Il “Fertility Day” farebbe impallidire Campanella
MASSIMO ONOFRI. Nella Città del Sole (1602) di Tommaso Campanella, frate domenicano, una specie di Repubblica di Platone aperta, per dirla col lessico di oggi, a questioni di bioetica, non esiste...
MASSIMO ONOFRI. Nella Città del Sole (1602) di Tommaso Campanella, frate domenicano, una specie di Repubblica di Platone aperta, per dirla col lessico di oggi, a questioni di bioetica, non esiste proprietà privata, tutti mangiano alla stessa mensa e vestono allo stesso modo: di bianco di giorno, di rosso durante la notte.
Nell'isola di Taprobana, dov'è l'utopica città, governata nel rigoroso rispetto della virtù dagli offiziali, tutto è radioso e razionale. Anche le nascite sono affidate a sofisticati metodi di selezione, attraverso il controllo, diciamo così, statale degli accoppiamenti, in modo da garantire la copula dei maschi e delle femmine migliori.
Il grande Campanella non poteva immaginare quali inferni sarebbero stati generati, su principi non troppo diversi da questi, autorizzati dai totalitarismi del Novecento. Lo ammetto: è stata proprio la ridicola e concentrazionaria idea di proclamare un Fertility Day, che mi ha fatto pensare a quel libro di Campanella. Lo Stato che ingerisce nella vita di coppia e si preoccupa di sperma e ovuli.
Non so pensare ad altra risposta da quella data, su Radiotre, da una spiritosissima signora, che ha chiamato in diretta, per dire la sua al ministro Lorenzin: «Non ho trovato un uomo per poter scambiare due chiacchiere, figuriamoci per farci un figlio».
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