Il Leone filippino Lav Diaz in festa «Al mio popolo»
Un trionfo al Lido per “The woman who left” Coppe Volpi a Emma Stone e Oscar Martinez
VENEZIA. Il Leone d’Oro per la 73ª Mostra Internazionale d’Arte cinematografica vola nelle Filippine e sfugge a film che sembravano averlo già in tasca, come Jackie o La La Land. Il regista Lav Diaz, con le quasi quattro ore di The Woman Who Left si è aggiudicato il massimo riconoscimento del festival, nella sua personale commozione e in quella dei suoi attori seduti a metà platea. «Dedico questo premio al mio Paese» dice il regista. Leone d’Argento Gran Premio della Giuria a Tom Ford per il thriller psicologico Nocturnal Animals. Ringrazia in italiano la giuria, presieduta da San Mendes.
Si sdoppia per due film diversissimi tra loro, sollevando qualche mugugno in sala, il Leone d’Argento Premio per la migliore regia che finisce ex aequo nelle mani del messicano Amat Escalante, regista di La regiòn salvaje e in quelle del russo Andrei Konchalovsky, autore di Paradise che in molti avrebbero desiderato sul gradino più alto del podio e che dedica il premio alla memoria dei «grandi figli della Russia che hanno sacrificato la vita per salvare i bambini ebrei».
Poche sorprese per le Coppe Volpi. Quella per la miglior interpretazione femminile va a Emme Stone, attrice, ballerina e cantante in La La Land e già tornata oltreoceano che ringrazia via video. Dice la Stone da quello che sembra il salotto di casa: «Non c’era festival migliore di quello di Venezia per presentare questo film».
È l'argentino Oscar Martìnez, protagonista di El Ciudadano Ilustre di Mariano Cohn e Gastòn Duprat, applauditissimo in sala, a portarsi a casa la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile. «Un premio di valore incommensurabile» ringrazia l’attore. Si deve accontentare del Premio per la migliore sceneggiatura il lanciatissimo Jackie di Pablo Larraìn, che molti avrebbero voluto ben più in alto, sia per la regia che per l’interpretazione della magnifica Natalie Portman già in odore di Oscar. Delusione palpabile del pubblico per il Premio Speciale della Giuria, assegnato a The Bad Batch, storia di un amore cannibale firmato da Ana Lily Amirpour che dimentica dov’è e salta sul palco in shorts e biker. «Se i miei genitori fossero vivi, anche loro avrebbero amato questo cavolo (shit, in inglese) di evento». Trasuda gioia e gratitudine la giovanissima Paula Beer, 21 anni, tedesca, premiata con la Coppa Mastroianni per la sua prova in Frantz di Francois Ozon.
Già il lungo red carpet della serata conclusiva del festival era stato disseminato di indizi su chi avrebbe vinto e chi sarebbe rimasto a casa. Mille gli invitati arrivati in ordine sparso e preceduti dalla madrina Sonia Bergamasco (in Armani lungo e grigio, gonna a scaglie e bustino a fiori), dal presidente della Biennale Paolo Baratta e dal direttore del festival, Alberto Barbera. Sfilano le Giurie al completo, Mastroianni in nero dalla testa ai piedi, quella di Orizzonti con Robert Guédiguian e quella del Premio Venezia Opera Prima capitanata da Kim Rossi Stuart al fianco della fidanzata Ilaria Spada. Poi, mentre il red carpet attende i cavalli (veri) di The Magnificent Seven con Denzel Washington e Chriss Patt, tutti in riva al mare all’Excelsior per il cocktail di congedo in clima soft: niente musica, dress code sobrio.
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