La Nuova Sardegna

Carlo Cracco: «La mie perle di Sardegna? Bottarga, seadas e Gigi Riva»

di Mario Frongia
Lo chef Carlo Cracco
Lo chef Carlo Cracco

Pula, lo chef al Forte Village per una gara di cucina internazionale E tra una pietanza e l’altra un torneo di tennis con Fiorello e Ilie Nastase

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PULA. «L'aragosta non è indispensabile, mi dà gioia anche un pomodoro di campo ben maturo, con un filo del vostro olio extravergine. E i gol di Gigi Riva. Meno quelli segnati al Milan». Un ko all'icona di personaggio snob, borioso, abituato a vincere facile. Dietro i cliché televisivi, c'è un Carlo Cracco diretto e genuino. Chef multimediale, 47 anni, milanista ossessivo, capace di stregare un popolo dorato quale è quello del Forte Village. Al resort, Cracco segue il ristorante Hell's Kitchen, il primo in Europa. Ma non solo. Per quattro sere spadella su temi che di banale e già visto hanno solo il titolo: «L'uovo, la pasta, il riso e il pesce. L'idea? Trasmettere lo spirito e il gusto di quel che faccio a Milano». Cooking class e una sorta di “mundialito” per chef Michelin messo su dal Forte: 25 supercuochi che sino a settembre sfidano le frontiere del mangiar bene. Coinvolto in un torneo-esibizione con una leggenda del tennis come Ilie Nastese, in coppia prima con Fiorello poi con l'ex Davisman svedese, Magnus Larsson, quindi con l'azzurro Mezzadri («Il tennis? Se lo gioca Federer è magia. Io e Fiorello? Ha un'altra domanda?»), Cracco si schermisce a bordo campo con una nobildonna svizzera che gli chiede del «Tuorlo d'uovo marinato con fonduta leggera di parmigiano». Un must, materia d'esame nelle scuole d'alta cucina di mezzo mondo. «La mia ricetta migliore? Devo ancora farla».

Partiamo dal suo flirt con la Sardegna?

«Terra d'incanto. Qui al Forte si sta da Dio, sono davvero bravi: 25 cuochi mondiali che cucinano per un pubblico che chiede sapori e abbinamenti nuovi. Un viaggio a ritroso: mangi bene, vario e con qualità. Occasioni uniche in un contesto ambientale che ammalia».

Cosa ruba all'isola del mirto e dello zafferano?

»La burrida, salsa e base suprema, la bottarga, le seadas, la malvasia. Porto via fertili contaminazioni, con le vostre materie prime ci si può sbizzarrire».

Lei e Scarello da una parte, i tedeschi Schuhbeck e Jurgens dall'altra: ai fornelli Italia-Germania finisce 4-3?

«Sì, teniamo bene il campo. E il Milan batte il Bayern. Qui al “Belvedere”, il vostro Antonello Arrus è un gigante: sontuosi i raviolini con cipolla di Tropea e pecorino».

Tra i primi 50 al mondo per Repubblica, 18,5 su 20 per l'Espresso, Tre forchette per il Gambero rosso, star del mangiare raffinato con le foto sui furgoni delle patatine fritte. Come si concilia?

«Sono contento di essere diventato Carlo Cracco e basta. Era il mio sogno. Per il resto, significa raggiungere milioni di persone, come in tv. È una cosa simpatica».

A proposito di tv: Ha lavorato con Ducasse e Marchesi per poi sposare Hell's Kitchens. Le nozze funzionano? «Sì. Dal 25 settembre su Sky si riparte. Hell's Kitchen, come conferma il ristorante aperto qui nel 2015, è fucina di responsabilità ed esperienze. Rispondi a palati esigenti, la competizione fa parte del nostro mestiere».

A proposito di competizione, lei e Gordon Ramsey vi sfidate anche al Forte. Chi la spunta?

«Gordon è un fuoriclasse, star a livello mondiale».

Ramsey a Londra propone un menù degustazione da 70 sterline. Lei a Milano come risponde?

«Da me si spendono 180 euro, vini esclusi. Ma è un'esperienza per festeggiare e provare. Ripeto spesso che l'alta cucina non è snobismo o lusso ma la punta di un sistema generale che deve elevare la qualità».

Si sa che non resiste: parliamo di calcio. Cosa dice dei cinesi padroni del suo "Diavolo"?

«Vero, il tifo è una malattia. Sui cinesi è presto per capire. Il trentennio di Berlusconi ci lascia tante coppe e belle cose. Poteva finire meglio, c'è stato un arrancare, come quando non sai cosa fare e cerchi di difenderti».

Anche i cugini nerazzurri non ridono.

«Guardiamo in casa nostra, c'è da fare. Appena torniamo competitivi e vinciamo lo scudetto, ne riparliamo. Comunque, sempre meglio noi un punto sopra».

Intanto, la Juve vi saluta. Lo scudetto è solo roba loro?

«Magari spuntano Roma e Napoli. Puntano alla Champions League, potevano vincerla anche quest'anno ma è andata male».

Cracco, non è che ha gufato?

«Mai. Le italiane all'estero sono la nostra bandiera».

Oltre Federer, quali sono i suoi miti?

«Gigi Riva: solido, eroico. E Rivera: “10” intramontabile. Poi, Agassi e Ibrahimovic, campione evoluto».

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