli ultimi tour come ad esempio “Raduni ovali” e “Il bagliore dato a questo sole”. “Mentre dormi”, “A cuore scalzo”, “Cara Valentina” e “Una musica può fare” in chiusura mentre i fan abbandonavano l’arena, portando a casa un grande sorriso e l’anima un po’ più ricca. (a.m.)
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