La Nuova Sardegna

Tutti pazzi per i tatuaggi, a Cagliari al via la "Tattoo convention"

di Stefano Ambu
Tutti pazzi per i tatuaggi, a Cagliari al via la "Tattoo convention"

Il sogno proibito di Hanky Panky, tatuatore delle star: «Andrei a piedi fino a Roma per poter tatuare il Papa». Duemila visitatori nella prima giornata e prezzi da 50 fino a 10mila euro

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CAGLIARI. La Sardegna sulla pelle. Anche fuori di metafora. Mamuthones, quattro mori o pugnali nuragici fa lo stesso, l'importante è far vedere con un disegno sul braccio o sulla schiena che le radici sono nell'isola. Quello etnico è uno dei tatuaggi più richiesti. Lo dice Jaco Pisciotta dal suo stand della Tattoo convention, tre giorni cominciata venerdì a Quartu. E Jaco è uno che gira le fiere di tutta Italia: «Penso che sia molto bello- spiega- mostrare anche attraverso il tatuaggio l'amore e l'orgoglio per la propria terra. Non accade dappertutto. Succede soprattutto al sud e nell'estremo nord, ad esempio a Bolzano».

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Pisciotta disegna con la tecnica del water colour, una sorta di dipinto che ricorda l'acquerello. Tendenze. Una delle tante nell'universo del tatuaggio. Prima c'era l'ancora di Braccio di Ferro. Ora c'è di tutto, dall'ipnotico mandala al realistico quasi fotografico. Ad aiutare l'esplosione e lo sdoganamento del tatuaggio verso la normalità anche la musica. E la Tattoo convention sta ospitando uno che forse è il protagonista di questo passaggio: Hanky Panky, nome d'arte di Henk Schiffmacher, olandese. Ha disegnato la pelle di Lemmy dei Motorhead, per fare un esempio. «Il tatuaggio di Ace of spades (ndr il pezzo forse più noto della band) - racconta divertito - glielo ho disegnato io». Il primo di una lunga serie: «Poi sono venuti i Red Hot Chili Peppes - dice sorridendo - erano dei ragazzi: mangiavamo insieme, dormivano a casa mia. Da lì poi, attraverso il batterista, si sono avvicinati i Pearl Jam».

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E poi tutto il grunge, Kurt Cobain dei Nirvana compreso. Con parentesi nella moda legata al rock, Kate Moss. Sino a Lady Gaga. Divo dei tatuaggi. Ma decisamente antidivo: lo fa per piacere, per amicizia, per arte. Un'etica del tatuatore? «Non disegnerei mai svastiche o roba del genere». Sogno proibito e irrealizzabile? «Per tatuare il Papa - dice tra il serio e il faceto - partirei adesso anche a piedi». Con tutto il rispetto possibile. Il soggetto? «Religioso, naturalmente. Ma non sarebbe niente di scandaloso: molti personaggi nella storia della Chiesa avevano dei simboli o dei tatuaggi disegnati sulla pelle». Tatuaggio come cultura: «Guardi - invita a riflettere - che molti simboli di etnie o civiltà sono riemersi proprio grazie ai tatuaggi. Anche da voi: guardi quel tatuaggio (e indica un coltello nuragico sulla spalla di un ragazzo), quello è sardo».

Disegno sulla pelle come segno di spiritualità. Può essere, anzi spesso lo è. Ne è convinta Milly Macis, prima tatuatrice a Cagliari vent’anni fa: «Da allora è cambiato tutto- racconta- dalle tecniche ai materiali. Ma soprattutto nella consapevolezza. Non si fa più il tatuaggio per moda, ma dietro c'è spesso una convinzione profonda. Mi piace che sia così: prima di iniziare parlo molto con chi vuole il tatuaggio, voglio capire se è davvero convinto. Per questo non faccio tatuaggi a minorenni nemmeno con il consenso dei genitori». Tanta gente alla Tatto Convention, duemila persone solo il primo giorno. La scelta è ampia: ci sono oltre 150 tra tatutatori e piercers. La spesa: si parte dai 50 euro ma si può arrivare anche a 10mila euro se un appassionato vuole farsi tatuare tutta la schiena. Poi i prezzi variano: dipende dal nome dell'artista o dalla complessità del lavoro. C'è anche il piercing. Alessandro Daga non ha un secondo libero: «Il piercing va ancora - racconta - soprattutto nella fascia di età tra i 16 e i 24 anni. Anche i più grandicelli, circa cinquanta anni, lo usano il piercing». Non tramontano capezzoli e genitali.

Una grande festa che continua anche oggi. In programma il Tattoo contest che premierà i lavori più belli nelle categorie show, color, black and grey, tribal, traditional and japan. Sì, naturalmente ci sono anche gli immancabili Pokemon. Che alla convention si catturano sulla pelle. Nona edizione vicina al traguardo. Per la decima si pensa già in grande: «Abbiamo in testa tanti progetti - anticipa Martina Manca, event manager - diciamo che questo è un bel test: ci saranno delle belle sorprese».

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