Le anime erranti dell’isola di Lesbos
Il fotografo Alessandro Penso presenta la sua mostra inaugurata a Palau
PALAU. E' stata inaugurata nei giorni scorsi la mostra fotografica Lesbos di Alessandro Penso. Il lavoro del fotografo romano, presente alla serata inaugurale, racconta i recenti accadimenti legati al dramma della migrazione di massa, che hanno coinvolto la Grecia e le sue isole, in particolare le più vicine alla costa turca. Come Lesbos, isola dell'Egeo nordorientale, situata ad appena otto miglia nautiche dalle coste della penisola anatolica dove, secondo i dati della commissione per i rifugiati delle Nazioni Unite, durante il 2015 sono sbarcate oltre 500.000 persone.
«Su un'isola che - ha raccontato Penso al pubblico presente -ha una popolazione di poco più di 90.000 abitanti e molto poco da offrire ai migranti che arrivano sul suo territorio. Gran parte dei profughi sbarcano sulla costa settentrionale dell'isola, la più vicina alla Turchia. Arrivano sull'isola al termine di un viaggio lungo, faticoso e pericoloso. In fuga dalla guerra e dall’Isis. C'è chi perde la vita durante la traversata finale. Tantissimi arrivano esausti, infreddoliti, bagnati». Dopo aver finalmente raggiunto le sponde europee, donne, anziani e bambini, devono mettersi in cammino verso la capitale, Mitilene, dove si trovano i campi profughi e il centro di identificazione e registrazione. «Campi dove si vive come bestie, campi dove si può morire per ipotermia. Vedere tutto questo per me è stato terribile». Nei campi comincia la lunga attesa per la registrazione, che permetterà poi al profugo di muoversi legalmente sul territorio greco ed europeo e proseguire il viaggio verso la destinazione finale.
Oltre ad aver documentato quanto successo a Lesbos Penso, da anni, si è dedicato, con attenzione, a testimoniare il fenomeno migratorio verso l'Europa. Nel 2015 il suo lavoro sul tema è stato scelto dalla rivista Time Magazine come progetto fotografico dell'anno. Nel 2014, con una fotografia scattata a Sofia, in Bulgaria, ha vinto nella categoria General News il primo premio per una foto singola. Nel 2012, a Corinto, Penso è stato testimone di un brutale attacco razzista. Ha documentato fotograficamente il fatto: un giovane marocchino, Mostafà, fu deliberatamente investito da un'auto in corsa. Il fotografo si attivò per denunciare quanto accaduto ma trovò scarsissima collaborazione da parte della polizia greca. Tutto questo lo ha ulteriormente motivato a proseguire il suo lavoro sul tema della migrazione. «Il mio scopo è aiutare le persone che migrano a far capire cosa sta succedendo, sento il dovere di restituire qualcosa alle persone che fotografo, di dar loro dignità».
La mostra Lesbos fa parte del programma del festival Isole che Parlano. E' organizzata dall'Associazione Sarditudine in collaborazione con l'Associazione Ogros. Potrà essere visitata, sino al 30 di settembre, al Centro di Documentazione del Territorio di Palau: tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 20.
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